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Cultura

Anche a Torino l’installazione delle ‘pietre d’inciampo’, per non dimenticare gli orrori delle deportazioni

Redazione Quotidiano Piemontese

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L’artista tedesco Gunter Demnig

Un ‘evento’ di grande significato pratico e simbolico, di impatto particolarmente importante in questi giorni con quanto accaduto a Parigi e – meno ‘visibile’ ma non meno spaventoso – in Nigeria (oltre duemila uccisi in un solo giorno). E’ tutto queto l’iniziativa delle ‘pietre d’inciampo’, cubetti di pietra e ottone incastonati nel marciapiede, di fronte a luoghi significativi nella vita quotidiana delle persone che si vogliono ricordare. Ogni cubo porta infatti il nome di una vittima delle deportazioni naziste e fasciste, in modo che anche il passante più distratto non possa dimenticare gli orrori della Shoah. Le ‘opere’ sono state realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig che in questo weekend le ha posate a Torino (27 le pietre installate), girando da un luogo all’altro insieme ai familiari delle vittime ricordate. Un modo per costringere chiunque passerà di lì e ‘inciamperà’ in quella pietra a riflettere e ricordare: perché la violenza della discriminazione, del razzismo e della pulizia etnica non debbano più prendere il sopravvento, anche nelle difficoltà e nelle tensioni che comportano spesso i rapporti sociali, politici e – soprattutto – economici tra aree del mondo e sistemi di potere.

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