Approvata la nuova legge sulla caccia in Piemonte, le associazioni animaliste non sono soddisfatte



Il Consiglio regionale del Piemonte, con 29 voti a favore, 17 contrari e due non votanti, ha approvato la nuova legge sulla caccia al termine di un lungo iter iniziato in Commissione a febbraio e due mesi fa in Aula.

Raffaele Gallo, presidente della Commissione Attività Produttive, esprime così la propria soddisfazione nei confronti
della nuova legge sulla caccia, approvata oggi in Consiglio regionale.

“Il Piemonte ha una legge sulla caccia equilibrata. È questa la principale caratteristica della nuova normativa sull’attività venatoria. È stato un iter lungo e difficile. Il tema dell’attività venatoria è stato uno degli argomenti più difficili e complicati che abbiamo trattato in Terza Commissione, ma nonostante questo non mi sono mai sottratto al confronto, all’analisi e all’approfondimento di tutte le richieste e di tutte le istanze pervenute.
La legge ha parecchi elementi innovativi, ecco i principali: l’introduzione delle possibilità dei proprietari o conduttori di fondi di vietare l’esercizio venatorio sul proprio territorio; le misure straordinarie di controllo della fauna selvatiche richieste dalle organizzazioni sindacali agricole e dei sindaci; il divieto di cacciare nelle domeniche di settembre e la sua nuova governance.
La legge che diamo al Piemonte oggi non è a favore di nessuno e non è contro nessuno. È a favore di un equilibrio tra le varie istanze del mondo agricolo, ambientalista e venatorio e credo sia una buona legge, destinata a durare nel tempo”.

“Le mie congratulazioni e il mio ringraziamento all’assessore Giorgio Ferrero e a tutti coloro che hanno collaborato”, commenta il presidente Sergio Chiamparino, “a cominciare dalla maggioranza – che ha avuto un forte ruolo propositivo – per dare finalmente al Piemonte una regolamentazione dell’attività venatoria, senza alcun intento punitivo verso i cacciatori e nel pieno rispetto della tutela dell’ambiente e di tutti i cittadini”.

Per l’assessore regionale alla caccia Giorgio Ferrero “la nuova legge è innovativa, perché coniuga la tutela della fauna con l’attività venatoria, aggiornandola ai nuovi scenari che si sono determinati con il proliferare della fauna selvatica dannosa non solo alle coltivazioni, ma anche alla incolumità dei cittadini, penso ai cinghiali e ai caprioli”.

“Se da una parte crescono le specie protette e si fa una particolare attenzione a specie come la tipica fauna alpina, dall’altra, su autorizzazione delle Province o della Città metropolitana, i proprietari dei fondi in possesso di licenza di caccia potranno intervenire sui loro terreni per tutelare le colture”.

“La scelta della maggioranza di vietare la caccia nelle domeniche di settembre, una proposta innovativa a livello italiano, da un lato permetterà ai cittadini di frequentare con meno paure boschi e prati, dall’altro garantisce comunque ai cacciatori la possibilità di esercitare l’attività venatoria”.

“Questa legge non fa scelte pro o contro la caccia, ma tenta di dare risposte ai problemi che le nuove sensibilità e la proliferazione incontrollata di alcune specie sta ponendo ai cittadini e ai territori piemontesi”.

Poca soddisfazione da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste, che hanno diffuso questo comunicato

Dopo sei anni di vuoto legislativo e applicazione della legge nazionale per la mancanza di una norma organica regionale il Piemonte dispone finalmente di una legislazione di settore che riporta l’attività venatoria all’interno di confini meno devastanti. Questa è l’unica nota positiva all’interno di un quadro generale sconfortante. Certamente le associazioni che da tanti anni si battono per vedere abolita questa pratica crudele , barbara e antistorica non possono esprimere soddisfazione. Ricordiamo che la vecchia legge regionale n. 70/1996 venne abrogata nel 2012 dalla maggioranza di centrodestra guidata dal leghista Roberto Cota al solo scopo di impedire il voto popolare del referendum regionale contro la caccia già indetto per il 3 giugno 2012. Il risultato che sortì dopo quella abrogazione fu diametralmente opposto rispetto le istanze del quesito referendario, richiesto 25 anni prima, nel 1987, da oltre 60.000 cittadini piemontesi. La nuova legge appena approvata, pur contenendo alcuni aspetti positivi (divieto di caccia per 15 specie da sei anni cacciabili) non ci riporta nemmeno alla situazione di trent’anni fa. Nel 1988 le specie cacciabili erano 21, oggi sono ben 30. Con questo testo viene favorito il turismo venatorio, demolito il legame cacciatore-territorio, consentita la caccia tutto l’anno, confusa l’attività venatoria con gli interventi di controllo della fauna che causa danni. Continuano ad essere cacciate specie in grave declino come il gallo forcello e la coturnice, non vengono vietate le immissioni sul territorio di fauna selvatica di allevamento, vengono delegate alla Giunta Regionale regolamentazioni che avrebbero dovuto essere scritte nella legge. Le scriventi associazioni chiederanno al Governo di inviare questa nuova legge all’esame della Corte Costituzionale per valutarne i suoi numerosi aspetti di illegittimità. Ancora una volta il Consiglio regionale si è piegato di fronte alle richieste del mondo venatorio, senza tenere in alcuna considerazione le motivate e documentate istanze delle associazioni animaliste ed ambientaliste nonché quelle dei tanti cittadini piemontesi ed italiani che sempre più spesso manifestano, nei sondaggi, nella raccolta di firme, nelle interviste ed in ogni altra utile occasione, la loro netta contrarietà alla caccia. Tuttavia non possiamo non riconoscere l’impegno profuso da alcuni Consiglieri di vari Gruppi (Accossato, Barazzotto, Chiapello, Conticelli, Grimaldi, Ottria ed altri e dell’intero Gruppo del Movimento 5 Stelle) nella strenua battaglia che hanno condotto per molti mesi all’interno del Consiglio per difendere i diritti democratici dei cittadini piemontesi e per tutelare la tanto già martoriata fauna selvatica della nostra regione.

Ultima modifica: 13 giugno 2018

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