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Antonio Fago: riflessioni sulla salute del Pianeta

Il rischio ambientale incide su diversi aspetti della gestione di un’impresa: sul profilo economico, sulla continuità dell’attività, sui risvolti penali e sull’immagine. Una azienda che utilizza sostanze nocive è particolarmente esposta a tali rischi considerando la natura della produzione e le caratteristiche degli impianti. 

Foto di Agustín Ruiz – Flickr

 

Il tema è stato approfondito in questa intervista con Antonio Fago, che per oltre trent’anni ha seguito il problema di una delle aziende più problematiche del sud Italia: l’acciaieria Ilva di Taranto.
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QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA FONDAZIONE SORELLA NATURA? 
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La nostra Fondazione opera per lo sviluppo della cultura e dell’educazione ambientale, ispirandosi al messaggio di San Francesco d’Assisi. Il concetto è che Se non riusciamo a salvare la Terra non sappiamo cosa lasceremo ai nostri figli. La recente enciclica di Papa Francesco dedicata alla Custodia del Creato è proprio in linea con gli scopi della fondazione:  un documento di portata planetaria, destinato ad esser studiato, discusso, ricordato con profonda attenzione. Dai cambiamenti climatici alla scomparsa di biodiversità allo sfruttamento della Terra, allo spreco, ai rifiuti abbandonati a se stessi, a milioni di esseri umani deprivati di cibo ed acqua.
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UNA GRANDE RESPONSABILITÀ…
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Certo, dobbiamo avere la capacità, la prevenzione e l’umiltà di non pensare al nostro benessere attuale ma costruire per un migliore benessere per i nostri figli. Approfittare del presente danneggia tutta la collettività compresi i nostri familiari. Chiamiamolo sentimento interiore, qualcosa che senti, una parte che tu puoi dare ad altri, ma che ritorna in bene anche a te stesso.
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QUALI SONO LE PRIORITÀ PER SALVAGUARDARE L’AMBIENTE?
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Prioritario è l’atteggiamento da assumere nei confronti delle aziende (IP, Cementir, ecc.) che producono inquinamento nella città ed in particolare nei confronti della massima responsabile del degrado ambientale che in Italia è l’Ilva.
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Anni fa io ero tra i primi a dire che l’Italsider doveva scomparire. Perché? Perché non porta nessun beneficio alla città e neppure alla nazione perché i materiali oggi arrivano dall’estero e sono molto più convenienti di quelli che produciamo all’interno. Chiudendo la fabbrica gli attuali lavoratori non solo potrebbero lavorare per trent’anni nello smantellare e bonificare lo stabilimento, ma una volta che abbiamo il turnover, e i giovani sostituiranno coloro che andranno in pensione, ci sarà la possibilità di creare nuovo lavoro. Dove? Nell’industria manifatturiera. Taranto poi è ricca di risorse nell’agricoltura, nel mare, nel turismo, nella tradizione.
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Eppure basterebbe un po’ di buon senso: l’Italia  possiede un patrimonio turistico di altissimo valore. Le bellezze paesaggistiche delle nostre coste, l’enorme patrimonio legato ai nostri beni culturali, le caratteristiche uniche dei nostri prodotti locali sono le premesse per una seria e perseguibile politica di sviluppo turistico finora asfittica e inconcludente per mancanza di idee e di programmazione.
Il nostro bene maggiore è il Mediterraneo: il turismo è già una delle più importanti imprese, ma non è così in tutte le parti d’Italia  Solo se si forniranno strumenti e infrastrutture che permettano la crescita di iniziative imprenditoriali che potenzino i porti turistici, gli aeroporti, la grande viabilità, compito questo che certo non spetta ai comuni e che richiedere grandi investimenti. Ma guardi, che sono investimenti che poi ritornano sul bene della collettività.
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E QUALE DEVE ESSERE IL RUOLO DELLE FABBRICHE? 
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Innanzitutto bisognerebbe iniziare  a pensare alla fabbrica come a una opportunità: fabbrica e cittadino possono e devono convivere ma solo se le prime non continueranno a inquinare il territorio. Mi spiego: è inconcepibile che le famiglie per continuare a  mantenere il  lavoro si debbano ammalare di inquinanti e sostanze tossiche. Nell’ambiente, nell’aria. .
Questa idea di “lavoro” deve finire, e il ruolo dei Comuni dovrà essere sempre più di vigilanza assumendosi le responsabilità, adeguandosi con strumenti tecnologicamente adatti, di realizzare un monitoraggio ambientale che tenga sotto controllo in maniera costante e continuativa l’ambiente. 
Deve cioè assumere un atteggiamento rigoroso nella verifica dei limiti delle emissioni nell’aria, nel terreno e nelle acque: essere capace di far fronte all’impegno della tutela dell’ambiente”.
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COSA PUÒ ESSERE FATTO NELL’IMMEDIATO PER IL PAESE ITALIA? 
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Le città non possono sempre pagare da sole mettendo a disposizione fette del territorio senza un ritorno per i propri cittadini anche in termine di qualità della vita e della salute. In quest’ottica occorrerà disegnare un sistema di royalties che ogni impresa dovrà pagare alla città in misura corrispondente alla occupazione di territorio, alla potenzialità inquinante dell’azienda e alla capacità produttiva dell’azienda stessa.
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Dunque dobbiamo orientare i nostri sforzi rivolgendoli alle grandi bonifiche: la fabbrica e il cittadino, dove possono convivere, non è detto che le fabbriche non possano farlo: devono farlo, per il bene di tutti. Bonifiche reali, come il ricambio dei filtri, il monitoraggio del territorio, il miglioramento della qualità del lavoro.
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Se saremo in grado di fare questo avremo reso un ottimo servizio ai nostri figli. Avremmo fatto quello che fecero i nostri padri e nonni che nel dopoguerra con grande spirito di sacrificio riuscirono di fatto a ricostruire un’Italia completamente distrutta dai danni bellici, portandola a nuova vita a tutto vantaggio delle generazioni future.
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Per approfondire:

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