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Il Consiglio dice no al supermercato all’Oasi. Ma la “partita” è ancora aperta

Il Consiglio Comunale di Asti si è dichiarato contrario all’insediamento di un supermercato dentro l’ Oasi dell’Immacolata.All’unanimità, nella seduta del 2 agosto, ha deliberato infatti che si confronterà con l’Ente proprietario dell’Oasi per indirizzare il recupero urbano verso soluzioni alternative che siano rispettose dell’ambiente e migliorative per la zona nord della città e che si confronterà con i responsabili della Coop per favorire una ricollocazione e riqualificazione, possibilmente in contenitori vuoti e a garantire l’occupazione degli attuali dipendenti Coop.
E’ stato quindi dato mandato all’Urbanistica per la stesura della variante al Piano regolatore che porrà vincoli sull’Oasi e sul verde. La variante passerà in giunta e poi, per essere approvata, tornerà in Consiglio.

E’ stato un Consiglio Comunale affollato e partecipato che si è aperto con un minuto di silenzio per ricordare la strage di Bologna e l’astigiano Mauro Alganon.
Invitati, ma non presenti, il Vescovo di Asti Monsignor Francesco Ravinale (si trova all’estero e ha inviato una comunicazione) e l’Arpa.

16 gli interventi programmati di cittadini che si sono espressi.

Giuseppe Amerio, tabaccaio di via Petrarca (zona in cui si trova l’Oasi) si è dichiarato favorevole alla costruzione del supermercato per le opportunità che può portare.

Paolo Montrucchio portavoce comitato “no nuovo centro commerciale dentro l’oasi” ha rimarcato come il comitato, nato un mese fa, conti 95 membri e raccolto più di 4000 firme. Montrucchio ha spiegato come la zona sia già pregna di attività (Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Ospedale, Questura, Polizia Stradale, 5 mini market ecc). Per questo motivo sarebbe assurdo sovraccaricare ulteriormente il traffico locale e aumentare l’inquinamento atmosferico e acustico. “Chiediamo al consiglio – ha spiegato – di concludere la pratica con un diniego definitivo e di fare una variante al piano regolatore”
Un’appassionata Valentina Cerigo ha puntato l’attenzione sulla qualità dell’aria e la pessima situazione di Asti anche sul verde urbano. “Non dovremmo discutere di tagliare alberi, ma di fare altri parchi. Ad Asti abbiamo consumato 11.000 ettari di suolo”.

Decisamente contrario l’architetto Piero Ciuccetti, che ha posto al Consiglio riflessioni di carattere tecnico urbanistico. Cita la legge 47 del 1995 che vieta il contatto tra classi acustiche non contigue (Scuola Mazzarello e Ospedale Cardinal Massaia) e invita Monsignor Ravinale a leggere l’enciclica di Papa Francesco, soprattutto i capitoli 2,3 e 5).

Stefano Masino ha invitato il Sindaco a nominare una commissione tecnico economica.”Se avallate il no tout court senza offrire alternative rischiate di produrre un nuovo contenitore vuoto. Una decisione definitiva non puo essere presa sui due piedi”.

Gian Antonio Tore si è richiamato all’atto notarile del Notaio Pinca del 1991 (convenzione tra Comune di Asti e Novacoop) che pone dei vincoli circa la destinazione e l’uso dei beni. “Occorre intervenga l’autorità civile … Chi ha regalato villa e parco non pensava ai supermercati”.

Toccante la testimonianza di Massimo Campaner, dipendente Coop.
“Siamo rimasti 23 dipendenti e 23 famiglie. Per noi viene meno la sicurezza e il lavoro. I furti sono aumentati mettendo a rischio clienti e dipendenti. Si parla di Coop in modo ormai solo negativo. Ma Novacoop in tutte le sue aperture ha posto la massima attenzione, molti clienti vedrebbero di buon occhio lo spostamento. Già nove anni fa abbiamo avuto lo stipendio decurtato, se si chiudesse potremmo andare a mangiare da chi ha osteggiato”.

Per Roberto Venturini, la proprietà ha diritto di vendere e l’imprenditore deve fare utile, la proposta è di utilizzare eventualmente l’ex UPIM.

Loretta Marchiò sostiene che il nuovo supermercato deturperebbe la zona. “Sarà necessario soppesare le conseguenze”.

Mauro Bolla dice no a ulteriori cementificazioni e chiede di riqualificare la zona della coop (secondo gli accordi dovrebbe rimanere in Via Monti per 60 anni).

Mario Alfani plaude alla partecipazione attiva dei cittadini ma, “Non basta dire non ci piace, è necessaria concretezza e proposte realizzabili. Asti ha bisogno di un hospice”.

