“L’industriale”, la crisi a Torino è un noir senza speranza. La fotogallery del film
Esce oggi, in tutta Italia, con ben 85 copie L’industriale, l’ultimo film di Giuliano Montaldo, uno dei senatori del nostro cinema. A Torino lo si potrà vedere all’Ambrosio e al Massimo dove stasera sarà lo stesso regista a introdurre la proiezione affiancato dal sindaco Piero Fassino. Dei tanti film torinesi prodotti nelle ultime stagioni con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte questo è, senza ombra di dubbio il più torinese. A differenza di film come Noi credevamo e Sette opere di misericordia dove la città è sfondo e scenario, qui Torino assume i connotati di protagonista. Il regista Giuliano Montaldo rivela di aver voluto girare un film quasi in bianconero perché “una crisi non si può raccontare a colori”. Il film inizia con uno splendido monologo di un vecchio industriale che spiega come la crisi altro non sia che il rovescio della medaglia dell’ingordigia dell’Occidente, reo di avere favorito con il proprio cieco egoismo l’ascesa delle “tigri” orientali. Ma il giovane Nicola Ranieri, erede di una fabbrica di media grandezza fondata dal padre, non ne vuole sapere di mollare. A costo di andare a fondo: con i suoi operai e impiegati e con sua moglie Laura.
L'industriale di Giuliano Montaldo (foto di Gianfranco Mura e Simone Martinetto)
Quello che inizia come una fotografia dello stato delle cose nell’Italia del 2011 diventa, sequenza dopo sequenza, un noir in cui Torino, come abbiamo detto, gioca la parte di “terza protagonista”. Il lavoro sulla luce compiuto dal direttore della fotografia Arnaldo Catinari è straordinario: un colore metallizzato, gelido, invernale che non fa che accentuare il “grande freddo” che avvolge i due protagonisti. Pierfrancesco Favino opera sul personaggio il solito esemplare lavoro di caratterizzazione. Fateci caso: non c’è film in cui si esprima con lo stesso linguaggio. Non è un caso che nella conferenza stampa successiva alla proiezione di questa mattina Giuliano Montaldo abbia evocato – senza timore di risultare sacrilego – il nome di Gian Maria Volontè: Favino è, attualmente, il miglior attore italiano nell’utilizzare la voce per caratterizzare i personaggi (su Youtube vedasi una sua imperdibile imitazione di Marcello Mastroianni, prego chiudere gli occhi). Abilissimo nel modulare l’inflessione dialettale senza mai eccedere nelle caricature, anche in questo film Favino crea un personaggio sfaccettato capace di lottare con orgoglio per la sopravvivenza della propria azienda ma anche di aggirare le regole quando si tratta di salvare il proprio matrimonio. Carolina Crescentini – che già aveva recitato per Montaldo in I demoni di San Pietroburgo – è attrice da seguire con attenzione e questo film potrebbe segnare un ulteriore e decisivo passo nella sua maturazione. E poi c’è Torino. Con le sue strade deserte, gli acciottolati da bassifondi della Cavallerizza, le ville in collina, il lungo Po, le vie e le piazze del centro, la Mole Antonelliana. Le atmosfere noir che piacevano a Dario Argento con Montaldo raggiungono temperature siderali. Fa molto freddo ne L’industriale e non soltanto perché è inverno. Non c’è neanche un grammo di speranza e la solitudine – come in Hrabal – è troppo rumorosa.
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