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01 - 11 - 2014

Ambiente, Piemonte, Politica

Annullato il referendum sulla caccia in Piemonte: le reazioni di politica e società


È stato approvato con 28 voti favorevoli, 18 contrari, 1 astenuto e 4 non votanti l’emendamento dell’assessore all’Agricoltura Claudio Sacchetto che abroga la legge 70/96 sulla caccia. Questa la decisione più importante varata dal Consiglio regionale nella giornata del 3 maggio, all’interno della discussione sulla legge finanziaria. L’approvazione dell’emendamento fa decadere il referendum sulla legge in questione, indetto per domenica 3 giugno. L’Aula dovrebbe a breve discutere e approvare l’ordine del giorno, già licenziato dalla III Commissione, che contiene i punti qualificanti di una futura legge sulla caccia.Sintetico il commento del governatore Roberto Cota: “Prendo atto del voto del Consiglio sull’abrogazione della legge 70. Appena approvata la legge finanziaria, si esprimerà la Commissione di garanzia in relazione al referendum e prenderemo atto della sua
valutazione. E’ ovvio che, dal mio punto di vista, saluto positivamente il risparmio di 22 milioni di euro che, in un momento così delicato, potranno essere impiegati a sostegno delle categorie più deboli’.

Secondo Pedrale (pdl): “Abbiamo cercato di conciliare esigenze tra chi è a favore e chi è contrario alla caccia, portando avanti un ordine del giorno che noi riteniamo equilibrato e che offre garanzie politiche. Chi già annuncia ricorsi amministrativi lo fa perché non accetta il confronto ma cerca la battaglia politica. Siamo finalmente arrivati al termine di una vicenda tormentata, che si è trascinata per troppo tempo. La stragrande maggioranza dei piemontesi non riesce a capire perché si dovrebbe procedere con un referendum che quasi certamente non raggiungerà il quorum e che comunque avrà un costo, per la comunità piemontese, di 22 milioni di euro: uno spreco di risorse che, in un momento difficile quale quello attuale, ferisce e colpisce”. il Gruppo consiliare regionale del Pdl ha già chiesto che le risorse risparmiate vengano destinate agli anziani non autosufficienti, ai disabili e ai malati di Alzheimer.

Per Giovanni Negro, Presidente del Gruppo regionale Udc: “Ho sostenuto e votato favorevolmente alla proposta dell’Assessore Sacchetto di abrogare la legge regionale sulla caccia, la n.70 del 1996.
Il mio atteggiamento e quello del gruppo Udc é sempre stato improntato a ricercare un equilibrio tra le ragioni degli uni e degli altri. D’altro canto, ed é bene tenerlo in considerazione, sulla caccia non può essere richiesta l’abrogazione essendo la normativa regionale discendente da quella nazionale ben più permissiva. Si tratta allora di abrogare l’attuale legge in vigore e formularne una nuova che contemperi le istanze di tutela con la pratica venatoria”.

Eleonora Artesio (Fds): “La Giunta e la maggioranza, con un emendamento alla finanziaria abrogativo della legge sulla caccia, hanno deciso di bypassare la volontà popolare che avrebbe dovuto esprimersi attraverso la partecipazione alla consultazione referendaria. In questo modo si sono arrogati con superbia l’esercizio della sovranità popolare e il diritto di rappresentare tutti”, sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo regionale della Federazione della Sinistra. Infatti sulla questione della caccia il Consiglio Regionale non è l’unico depositario di un mandato pubblico: la raccolta delle firme e l’ammissione del referendum hanno riconosciuto l’esistenza di una democrazia diretta che pone questioni puntuali sul tema. Disattendendo questo percorso si è compiuta una profonda violazione dello Statuto della Regione Piemonte e dell’iter democratico che avrebbe portato al Referendum”.

Il Movimento 5 Stelle cita il codice penale: “L’art. 294 del codice penale dice: Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico [..] è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Noi riteniamo che questo sia il reato, perché si parla di reato, da ascrivere ai Consiglieri che hanno votato a favore dell’emendamento Sacchetto che ha abrogato la legge regionale quadro sulla caccia, la 70 del 1996, facendo decadere così il referendum regionale atteso dal 1987. Peccato che la Costituzione ex art. 122 affermi che I Consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni e i Consiglieri non saranno chiamati a risponderne!.

Secondo il Movimento 5 Stelle il Comitato Promotore chiederà che :
1) venga indetto il referendum non appena sarà promulgata la nuova legge sulla caccia, nella certezza che questa non avrà recepito i quesiti, rinviando di nuovo il problema;
2) chiederà il risarcimento civile dei danni per la non indizione del Referendum, a cui da sentenza della Corte d’Appello di Torino del dicembre 2010 si doveva dare seguito per il tramite del Commissario Ad Acta, individuato nella persona dello stesso Presidente Cota;
A loro si potrebbero aggiungere i 4,4 milioni di piemontesi al netto dei 30 mila cacciatori scarsi censiti.


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3 maggio 2012 - Autore: Redazione - @quotidianopiem
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