Ultimo aggionamento: 02-09-2015 - 21:2 | Oggi: palio di asti amianto suicidio incendio parco passante ferroviario

Paolo Bosusco, il piemontese rapito in India, ha parlato con il walkie-talkie ai giornalisti indiani nelle cui mani era stato rilasciato domenica scorsa Claudio Colangelo, rapito con Bosusco nello Stato dell'Orissa dai gruppi maoisti il 14 marzo scorso. Nell'intervista il piemontese trapiantato in India rassicura i famigliari: "Dite alla mia famiglia che sto benissimo, il mio morale è alto. Non preoccupatevi per me, sopravvivero' per il tempo necessario a risolvere tutto". Poi, Bosusco si sofferma sulle proprie condizioni. "Sebbene la situazione non sia piacevole, queste persone sono molto gentili e mi trattano bene. Dite alla mia famiglia che sto bene, ho il morale alto e non ho problemi. Nessuno mi sta costringendo a dire cose che io non desideri dire. Vorrei essere rilasciato, ma non posso farci niente. Sto aspettando il risultato dei negoziati qualunque cosa ne venga fuori. Sono innocente, rispetto la giungla e la gente che la abita. Spero che ci sia una soluzione pacifica per questo conflitto". A preoccuparlo è il rimpatrio in Italia. "Mi è stata fatta una grande ingiustizia. Prima di tutto perchè non avrebbero dovuto rapirmi, secondo perchè ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni. Non sono qui per disturbare niente e nessuno, sono qui perchè amo la natura e gli abitanti delle tribù possono dirlo per me. Ho dedicato tanti anni della mia vita all'Orissa. Anche adesso, con tutto quello che mi sta succedendo, non mi sento di dire nulla di brutto: questa terra mi ha reso molto felice. Se il governo mi rimpatrierà, mi sarà stata fatta un'ingiustizia due volte". E non dimentica  Colangelo: "ha avuto fiducia in me, pensavo che non avremmo avuto alcun problema nella giungla, sono 21 anni che ci lavoro e non ne ho mai dovuto fronteggiare". L'intervista audio a Bosusco Gli aggiornamenti sul rapimento dal Ministero degli Esteri

Paolo Bosusco, il piemontese rapito in India, ha parlato con il walkie-talkie ai giornalisti indiani nelle cui mani era stato rilasciato domenica scorsa Claudio Colangelo, rapito con Bosusco nello Stato dell’Orissa dai gruppi maoisti il 14 marzo scorso. Nell’intervista il piemontese trapiantato in India rassicura i famigliari: “Dite alla mia famiglia che sto benissimo, il mio morale è alto. Non preoccupatevi per me, sopravvivero’ per il tempo necessario a risolvere tutto”.

Poi, Bosusco si sofferma sulle proprie condizioni. “Sebbene la situazione non sia piacevole, queste persone sono molto gentili e mi trattano bene. Dite alla mia famiglia che sto bene, ho il morale alto e non ho problemi. Nessuno mi sta costringendo a dire cose che io non desideri dire. Vorrei essere rilasciato, ma non posso farci niente. Sto aspettando il risultato dei negoziati qualunque cosa ne venga fuori. Sono innocente, rispetto la giungla e la gente che la abita. Spero che ci sia una soluzione pacifica per questo conflitto”.

A preoccuparlo è il rimpatrio in Italia. “Mi è stata fatta una grande ingiustizia. Prima di tutto perchè non avrebbero dovuto rapirmi, secondo perchè ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni. Non sono qui per disturbare niente e nessuno, sono qui perchè amo la natura e gli abitanti delle tribù possono dirlo per me. Ho dedicato tanti anni della mia vita all’Orissa. Anche adesso, con tutto quello che mi sta succedendo, non mi sento di dire nulla di brutto: questa terra mi ha reso molto felice. Se il governo mi rimpatrierà, mi sarà stata fatta un’ingiustizia due volte”.

E non dimentica  Colangelo: “ha avuto fiducia in me, pensavo che non avremmo avuto alcun problema nella giungla, sono 21 anni che ci lavoro e non ne ho mai dovuto fronteggiare”.

L’intervista audio a Bosusco

Gli aggiornamenti sul rapimento dal Ministero degli Esteri


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