Enrico Penna residente e commerciante dice no, “ci sono già tanti negozi al Don Bosco, sarebbero serrande chiuse”

Piero Vittorio Notari ha spiegato che quando la coop ha fatto lo studio di mercato ha dato per scontato il bacino di utenza di parecchie persone ma “le migliaia di astigiani della zona nord che hanno firmato No, non ci metteranno mai piede. Sarebbe un flop disastroso e andrebbero comunque persi posti di lavoro.

Carlo Ventura portavoce di possibile ha sottolineato il progressivo degrado della Coop. “Asti può permettersi di rinunciare ad un alto investimento”? Rimarca tuttavia la necessaria difesa del verde e punta il dito su “occulte intenzioni speculative

Commossa e indignata Eleonora Marrazzo nipote di Don Lajolo [la proprietà dell’Oasi fu acquisita a fine 1972 dal Seminario a seguito di una donazione notarile di una società immobiliare di proprietà di un benefattore – don Lajolo appunto – che pose un vincolo notarile a fini religiosi e sociali (art 6 dell’atto 46302, atto notaio Pinca, raccolta 4921, registrato il 29/1/73 al n. 1272/1165)].
Tra le lacrime ha detto “L’Oasi è stata depredata, non ci sono più neppure i termosifoni , consideriamo uno sfregio alla memoria la destinazione a un supermercato. E’ l’ultimo insulto alla memoria di mio zio”.

Giorgio Brosio Consigliere provinciale ha chiesto di fare un inventario degli stabili decadenti.

Tra i consiglieri intervenuti Massimo Cerruti (Movimento 5 stelle)”devono passare 60 anni per cedere il diritto di superficie), Angela Quaglia (CambiAmo asti) che propone il trasferimento della Coop nella ex UPIM e la costituzione all’Oasi di un centro per disabili o autismo con il coinvolgimento economico della Ream (Sgr torinese specializzata nei fondi alternativi immobiliari). Giuseppe Passarino (Uniti per Asti), propone come soluzione per il trasferimento della Coop, la sede dell’Enofila. Beppe Rovera (Ambiente Asti) si è concentrato sui due luoghi della vicenda, dalla testimonianza drammatica, da una parte, dei lavoratori Coop, dall’altra della nipote di Don Lajolo. “Può essere, ha detto, una grande occasione per la capacità di governo”. Angela Motta (PD) ha ripercorso la vicenda dal novembre 2015 quando fu presentato lo studio di fattibilità per una media superficie di vendita sfruttando le deroghe del Piano casa. “Il ruolo di un’amministrazione . Ha aggiunto – è prendere decisioni, il Pd chiede di confermare la variante al Piano regolatore della giunta Brignolo”.
Per Silvio Simonazzi (Forza Italia) ci sono i pro e contro.”mi ritengo contrario, ha detto -non si potrà accontentare tutti”. Luigi Giacomini (Fratelli d’Italia) “credo che l’ amministrazione debba essere mediatore”. Monica Amasio (Lega Nord) ha parlato di cooperazione e di funzione sociale della Coop per la riqualificazione dell’area. Paride Candelaresi (Giovani Astigiani) spiega “Qualcuno ha considerato l’investimento come immorale, bisogna decidere cosa sia etico e cosa no, sono per il no al supermercato ma vanno considerate tutte le parti in causa. Bisogna far ripartire Asti”.
Francesca Ragusa (Movimento Rasero) invita a non fare demagogia. “Noi, ha detto, non ci sottrarremo”. Federico Garrone (Noi per Asti) “Il vincolo doveva già essere messo tre anni fa, oggi la giunta deve fare un’azione di forza su un diritto costituzionale” per Mario Vespa (Movimento Galvagno) “un intero quartiere puo essere stravolto”. La convenzione fu sottoscritta da l sindaco Galvagno, 60 anni non sono passati e qualunque modifica a quella convenzione deve essere decisa dal consiglio. Ci sono interessi privati che vanno valutati insieme all interesse della città”

“Una pratica che avrei preferito non trattare” spiega il sindaco Maurizio Rasero, ma che mette alla prova l’amministrazione . Poteva essere risolta in precedenza invece ci arriva nel mezzo dell’ estate. Il trasferimento della Coop sarebbe un grave danno per i piccoli negozi, mi sono soffermato ad approfondire. Ho incontrato il VicePresidente di Novacoop, occorre tornare a sentire la Curia e trovare percorsi paralleli. I proponenti hanno avuto preavviso di diniego, ci sono state le osservazioni e indipendentemente dal fatto che arrivi il diniego potranno ricorrere al TAR, la partita è aperta e potrebbe non risolversi in Consiglio Comunale”.

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