Economia, Piemonte, Politica, Scienza e Tecnologia
La storia gloriosa del wi-fi pubblico veramente libero della Regione Piemonte
Fabio Malagnino, di Torino Digitale racconta su Che futuro come sia successo che la Regione Piemonte sia la prima regione italiana ad avere una legge regionale sul wi-fi pubblico gratuito e il primo hotspot libero senza autenticazione in piazza Castello a Torino.
A volte le piccole rivoluzioni in questo paese nascono dove meno ce le aspettiamo. Nella storia che sto per raccontare, in particolare, da due sfere della vita pubblica che sicuramente non godono del gradimento dei cittadini negli ultimi anni: la politica e la pubblica amministrazione.
Nel 2011, in Piemonte, si sono messe intorno a un tavolo perchè spinte da una convinzione comune: l’accesso alla rete, a internet, è un diritto che deve essere garantito a tutti, libero e senza limiti. E chi può garantirlo al meglio se non “la casa di tutti”, il bene comune per eccellenza, l’amministrazione pubblica, attraverso il suo strumento più alto: la legge.
Nasce così nella primavera di quell’anno la legge regionale 5/2011 “Interventi a sostegno della realizzazione di servizi di accesso WiFi gratuiti e aperti”, promossa dal vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido (PD) e approvata all’unanimità da tutta l’Assemblea piemontese. Un risultato per certi versi straordinario e inaspettato.
La legge ormai nota come “del WiFi libero” fa alcune cose molto semplici: riconosce appunto l’accesso alla rete come diritto di cittadinanza; obbliga (obbliga!) la Regione ad aprire in ogni sua sede sul territorio piemontese – circa 130 – un hotspot libero e senza autenticazione, superando definitivamente gli ultimi retrogradi retaggi della legge Pisanu; eroga piccoli finanziamenti a comuni sopra 10mila abitanti, a soggetti organizzati ed esercizi commerciali che decidono di fornire accesso alla rete ai cittadini.
Ma questa legge porta in sé un’altra piccola rivoluzione. La sua elaborazione è stata frutto di un vero processo bottom-up che ha coinvolto un gruppo di persone, una rete di “volenterosi” che in Piemonte si occupano a vario titolo di innovazione e che durante le elezioni comunali hanno dato vita al comitato Torino Digitale. Un’associazione di scopo che vuole mettere competenze e relazioni a disposizione dell’amministrazione pubblica per fare di Torino (e allargando lo sguardo anche della Regione) il primo territorio totalmente digitale d’Italia.
Alcuni componenti del comitato (Andrea Casalegno, Juan Carlos De Martin, Sergio Duretti, Eleonora Pantò, Andrea Toso, oltre al sottoscritto) sono stati coinvolti direttamente nella scrittura e nella definizione del testo, grazie alla lungimiranza di una politica che per una volta non ha preteso di essere onnisciente ma di porsi come soggetto facilitatore di processi complessi.
Oggi, anche grazie all’impegno del direttore regionale all’Innovazione, Roberto Moriondo, il primo hotspot libero e senza autenticazione è una realtà. In piazza Castello a Torino, nel centro più centro della città. Noi abbiamo provato a pensare a un futuro diverso. Convinti che sia solo il primo passo.
Seguiteci sui Social Network e con le Newsletter per essere aggiornati
Potete seguirci con
Twitter o su
Facebook. Visitate la nostra pagina Facebook e cliccate su mi piace.
Memorizzate
i nostri feed RSS con le ultime notizie dal sito e dai blog.
Registratevi per scegliere quale newsletter ricevere ogni giorno con le ultime notizie.
17 luglio 2012 - Autore: Redazione



[...] La storia gloriosa del wi-fi pubblico veramente libero della Regione Piemonte 9 [...]
con la religione, anche questo è oppio per il popolo, personalmente vorrei pagare il giusto per ogni servizio (doveri) e avere un posto di lavoro, pagare meno tasse etc (diritti) e non trincerarsi dietro meschinità e false apparenze.
Quindi se lascio il WiFi aperto a casa mia e qualcuno dall’esterno si collega e si mette a scaricare materiale pedopornografico mi mettono in galera senza passare per il via.
Se invece la stessa cosa la fanno in una piazza piemontese, che succede?