Sanità, per Cota servono “riforme strutturali”. L’opposizione: “Nessun piano, solo tagli”
Via libera dall’aula di Palazzo Lascaris alla mozione presentata dalla maggioranza di centrodestra sull’attuazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, che impegna l’esecutivo a proseguire nei lavori del tavolo regionale definendo i costi standard, riordinando le prestazioni domiciliari e individuando nuovi strumenti per ridurre le disparità di accesso alle prestazioni domiciliari e residenziali. Misure inutili per l’opposizione di centrosinistra: “Il presidente Cota accusa le amministrazioni passate di aver assunto troppo personale in sanità? Dovrebbe dirlo al suo collega di coalizione Enzo Ghigo, che durante i suoi dieci anni di governo ha incrementato pesantemente le assunzioni”, ha sottolineato Nino Boeti (Pd). “I primari, ad esempio, sono aumentati del 116%, come dicono i dati forniti dall’attuale assessorato. Cota parla di riforma epocale, ma non l’abbiamo ancora vista, aspettiamo ancora il nuovo piano”.
LE PAROLE DI COTA. “‘Il problema delle liste attesa nelle rsa non nasce oggi ed esiste da molti anni, per cui deve essere affrontato in maniera strutturale. Innanzitutto, da parte della giunta non vi è stato alcun taglio delle risorse a disposizione, anzi un aumento. Il problema però esiste e si affronta con riforme strutturali. Anche la sanità di territorio è importante e se le strutture poliambulatoriali funzionassero si deflazionerebbero (ha detto proprio così, ndr) i ricoveri impropri degli ospedali”.
LE CRITICHE A SINISTRA. Anche per il capogruppo della Federazione della sinistra, Eleonora Artesio, qualcosa non torna nei conti dell’esecutivo targato Lega: “Nella precedente programmazione 2007-2010 – secondo i dati del tavolo nazionale Lea – il Piemonte è cresciuto nel numero di ricoveri in rsa, nel numero di posti letto e nei servizi di assistenza domiciliare: fino al 2010 siamo stati in linea con gli indicatori ministeriali che prevedono almeno il 2% della popolazione ultrasessantacinquenne trattata in strutture residenziali, e almeno il 4% della popolazione ultrasettantacinquenne. Anche sotto il profilo dell’offerta dei posti letto convenzionati, il Piemonte era conforme al requisito nazionale che richiede almeno 10 posti letto ogni 1.000 anziani ultrasessantacinquenni”.
“Nel 2011 – segnala invece l’Associazione Nazionale Strutture Terza Età Piemonte – c’è stata una inversione di tendenza: gli inserimenti degli anziani non autosufficienti in posto letto convenzionato risultano diminuiti del 6% rispetto al primo semestre del 2010. Sulla base di questi dati ciò che davvero non si può sostenere è che la passata amministrazione non avesse avviato un trend, trasferendo quote di spesa da quella ospedaliera a quella territoriale. Se, come ci ha ricordato Cota, non ci sono stati tagli, come mai l’offerta è diminuita? I fondi indirizzati agli interventi per la non autosufficienza non vengono forse più spesi a questo fine?”.
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