Finpiemonte, la Procura chiude le indagini sui “furbetti” del finanziamento pubblico
Gonfiavano le fatture per siti e partecipazioni a fiere ricevendo dall’ente regionale finanziamenti a fondo perduto anche dieci volte superiori al portale realizzato. Martedì la Procura di Torino ha chiuso le indagini per 100 persone. Sono 200 gli episodi su cui la magistratura aveva aperto un fascicolo con 130 persone indagate per truffa aggravata. Gli episodi sono avvenuti a partire dal 2003 ai danni di Finpiemonte, finanziaria della Regione Piemonte che erogava i contributi.
Un meccanismo che ha permesso ai “furbetti” del finanziamento pubblico di avere contributi a fondo perduto con un danno stimato per le casse pubbliche che si aggira sui 2 milioni di euro. Diversi i filoni seguiti dai magistrati, partiti da un episodio del 2003. Soldi “facili” e senza troppi controlli che hanno fatto gola a ristoratori, elettricisti, carrozzieri, albergatori e gioiellieri che si sono fatti dare anche 50mila euro per realizzare siti internet del valore di 3mila. Tra loro anche un vigile che ha chiesto un finanziamento di 21mila euro per realizzare il sito della sua discoteca (costato in realtà 3mila euro) e un sacerdote oltre a diverse grosse aziende.
Al centro dell’inchiesta la figura di Fabrizio Milanesio, consulente 42enne di Torino coinvolto in tutti i casi, che faceva da capofila raccogliendo le domande di chi voleva chiedere il finanziamento e ne seguiva la pratica. Per ora sono stati restituiti alle casse regionali quasi 400mila euro. L’obiettivo è recuperare la maggior parte dei soldi pubblici andati persi. Tra i filoni di indagine anche uno sui finanziamenti dati per consulenze aziendali che sarebbero state “gonfiate”.
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