Torino: raid contro campo rom per uno stupro che poi si è dimostrato inventato
Una sedicenne di Torino aveva denunciato ai carabinieri di essere stata violentata nel tardo pomeriggio di mercoledì mentre rientrava a casa. La giovane aveva raccontato di essere stata avvicinata da due uomini, probabilmente stranieri, che l’avevano costretta a entrare in un portone dove poi l’avevano stuprata. A soccorrerla era stato il fratello che era accorso attirato dalle grida della ragazza. Era partita immediatamente la solidarietà del quartiere. Era stata organizzata una fiaccolata in cui però ci sono stati momenti di tensione che sono degenerati quando dei violenti sono partiti in direzione del campo rom della Continassa, vicino al quartiere delle Vallette, e hanno dato fuoco a delle baracche del campo ritenendo gli abitanti responsabili della violenza alla ragazza. In un primo momento avevano anche tentato di impedire ai vigili del fuoco l’accesso all’area per spegnere il fuoco. Poi la situazione è tornata alla calma. Due persone sono state fermate e i carabinieri stanno valutando se e quali provvedimenti assumere nei loro confronti.
Nel frattempo però la ragazza stava confessando davanti ai carabinieri che in realtà non c’era stata nessuna violenza sessuale: “Mi sono inventata ogni cosa» cede lei alla fine. «Era la mia prima volta, è arrivato mio fratello, mi sono vergognata e ho inventato la storia”.
Si indaga negli ambienti degli ultras bianconeri per l’incendio appiccato alle baracche alla periferia di Torino durante il corteo di protesta per il presunto stupro di una sedicenne, poi rivelatosi inventato. L’assalto e’ stato preceduto da un volantino con il messaggio ‘Adesso basta ripuliamo la Continassa’. Due persone sono state arrestate dai carabinieri.
L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, commentando l’attacco al campo ha dichiarato: “Mi sento umiliato e ferito di fronte al grave episodio di intolleranza violenta e razzista. Mi sento umiliato e ferito, sia come cristiano, membro di una comunità che vanta nella sua storia la testimonianza dei santi sociali, sia come cittadino di una città dove migliaia e migliaia di persone operano ogni giorno con grande generosità e gratuità verso poveri, immigrati e gli stessi rom”.
La violenza descritta in rete
Tono imperativo e bastoni in mano. «Donne e bambini fuori di qui, subito» hanno ordinato. Erano una quarantina, forse cinquanta, qualcuno giura che fossero molti di più. Tutta gente del quartiere e fra loro tanti ultrà della Juventus. Le Vallette di Torino, ieri sera alle sette e mezzo. Fra i palazzi- dormitorio lontani dal centro va in scena prima la solidarietà poi la spedizione punitiva. È caccia al rom, quale che sia. Perché si dice che sia stato un rom a violentare, due giorni fa, una ragazzina di 16 anni della zona. Così 500-600 persone si ritrovano a metà pomeriggio per le vie delle Vallette a sfilare e a far sentire alla vittima tutta la loro vicinanza. Ma quando il corteo si chiude restano per strada solo quei ragazzi inferociti a caccia, appunto, di un rom qualunque per vendicare la ragazzina stuprata. Che però in quegli stessi minuti sta ritrattando tutto davanti ai carabinieri che la incalzano sui dettagli non credibili della sua prima versione: «Mi sono inventata ogni cosa» cede lei alla fine. «Era la mia prima volta, è arrivato mio fratello, mi sono vergognata e ho inventato la storia». Troppo tardi. Il commando dei «vendicatori» è già all’opera alla cascina Continassa dove vivono un centinaio di nomadi romeni. È una ex casa di caccia del Savoia (oggi appartiene alla Juve che ne ha chiesto lo sgombero) occupata cinque anni fa da famiglie di zingari romeni. Ci sono donne davanti al cancello d’ingresso quando i «vendicatori» arrivano urlando il primo ordine: «Donne e bambini fuori di qui». Ubbidire è obbligatorio. Anche perché un attimo dopo scoppia una prima bomba carta che apre la strada al gruppo. La loro furia sembra incontenibile. Fanno di corsa la viuzza sterrata che porta dove c’è la struttura centrale della cascina, vicino ad alcune baracche. Dall’esterno si sente un nuovo scoppio, poi altri ancora e all’improvviso si vedono le fiamme, sempre più alte, sempre più estese. Tempo un’ora e quasi tutta la Continassa brucia, osservata a distanza da decine di residenti venuti a urlare slogan contro le volanti della polizia o a fermare i mezzi dei vigili del fuoco che al primo tentativo di entrare hanno dovuto retrocedere all’urlo ripetuto di «lasciateli bruciare». Verso le nove di sera sul palco di questo spettacolo senza senso è salito anche il fratello della ragazzina dello stupro. È arrivato insieme ai carabinieri perché si è pensato che forse lui, le sue parole, sarebbero riuscite a placare gli animi dei più facinorosi. Risultato: ha provato a dire qualcosa che nessuno ha ascoltato. La rivolta ormai era cosa fatta. E il solo dettaglio che avrebbe fermato i «giustizieri» della spedizione punitiva era sapere che non c’era più un solo rom nei paraggi. I ragazzi che vivevano nella cascina sono riusciti a scappare dalle uscite laterali mentre il gruppo con i bastoni e le bombe carta avanzava all’interno del cascinale. La rabbia è sbollita quando tutto era ormai avvolto dalle fiamme: era la certezza che almeno per un po’ nella Continassa non si sarebbero visti rom. «Andiamo, l’obbiettivo è raggiunto» ha detto uno dei capi- blitz. Tempo mezz’ora e nel quartiere si è diffusa la nuova voce: la ragazza ha raccontato bugie. I rivoltosi delle Vallette hanno provato a disperdersi come hanno potutoma durante l’assalto c’erano fotografi (minacciati e allontanati) che li hanno immortalati. Alcuni di loro sono facce note ai carabinieri e agli uomini della Digos per la loro militanza tra gli ultrà juventini. Così identificarli è stato un attimo: tre i fermi nella serata e una quindicina di altri nomi sui quali indagare. La ragazzina che ha innescato tutto ciò sarà denunciata per simulazione di reato. Dice di aver avuto un rapporto consenziente in un garage con il fidanzato, un italiano di 23 anni rintracciato e sentito nella notte. Ma secondo gli inquirenti il fratello della sedicenne non racconta bugie quando dice che l’ha trovata per strada con i blu jeans in mano e sanguinante. Perché in quelle condizioni? E poi c’è il dettaglio del ragazzo che lo stesso fratello dice di aver visto fuggire e che non è il fidanzato di lei. Chi allora? Il finale di questa storia sembra ancora da scrivere.
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