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Ossa dimenticate – intervista con Andrea Tamietti

andrea-tamietti-ossa-dimenticate-qpE’ da poco uscito per i tipi di Fratelli Frilli Editori, un curioso noir ambientato completamente a Torino. Protagonista di “Ossa dimenticate” è l’avvocato Alessandro Canova, capace ma assillato da mille problemi, non ultimo la sospensione dall’albo. Canova riceve una confessione da un amico in punto di morte e scopre delle ossa seppellitte in una casa fuori città. Inevitabilmente comincerà ad indagare per scoprire a chi appartengono e cosa era successo tanti anni prima. “Ossa dimenticate” è il romanzo d’esordio di Andrea Tamietti, avvocato come il suo personaggio, nato a Torino nel 1969 e dal 1995 trasferitosi a Strasburgo, dove lavora come giurista presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tamietti si è prestato a rispondere ad alcune nostre domande sul suo primo romanzo.

1- Come nasce il personaggio di Alessandro Canova? Era nel tuo cassetto da tanto tempo?

Alessandro nasce tardivamente. Avevo in testa una trama per un racconto, ma ancora non riuscivo a definire i tratti del personaggio principale: dovevo farne un eroe senza macchia e senza paura? Un alternativo? Un rivoluzionario? Alla fine ho deciso di crearlo a immagine e somiglianza della maggior parte delle persone che conosco: con indubbie capacità, ma assillato da mille problemi pratici ed esistenziali, egoista e moralmente molto discutibile.

2- Cosa c’è di autobiografico in Canova e cosa invece arriva dagli avvocati che hai conosciuto nelle tua carriera?

Credo ci sia una piccola parte dello scrittore in ogni personaggio che egli crea, anche se poi la differenza tra il narrato e il vissuto fa sì che il “figlio” si stacchi decisamente dal “padre”, finisca per vivere di vita autonoma. Ad Alessandro ho attribuito una parte del mio cinismo e della disillusione per la vita che alle volte mi pare di sentire. In comune con gli avvocati che ho conosciuto ha indubbiamente la smania di guadagnare denaro. Al tempo stesso, è diverso sia da me, sia da loro: ha una visione delle donne tutta sua, inacidita delle frustrazioni e le delusioni amorose ed è molto, molto meno serio dei professionisti con cui ho lavorato.

3- Perchè hai scelto Torino per ambientare il romanzo ed hai deciso di dettagliare i luoghi in maniera tanto precisa?

Per due ragioni, una pratica e una emotiva. La prima è che per ambientare in maniera credibile una storia in una città bisogna conoscerla molto bene, se si vuole essere capaci di descriverne non solo l’architettura, ma anche l’anima, fornendo dettagli su luoghi che solo i residenti – e non i turisti occasionali – frequentano. E Torino è la metropoli in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita – gli anni da 0 a 26 – e nella quale faccio regolarmente ritorno. In secondo luogo, per metterla in termini melodrammatici, tutti noi migranti abbiamo un rapporto nostalgico/sentimentale con la patria abbandonata: cosa di meglio per esorcizzare questo sentimento del descrivere da lontano, e con dovizia di particolari, i luoghi della nostra memoria? Si tratta anche di un esercizio stimolante: visto che ti trovi a 600 km di distanza, se qualche ricordo si è offuscato, non puoi andare a rinfrescarlo facendo una passeggiata e una visita in loco; quindi devi supplire ai buchi di memoria con giochi di penna e giri di parole, con una descrizione più metaforica che reale.

4- “Ossa dimenticate” più che un giallo è un vero e proprio noir. E’ stata una scelta consapevole o la storia si è sviluppata in questa direzione man mano che la scrivevi?

Era la prima volta che mi cimentavo con un testo che non fosse un articolo di dottrina giuridica. Inizialmente, pensavo di dare alla storia una connotazione più solare, ma nello scrivere mi sono accorto che mi riusciva più facile, per così dire più naturale, mettere l’accento su alcuni dettagli oscuri. Ne è risultata un’atmosfrera più cupa del previsto, da “noir” appunto, che pensavo di dover successivamente correggere. Quando però ho riletto le prime bozze, non mi è dispiaciuta, anche perché trovavo che legasse bene con il travaglio interiore del protagonista e con lo squallore dei personaggi che lo circondavano. Quindi ho lasciato le cose come stavano.

5- Il romanzo sembra scritto pronto per diventare un film. Ti piacerebbe una trasposizione cinematografica (o televisiva)? Quale attore vedresti bene nel ruolo di Canova?

A chi non piacerebbe vedere la propria storia rappresentata graficamente sul piccolo o grande schermo, non foss’altro per la curiosità di osservare i risultati del passaggio dalla parola all’immagine? Mi pare, però, che si tratti di un sogno ben lontano dal realizzarsi, e per questo preferisco non indicare un attore. Tra l’altro, io conosco praticamente solo quelli di fama mondiale, e non credi che suonerebbe un po’ ridicolo se buttassi un nome a caso come “Leonardo di Caprio”? Una cosa, però, la posso dire sull’aspetto di chi potrebbe incarnare Alessandro: non deve trattarsi di un bellissimo del cinema: visto il personaggio sarebbe preferibile qualcuno con un fisico nella norma, e, se possibile, con un’espressione vagamente sofferta sul viso.

6- Una domanda che esula dal libro. Tu vivi ormai da tempo a Strasburgo. Come vedi Torino guardandola dall’Europa?

Con la sindrome del migrante cui accennavo prima. Quando vivevo a Torino, la criticavo spesso: mi sembrava piccola, provinciale, chiusa su sé stessa e incapace di competere con città mittel-europee di dimensioni comparabili. Ora che da quasi vent’anni – 19, 4 mesi e 12 giorni, per esserci precisi – vivo in una di quelle città dell’Europa centrale che mi parevano tanto attraenti, l’immagine di Torino è mutata ai miei occhi. Innanzitutto non credo abbia molto da invidiare a Strasburgo. Anzi, da un punto di vista architettonico è molto più bella (si tratta, ovviamente, di un giudizio estetico puramente personale). E poi, a dispetto di tutti i problemi che la società italiana sta vivendo in questi anni, guardo con una certa invidia al savoir vivre nostrano, alla vivacità di Torino, alla voglia che la gente ha di uscire, di incontrarsi, di condividere e di divertirsi, cose che almeno in parte mancano in Alsazia. Senza contare che anche elementi quali il clima più clemente e la buona cucina migliorano, e non di poco, la qualità della vita. Al tempo stesso, mi attrista sentire che una città una volta tanto attiva e cuore industriale d’Italia offre oggi meno opportunità, soprattutto in ambito lavorativo e soprattutto ai giovani.

7- L’ultima domanda è inevitabile. E’ già in cantiere una nuova avventura dell’avvocato Canova?

A dire il vero, no. Ma non è detto che non ritorni. Ha appena intascato i soldi di una lauta e immeritata ricompensa, si è fatto una lunga vacanza all’estero e si è pure trovato una nuova findanzata. Diamogli tempo di respirare e di godersi un po’ la vita, prima di buttargli addosso nuove grane e nuovi misteri.

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