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Piemonte al Microscopio

10 anni fa la tragedia dello Space Shuttle Columbia

La NASA commemora oggi i propri eroi.
Apollo 1 1967Space Shuttle Challenger 1986, e, il 1° febbraio di 10 anni fa, lo Space Shuttle Columbia che, nel corso della missione STS-107si disintegrava nei cieli del Texas durante la fase di rientro nell’atmosfera terrestre. Tutti e sette gli astronauti a bordo morirono. Due donne e cinque uomini a bordo dello Shuttle. Per quattro di loro era il primo viaggio nello spazio.

Rick D. Husband, comandante
William C. McCool, pilota
Kalpana Chawla, tecnico
Laurel Clark, tecnico e medico di bordo
Michael P. Anderson, responsabile degli esperimenti di bordo
David M. Brown, tecnico e medico di bordo
Ilan Ramon, tecnico del carico

Fabiola Gianotti “piemontese dell’anno” secondo i lettori di Quotidiano Piemontese. Vediamo perché.

Fisico al CERN di Ginevra, in qualità di portavoce dell’esperimento ATLAS, il 4 luglio 2012 annunciò unitamente all’esperimento CMS, la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs.

Fabiola Gianotti ha vinto il sondaggio fra i lettori di Quotidiano Piemontese per il titolo di “piemontese dell’anno”.
Successo totalmente al femminile nella classifica dato che la seconda classificata è stata Luciana Litizzetto.
Le due prime classificate hanno ottenuto rispettivamente il 31% dei voti e il 26% per un totale del 57%.
In effetti la competizione si è risolta in un duello fra Gianotti e Litizzetto che ha polarizzato i voti.
Al terzo posto si è classificato Alessandro Del Piero con il 12% dei voti, al quarto Alberto Musy con l’11% dei voti.

Considerata dal giornale britannico Time una delle cinque persone più rappresentative del 2012, la scienziata ha guidato uno degli esperimenti del Cern che hanno confermato il bosone di Higgs, senza dubbio “la particella dell’anno”, scoperta la scorsa estate al Large Hadron Collider (Lhc).

 

Fabiola Gianotti – Foto di © Claudio Pasqua

La pagina del Sole 24 Ore sottolinea l’importanza della scienziata e il suo apporto alla squadra del CERN che ha condotto gli studi sulla nuova particella, studi di rilevanza internazionale,  e descrive la motivazione che ha indotto il Time ad assegnare il merito al fisico italiano.

I lettori di Quotidiano Piemontese non hanno dunque avuto dubbi nell’identificare nella scienziata la persona dell’anno che meglio li rappresenta in Italia e all’estero.
 
La testata online Quotidiano Piemontese 
www.quotidianopiemontese.it
 
La pagina Scientifica di Quotidiano Piemontese: “Piemonte al Microscopio”
www.quotidianopiemontese.it/piemontealmicroscopio

Terremoto L’Aquila: pubblicate le motivazioni della sentenza di primo grado del processo

Si riaccende l´attenzione su una sentenza che non ha precedenti nel mondo. 

Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di primo grado del processo che si è celebrato lo scorso anno a L´Aquila e di cui si è molto discusso, avendo visto imputati scienziati ed esperti del settore sismologico (i componenti della Commissione Grandi Rischi, il v.capo Dipartimento della Protezione Civile, il direttore dell´Ufficio Rischio Sismico della Protezione Civile e il direttore del Centro Nazionale Terremoti), rei di non aver previsto tempi e luoghi dell´imminente terremoto.
Facendo seguito ad altre notizie e riflessioni già pubblicate dal DISTI, riteniamo utile qui riportare le valutazioni ricevute oggi dall’INGV in merito a questa vicenda che continua a far discutere il mondo intero.
Sono state rese note le motivazioni della sentenza di primo grado del processo dell’Aquila, emessa il 22 ottobre scorso, che condanna a 6 anni per omicidio colposo sette partecipanti alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009,
tenutasi pochi giorni prima del terremoto in cui sono perite 309 persone.  Continua a leggere.

 

GiovediScienza con Giovanni Bignami a Torino

GIOVEDI’ 17 GENNAIO 2013 ALLE ORE 17,45
Teatro Colosseo Via Madama Cristina 71 – Torino- Ingresso Libero

Dopo la pausa natalizia riparte la XXVII Edizione di GiovedìScienza, che al Teatro Colosseo da oltre un ventennio propone “la scienza in diretta”, i convegni scientifici molto amati dai torinesi, tutta proiettata al futuro con un ospite eccezionale.

C’È TANTO ANCORA DA SCOPRIRE, Visita ai laboratori scientifici dell’anno 2062 con Giovanni Bignami, Presidente INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica

Il ventesimo secolo è stato quello della scoperta della relatività e dell’energia atomica, della struttura a doppia elica del DNA, della conquista della Luna, dell’esplorazione dello spazio, di Internet e della capillare diffusione dell’informatica. Abbiamo anche compreso che siamo figli delle stelle perché gli elementi chimici di cui siamo fatti sono stati sintetizzati e nelle stelle e nelle esplosioni delle supernove.

