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Ultimo aggionamento: 11-12-2016 - 08:24 | Oggi: autopsia Damanhur spaccio sciopero presidio gtt

Il pericolo corre sul filo, o meglio sul social network. Facebook, il più importante e noto social network è, a volte, sede di illeciti tecnologici o di intromissioni nella privacy altrui. Stavolta, ad essere chiamato in causa è Giorgio Galvagno, sindaco di Asti. Allertato da alcune persone, Galvagno si è reso conto dell’esistenza del suo profilo personale, con tanto di foto, dati privati e informazioni varie, su Facebook, attraverso il quale lui, o meglio chi per lui, interagisce con gli altri utenti, oltre 900 amici, ovvero contatti iscritti alla sua pagina-profilo. “Ho saputo del profilo a mio nome da alcuni conoscenti - commenta il sindaco - e sono andato a verificare, ben sapendo di non aver mai attivato nulla del genere. Pur non avendo constatato la presenza di informazioni scorrette o che possano in qualche modo nuocere alla mia persona sono stato, ovviamente costretto a presentare un esposto contro ignoti chiedendo espressamente che si risalga agli autori dell’operazione e che i medesimi vengano diffidati dal proseguire nell’attività di gestione del mio profilo su Facebook”.

Il pericolo corre sul filo, o meglio sul social network. Facebook, il più importante e noto social network è, a volte, sede di illeciti tecnologici o di intromissioni nella privacy altrui. Stavolta, ad essere chiamato in causa è Giorgio Galvagno, sindaco di Asti. Allertato da alcune persone, Galvagno si è reso conto dell’esistenza del suo profilo personale, con tanto di foto, dati privati e informazioni varie, su Facebook, attraverso il quale lui, o meglio chi per lui, interagisce con gli altri utenti, oltre 900 amici, ovvero contatti iscritti alla sua pagina-profilo.

“Ho saputo del profilo a mio nome da alcuni conoscenti – commenta il sindaco – e sono andato a verificare, ben sapendo di non aver mai attivato nulla del genere. Pur non avendo constatato la presenza di informazioni scorrette o che possano in qualche modo nuocere alla mia persona sono stato, ovviamente costretto a presentare un esposto contro ignoti chiedendo espressamente che si risalga agli autori dell’operazione e che i medesimi vengano diffidati dal proseguire nell’attività di gestione del mio profilo su Facebook”.

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