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Scienza e Tecnologia

Dai Big data all’Intelligenza artificiale: la quarta rivoluzione industriale è alle porte

Redazione Quotidiano Piemontese

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Google non scherza quando afferma che l’intelligenza artificiale sarà una degli artefici della quarta rivoluzione industriale. Il mondo sta cambiando, si sta facendo sempre più digitale e connesso. E se mezzo secolo fa era ancora frutto della brillante fantasia di scrittori come William Gibson, ora sta diventando qualcosa di reale che ci coinvolge pressoché tutti. E proprio Google lo ha dimostrato lo scorso maggio con la sua ultima, ma non la prima, creatura Duplex. Per chi non lo conoscesse diciamo che è un sistema che dovrebbe sostituire l’uomo in attività come la prenotazione di hotel, ristoranti, appuntamenti, esercitando l’intervento di un assistente vocale che imita perfettamente vocalizzi, inflessioni, e perché no, anche accenti e difetti di pronuncia da essere indistinguibili da un alto umano. La profezia di Alan Turing di poter realizzare un automa che superasse il proprio test è stata raggiunta. Questo sistema supera i limiti di tecnologie più rudimentali, come Siri, che peraltro erano dotate già di un intelligenza artificiale evoluta, fino a rendere impossibile capire che dall’altra parte del telefono non vi sia un vero essere umano.

La quarta rivoluzione industriale, dunque, è cominciata anche in Italia, dove ricercatori come Luca Pappalardo e Paolo Cintia, di SoBigData, stanno usando un nuovo metodo per predire i risultati di eventi che devono ancora accadere sfruttando le reti neurali. Senza contare gli studi che hanno valso il Nobel all’economista Richard Thaler e che affondano i loro schemi nel neuromarketing per influenzare le scelte, le decisioni. I loro studi sono stati pubblicati su Arxiv, noto repository di articoli scientifici. Se poi guardiamo a quelli che sono i risultati di un recente studio McKinsey, una delle società di consulenza e ricerche di mercato più importanti al mondo, saranno proprio le tecnologie digitali “intelligenti” ad avere un impatto profondo sulle nostre vite e i nostri lavori.

McKinsey afferma che tutto avverrà attraverso quattro grandi direzioni che, badiamo bene, non sono realtà futuribili, ma già sperimentate e utilizzate nella vita quotidiana da ognuno di noi. La prima è l’utilizzo dei big data, degli open data, l’Internet of Things e il cloud computing, che in poche parole è il modo che abbiamo già di integrare macchine alla rete Web. La seconda è quella degli analytics, detti anche data mining, ovvero processi di raccolta e analisi di grandi volumi di dati per trarre preziose informazioni e per fare innovazione, basti pensare al digital analysis marketing. Sono strumenti che permettono di conoscere anticipatamente cosa accadrà, e sono molto utilizzati ad esempio nella analisi predittiva. Ad esempio questo potrebbe essere utile a una azienda che possieda un modello e dati storici sufficienti per fare previsioni sul suo futuro prossimo con basi o fondamenti statistici che permettono di prevenire passi falsi che porterebbero a fallimenti, e prendere invece decisioni vincenti. La terza direzione innovativa è ciò che permette l’integrazione tra digitale e reale, che comprende la stampa 3D, la robotica, e le telecomunicazioni.
Infine, ma non ultima, l’interazione tra uomo e macchina e l’intelligenza artificiale, che comprende la realtà aumentata e le applicazioni che permettono alle macchine di agire autonomamente.

Ad oggi i sistemi intelligenti sono ormai presenti in qualunque settore e oggi ci sono applicazioni già installate nelle auto più avveniristiche (pensiamo alla Tesla di Musk) in grado di pilotare autonomamente.

Senza contare quelli che sono gli sviluppi attesi dell’intelligenza artificiale: come il machine learning e l’apprendimento automatico ovvero, come spiegato nella Digital Guide di 1&1, l’elaborazione di dati per prendere decisioni o estrarre soluzioni nuove, che danno spazio a un settore, quello della creatività, che si pensava fosse una caratteristica unica dell’homo sapiens sapiens. “Gli androidi sognano pecore elettriche?”, si chiedeva lo scrittore Philip Dick nel titolo di uno dei romanzi più famosi trasformato dal cinema nel meraviglioso e avveniristico film Blade Runner interpretato da Harrison Ford. Quel film e quel libro anticipavano aspetti della vita quotidiano futuribile, molti dei quali si sono realizzati. Mancava la creatività, che rende gli umani speciali e diversi dalle machine. Oggi Google è riuscito, utilizzando una tecnologia di intelligenza artificiale chiamata reti neurali, a creare immagini “artistiche” a partire da una serie di immagini date. L’atto creativo di una macchina si è compiuto: ora basta solo attendere cosa ci riserverà il futuro.

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