Chi l’avrebbe mai detto prima? Ma allora che ci resta da scoprire? Secondo l’astrofisico Giovanni Bignami nei prossimi anni ci saranno scoperte sensazionali che cambieranno la nostra visione del mondo, dello spazio e della nostra stessa vita.

Forse riusciremo a comprendere come funziona il nostro cervello e che cos’è quel 96% di materia che noi chiamiamo oscura appunto perché non ne sappiamo nulla, e su cui sapremo forse qualcosa in più nel 2062 al passaggio della cometa di Halley, che ci svelerà anche l’esistenza di altre forme di vita nell’universo. Insomma le sfide aperte sono tante, e di molte non solo non conosciamo le risposte, ma neanche le domande.

Bignami ci guiderà lungo un percorso sul confine sottile e affascinante tra scienza e immaginazione, un itinerario che, dal centro della Terra allo spazio, ci dimostrerà che l’uomo è solo all’inizio dell’esplorazione del mondo, del cosmo e di se stesso. Ricordiamo che l’evento, per chi non potesse recarsi al Teatro Colosseo, è trasmesso anche in diretta streaming e disponibile dopo qualche giorno sul canale YouTube GiovedìScienza.

Per il calendario completo della manifestazione: www.giovediscienza.it

La ricerca in gara al rally di Montecarlo

“Accelera sulla ricerca e frena la disabilità”. È lo slogan con cui il neurologo e rallista torinese Lorenzo Fabiani parteciperà al Rally di Montecarlo, prima gara del Campionato Iridato 2013 che si svolgerà da mercoledì 16 a sabato 19 gennaio.

fabianifoto

Obiettivo di Fabiani è sensibilizzare gli sportivi, in particolar modo i rallisti, a devolvere il loro 5 per mille a favore del NICO – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi di Orbassano (TO) – impegnato nella ricerca sui meccanismi di degenerazione neuronale che causano disabilità nella sclerosi multipla.
Ricerca che il NICO svolge a stretto contatto con il CreSM – Centro di Riferimento Regionale per la Sclerosi Multipla -
che ha sede presso l’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano.

Fabiani, che affronta per la seconda volta in carriera il rally più famoso del mondo, correrà con i colori della Meteco Corse su una vettura quattro ruote motrici, la Mitsubishi Lancer EVO IX N4. Al suo fianco il navigatore esperto Daniele Araspi, astigiano.

Fonte:
Barbara Magnani
Comunicazione e Ufficio stampa

e-mail  [email protected]

A Torino la prima piazza “Rita Levi-Montalcini”

Si trova di fronte a Torino Esposizioni la piazza che il Comune di Torino ha individuato come luogo da dedicare alla memoria della grande scienziata Rita Levi-Montalcini: si tratta del piazzale davanti al padiglione 5, tra Corso San Massimo e Corso Massimo D’Azeglio, luogo ben noto ai torinesi.
In genere ci vogliono 10 anni dalla morte per dedicare una piazza a qualcuno, ma in questo caso la sua Torino ha deciso di velocizzare la burocrazia.
Il sindaco Piero Fassino e l’assessore alla Toponomastica Stefano Gallo hanno infatti proposto di dare il nome della scienziata all’area vicina all’incrocio tra corso Massimo D’Azeglio e corso Raffaello.
Un luogo simbolico, anche perché vicina al palazzo che ospita il dipartimento di Anatomia e Farmacologia dell’Università e all’istituto Galileo Ferraris, e non lontana dalla prima casa di Rita Levi Montalcini, in via Nizza. Ricordiamo che Rita Levi-Montalcini, coincidenza più unica che rara,  studiò all’Università di Torino vicina e sullo stesso banco di due altri Premi Nobel: Renato Dulbecco e Salvador Luria, sotto la guida del Prof.  Giuseppe Levi.
Rita Levi-Montalcini è anche un corpo celeste: mentre era ancora in vita le fu dedicato nel 2010 un asteroide in orbita tra Marte e Giove.
L’International Astronomical Union scelse la Montalcini per i suoi studi nel campo neurologico: nel scoprì il Nerve Growth Factor, proteina che controlla la proliferazione delle cellule nervose.
Vincitrice nel 1986 del premio Nobel per la Medicina, attraverso l’Associazione di cui è stata Presidente Onoraria viene fornito il supporto ai giovani ricercatori.

L’Associazione Levi-Montalcini, la cui presidente è ora la nipote, l’ingegnere Piera Levi-Montalcini, seguirà in continuità con il pensiero della Zia, l’impegno profuso dalla scienziata per tutti giovani e per il progresso innovativo e scientifico.
Il sito web dell’Associazione Levi-Montalcini:  www.levimontalcini.eu

Per iscriversi alla pagina Twitter: @LeviMontalcini

Per iscriversi alla pagina Facebook: Associazione Levi-Montalcini

Per iscriversi al canale Twitter di Piera Levi-Montalcini: @plevimontalcini

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È morta Rita Levi-Montalcini. Premio Nobel per la medicina e donna dal grande impegno civile e sociale

E’ morta la senatrice a vita Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel 1986 per la MedicinaSi è spenta nella sua abitazione a Roma in via di Villa Massimo, a due passi da Villa Torlonia. La ricordiamo con un articolo scritto da Silvia Caruso, che ripercorre alcune tappe della sua vita. 

