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giovedì 20 giugno 2013

Piemonte

Mirafiori chiave per l’economia italiana, ma non ne parla più nessuno… Tocca a Cassino e Melfi?


Il 15 gennaio i lavoratori di Mirafiori hanno votato. Urgenza e importanza del momento sono stati sottolineati in ogni modo possibile. La pressione sui lavoratori – tutti, qualunque cosa abbiano votato – è stata enorme.

Sono passati 10 giorni. Ne avete sentito più niente? Notizie dell’investimento? A parte accuse e ripicche reciproche, dai sindacati sono arrivati stimoli e richieste all’azienda? Al Governo?

Eppure sembrava urgentissimo, questione di vita o di morte per il Paese… Invece sembra tutto fermo. Ovviamente non è così. L’azienda, certamente, sta lavorando alla preparazione del Piano industriale, dell’investimento. Oppure sta preparando altri passi: a Cassino, a Melfi… Non è indifferente, dovrebbe interessare innanzi tutto il Governo: sapere cosa fa o farà la più grande azienda manufatturiera del tuo Paese dovrebbe in qualche modo interessarli. Anche perchè si parla di svariate miliardi di investimenti e un ministro, un sottosegratario, qualcuno dovrebbe prepararsi a trattare, offrire, chiedere… Invece… Vabbè, lasciamo perdere. Diciamo semplicemente che sarebbe nel loro interesse mosttarsi attivi su qualcosa di più concreto per il Paese.

Ingenuamente, pensiamo che quando si firma un accordo che prevede un investimento consistente, si vota dopo tre settimane e il risultato è quello atteso, sia ovvio che qualche ora dopo succeda qualcosa, si entri nel dettaglio dell’accordo e si parli dell’investimento, si veda qualcosa. Invece no.

Ma noi vogliamo continuare a parlare della questione, perchè continuiamo a credere sia davvero importante per l’Italia e non solo per Torino e il Piemonte.

Per questo, riportiamo il documento diffuso dalla Fiom in vista della manifestazione del 28 gennaio. E la risposta di Fim-Cisl e Uilm. In attesa di interventi, sollecitazioni e richieste dei sindacati all’azienda, invece che di insulti all’interno della stesa parte (anche se con posizioni diverse, sarebbero dalla stessa parte…).

E in attesa di parlare dell’investimento complessivo e della strategia futura: perchè se le macchine italiane si vendono pochino, se i concorrenti producono già veicoli elettrici, se Torino e il Piemonte sono sempre stati ritenuti territori naturalmente vocati all’innovazone, riteniamo curioso non insistere su questa direzione. Per evitare – come è già accaduto – di vedere tecnologia svenduta ad altri e poi riacquistata dalla stessa azienda italiana.


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14 febbraio 2011 - Autore: Franco Borgogno

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