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mappa-radioattvitàBen 28 anni dopo il disastro di Cernobyl, in alcune  aree del Piemonte rimane alta la contaminazione da Cesio 137, il radioisotopo che si è depositato a terra nei giorni successivi al disastro nella centrale nucleare bielorussa. A rivelarlo è l'Arpa che ha pubblicato i risultati del monitoraggio  condotto nel 2013 dopo che erano stati trovati valori importanti di questa sostanza in alcuni cinghiali abbattuti in Val Sesia. Il monitoraggio straordinario ha coinvolto Alta Valsesia, Val Formazza e Val Vigezzo, Valle di Ceresole e Val Soana, Val Maira, Val Pellice, Monferrato e Val Susa: in tutti questi luoghi sono stati prelevati ed analizzati campioni di suolo, di acque superficiali, funghi, frutti di bosco e latte di alpeggio. Le zone più contaminate dal Cesio 137 si trovano nell'Alto Canavese, nelle valli di Soana e di Ceresole,  nel Biellese, nel Verbano e in Valsesia con valori pari a 25mila becquerel al metro quadro fino a 40mila, cosniderato però che  la raccomandazione europea arriva a valori compresi fino a  600 becquerel al metro quadro. Quindi secondo l'Arpa il quadro finale evidenzia "la presenza di maggiori livelli di Cs-137 in alcune aree dell'arco alpino piemontese nord e nord-orientale. Si tratta di livelli che, pur non dando luogo ad esposizioni significative della popolazione, possono tuttavia causare elevate contaminazioni radioattive in alcune matrici che concentrano gli isotopi radioattivi presenti nell'ambiente, quali in particolare i funghi e la selvaggina".

mappa-radioattvitàBen 28 anni dopo il disastro di Cernobyl, in alcune  aree del Piemonte rimane alta la contaminazione da Cesio 137, il radioisotopo che si è depositato a terra nei giorni successivi al disastro nella centrale nucleare bielorussa. A rivelarlo è l’Arpa che ha pubblicato i risultati del monitoraggio  condotto nel 2013 dopo che erano stati trovati valori importanti di questa sostanza in alcuni cinghiali abbattuti in Val Sesia. Il monitoraggio straordinario ha coinvolto Alta Valsesia, Val Formazza e Val Vigezzo, Valle di Ceresole e Val Soana, Val Maira, Val Pellice, Monferrato e Val Susa: in tutti questi luoghi sono stati prelevati ed analizzati campioni di suolo, di acque superficiali, funghi, frutti di bosco e latte di alpeggio. Le zone più contaminate dal Cesio 137 si trovano nell’Alto Canavese, nelle valli di Soana e di Ceresole,  nel Biellese, nel Verbano e in Valsesia con valori pari a 25mila becquerel al metro quadro fino a 40mila, cosniderato però che  la raccomandazione europea arriva a valori compresi fino a  600 becquerel al metro quadro. Quindi secondo l’Arpa il quadro finale evidenzia “la presenza di maggiori livelli di Cs-137 in alcune aree dell’arco alpino piemontese nord e nord-orientale. Si tratta di livelli che, pur non dando luogo ad esposizioni significative della popolazione, possono tuttavia causare elevate contaminazioni radioattive in alcune matrici che concentrano gli isotopi radioattivi presenti nell’ambiente, quali in particolare i funghi e la selvaggina”.

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