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Cultura

Sabato la riapertura della cappella di San Michele all’Abbazia di Novalesa – fotogallery e video

Redazione Quotidiano Piemontese

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Sabato 22 luglio all’Abbazia di Novalesa si terrà la cerimonia ufficiale per la riapertura della cappella di San Michele, risalente ai secoli VIII e XIX dopo Cristo e oggetto di recenti restauri. La riapertura dell’edifico al pubblico avviene 160 anni dopo l’abbandono e la sconsacrazione a seguito della soppressione di tutti gli ordini monastici nell’allora Regno di Sardegna. La cerimonia ufficiale è in programma alle 15,30 nella sala conferenze dell’Abbazia, alla presenza del Vescovo di Susa monsignor Alfonso Badini Confalonieri, della Soprintendente all’archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Torino architettoLuisa Papotti, del dirigente della Soprintendenza architetto Gianni Bergadano e dell’archeologa Gisella Cantino Wataghin.

La legge di soppressione, promulgata nel 1855, venne attuata a Novalesa la mattina del 25 ottobre 1856. Espulsi i monaci, gli edifici vennero messi all’asta e acquistati da un medico che adibì il complesso novalicense a stabilimento ed albergo per cure idroterapiche. Successivamente l’abbazia diventò residenza estiva del Convitto Nazionale Umberto I di Torino. In quel periodo la cappella di San Michele, conosciuta anche come cappella di San Pietro, venne adibita a stalla e a deposito di attrezzi, naturalmente senza che venissero adottati accorgimenti per conservare le tracce di affreschi medioevali presenti nell’edificio. La cappella è di origine altomedievale ed è strettamente legata alle vicende plurisecolari della comunità monastica novalicense. Nei secoli successivi all’edificazione venne arricchita da alcune pregevoli opere decorative e sottoposta a lievi interventi di conservazione. La sconsacrazione e l’utilizzo per scopi ben lontani da quelli liturgici hanno contribuito al suo parziale degrado.

A partire dal 2011 l’allora Soprintendenza per i Beni architettonici del Piemontesi è interessata al recupero ed al restauro della cappella, riuscendo adottenere i fondi necessari dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dalla Fondazione Magnetto, naturalmente con il consenso e la condivisione dell’Ente proprietario del complesso di Novalesa, l’allora Provincia, oggi Città Metropolitana di Torino. I lavori si sono svolti in due riprese, nel 2015 e nel 2016, avvalendosi dell’apporto di ditte specializzate.
Tutti i dettagli e le suggestive immagini del progetto di recupero dell’Abbazia di Novalesa sono reperibili nel portale Internet www.cittametropolitana.torino.it e nel filmato “Novalesa, una storia ritrovata”, realizzato nel 2013 dal Servizio comunicazione e informazione della Provincia di Torino

 

 

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