Fiat, sei giorni di cassa integrazione alla Powertrain di Mirafiori
Cassa integrazione per sei giorni alla Fiat Powertrain di Mirafiori, a partire da lunedì 24 ottobre. Una decisione del Lingotto che sorprende, visto che si tratta di una realtà produttiva che finora era stata poco colpita (a differenza delle Carrozzerie). La Fiat ha comunicato che lo stabilimento, con i suoi 1.300 addetti, si fermerà fino al 31 ottobre; per venerdì e lunedì sono previste due giornate di mancata produzione utilizzando i permessi retribuiti. Il provvedimento è stato motivato dall’azienda con il calo di produzione nello stabilimento di Tichy, in Polonia, dove tra le altre cose non sono stati confermati 435 lavoratori interinali.
Secondo Federico Bellono, segretario torinese della Fiom-Cgil, la vicenda “dimostra che la crisi non riguarda solo le carrozzerie di Mirafiori, ma che tutti i settori sono fortemente a rischio anche laddove si lavora per i modelli che vengono costruiti in altri stabilimenti”. Il sindacalista ha sottolineato che questo nuovo ricorso alla cassa integrazione “conferma la necessità di un confronto che deve riguarda l’insieme delle attività della Fiat nel nostro paese” soprattutto alla luce della crisi finanziaria che “non è finita, ma sta facendo sentire i suoi effetti ulteriormente depressivi in tutti i settori, compreso il mercato dell’auto, e non solo in Italia”. “Il fatto che Marchionne abbia la testa sempre più rivolta in America – ha concluso Bellono – rappresenta un problema per l’Italia e più in generale sottrae risorse e investimenti per la permanenza della Fiat sul mercato europeo”.
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Quotidiano Piemontese
Mi pare che la verità sia che il calo di vendite è strutturale: la Fiat non vende perché, banalmente, non ha niente da vendere.
Se si confronta la gamma FIAT con la gamma di un qualsiasi suo concorrente (Renault, Opel, Ford, Volkswagen…) ci si rende conto dei buchi enormi che ci sono nei settori e nelle nicchie più importanti in Europa (segnatamente il segmento C).