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interviste

Contribuisci alla realizzazione di Five, il doc sul Quinto Direttorato di Maxì Dejoie – intervista


Maxì Dejoie è di nuovo in pista.
Dopo l’ottimo successo di The Gerber Syndrome, il mockumentary che ha girato il mondo di festival in festival (e ancora non ha concluso il suo viaggio), il regista torinese è pronto a cominciare il suo nuovo progetto.

Si tratta di Five (5), un documentario (vero questa volta) sul Quinto Direttorato del KGB.

Per far partire il progetto ha però bisogno del vostro aiuto, una mano concreta che potete dare grazie ad un CrowdFunding su IndieGogo che gli permetterà di dare il via alla nuova avventura.

Abbiamo potuto intervistarlo per scoprire cosa sarà Five (5).

1. Da un documentario finto ad un documentario vero. Stai sviluppando una passione per questo metodo di racconto?

Direi che questa sarebbe la mia prima esperienza seria con il documentario; The Gerber Syndrome, per quanto realistico, rimane comunque di finzione. Non penso che i documentaristi “veri” approverebbero se cercassi di metterlo sullo stesso piano di un documentario, cosa che infatti non ho intenzione di fare.
Quando ho iniziato a pensare all’argomento del KGB, sono partito con l’idea di farne un film di finzione. Poi, man mano che procedevo con le ricerche, mi è balenata l’idea di farne un documentario, prima, e magari un film di finzione dopo. Poi il pensiero si è evoluto ulteriormente ed ha preso la forma che ha attualmente, cioè di fare un documentario (vero) ma con un aspetto “cinematic”; vorrei realizzare qualcosa di interessante a livello di contenuti (rispettando le storie vere e i protagonisti che me le racconteranno) rendendolo anche un prodotto piacevole da guardare, e per piacevole mi riferisco al piacere che si può provare nel guardare un bel film di finzione, anche se gli argomenti non sono propriamente piacevoli. Quindi si, direi che il documentario è un modo di fare cinema che apprezzo molto e che sto scoprendo piano piano.

2. Il film che vuoi realizzare è sul quinto direttorato del KGB, un tema importante. Vuoi spiegarci di cosa si tratta e perché pensi sia un argomento che merita un approfondimento filmico?

Il quinto direttorato del KGB è quello che si occupava di “combattere con ogni mezzo contro la sovversione ideologica, reprimere il nazionalismo e le attività anti Sovietiche.
Attività che erano presenti soprattutto nei paesi “dominati” dall’Unione Sovietica, come la Lituania. Le categorie di persone principalmente controllate da questo direttorato erano artisti, intellettuali, membri del clero, religiosi e soprattutto giovani. Ragazzi e ragazze che avevano l’età che ho io adesso. Persone che, da quanto sto vedendo, a volte venivano perseguitate per motivi davvero incredibili…Come il collezionista di monete antiche, arrestato e interrogato (cioè torturato) con l’accusa di violazione delle leggi di scambio monetario internazionale: soltanto per essere stato in possesso di una collezione di monete d’oro del 1700, o dell’enorme numero di ragazzi che come tanti loro coetanei degli anni ’70, volevano ascoltare la grande musica di Bob Dylan, i Beatles o gli Stones, portare i jeans e i capelli lunghi. Tutte cose che il regime non approvava.
Penso che sarebbe interessante se anche noi (per noi mi riferisco ai paesi dell’Europa occidentale) venissimo a conoscenza in modo un po’ più approfondito di storie come queste. Ovviamente non sono così pretenzioso da poter pensare di riuscire in un’impresa simile, diciamo che voglio soltanto dare il mio piccolo contributo offrendo il mio punto di vista su argomenti che per me sono universali. A me non interessa fare un quadro storico-politico dell’Unione Sovietica e del KGB. Io voglio solo raccontare delle storie umane: Storie drammatiche, ispiranti, curiose, come saranno non lo so ancora, ma quello di cui sono certo è che saranno storie personali e vere. Perché quando si parla della violazione della libertà di un uomo o di una donna, non ha nessuna importanza il paese di provenienza, la religione, il colore o il partito. E’ un argomento che tocca ognuno di noi allo stesso modo.

Leggi la seconda parte dell’intervista con Maxì Dejoie


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18 giugno 2012 - Autore: Gabriele Farina
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