22 Aprile 1909. In Italia si costruivano le prime ferrovie, gli Italiani aspettavano con emozione il primo “Giro d’Italia”, la prima edizione della “Corsa Rosa” che si sarebbe svolta dal 13 al 30 maggio 1909.

Ma chissà se qualcuno si ricorderà di quella data per la nascita di un grande scienziato: Rita Levi-Montalcini. È proprio in quel giorno che a Torino nasce insieme alla sorella gemella Paola.
Come tutte le bambine di inizio secolo Rita, Paola e la sorella Anna crescono in un Italia che si sta evolvendo, ma dove essere donna voleva dire avere un ruolo sociale definito di madre, moglie e donna di casa.

Ma Rita si ribella a questi cliché imposti dalla società e contro ogni imposizione e anche contro la volontà del padre a vent’anni ottiene il diploma di maturità classica.
La domanda che vi pongo è questa: “oggi quanti di voi sarebbero disposti a lottare contro tutto e tutti per rivendicare ciò in cui credete?”.
La risposta non è semplice ma già da qui si mettono in luce le doti di questa giovane donna con le idee chiare: impegno, tenacia, ottimismo, voglia di imparare e curiosità.

“Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.”

Le parole di Rita Levi rispecchiano la forza di questa donna che dopo la maturità prosegue gli studi iscrivendosi alla scuola di Medicina di Giuseppe Levi, prima suo professore e in seguito amico e collaboratore. E così iniziano i suoi studi sul Sistema Nervoso Centrale, che come lei stessa ha definito “l’universo che è dentro ciascuno di noi. C’è forse un altro tema più interessante? Scoprire il funzionamento della mente!. Il cervello spiega tutto. Bisogna partire da qui. Il nostro modo di comportarci è più emotivo che cognitivo”.
E sicuramente di emozioni deve averne provate tante: nel 1936 ottiene la Laurea in medicina e chirurgia con il massimo dei voti, e a distanza di pochi anni scoprirà il significato dell’esilio in periodo fascista. Nel 1938 Mussolini pubblica “il Manifesto per la difesa della razza”, Rita, di fede ebraica, non rientra negli “accademici Italiani di razza ariana” che meritano un lavoro e un avanzamento di carriera. Si rifugia in Belgio, dove ospite dell’Università di Bruxelles continua le sue ricerche sul sistema nervoso.
Non ha più nulla, ma rientrata a Torino nel 1940, non si perde d’animo e si costruisce in casa un vero e proprio laboratorio. Continua i suoi studi accompagnata dall’amico Levi e non smette mai di lottare per ciò in cui crede: la scienza.
Nel 1941 i bombardamenti della seconda guerra mondiale la costringono ad andar via da Torino. Nel 1943 vivrà in clandestinità a Firenze dove diviene medico presso il quartier generale Anglo-Americano assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia.
È qui che Rita capisce che questo non può essere il suo lavoro: troppo dolore umano e lei come medico non riesce a trovare il giusto distacco emotivo da tutto quel dolore.
Rita Levi-Montalcini ha solo 34 anni. Eppure ha dovuto abbandonare amici, famiglia, lavoro, e ha dovuto combattere contro pregiudizi, ostilità incontrando dolore e cercando di fare ciò in cui aveva sempre creduto: aiutare il prossimo, pensare agli altri prima che a se stessa.
La vita scorre, la seconda guerra mondiale finisce e gli studi di Rita Levi continuano senza sosta.
Nel 1947 Rita riceve un importante incarico dal Dipartimento di Zoologia della Washington University e quello che doveva essere un breve intervallo di studi americani si trasforma in più di 30 anni di attività e incarichi americani.
Ma è nel culmine della sua carriera che nel 1986 ottiene il premio Nobel per la medicina.
Il premio Nobel è un’onorificenza di portata mondiale, attribuita annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, «apportando considerevoli benefici all’umanità», per le loro ricerche, scoperte ed invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno in favore della pace mondiale.
Viene all’unanimità considerato come l’encomio supremo dell’epoca contemporanea.
Il premio le viene assegnato per un importante scoperta sulla crescita delle cellule nervose del sistema nervoso centrale (fattore NGF).
Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all’inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo».
Anche in questa occasione Rita si dimostra essere una persona generosa e attenta agli altri; infatti devolve una parte del premio alla comunità ebraica per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma.
Ma la generosità non si ferma qui ed è storia dei giorni nostri: nel 1992 ha istituito assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi-Montalcini, rivolta alla formazione ed all’educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario (progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg”), con l’obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese, nella convinzione che:
“Solo con l’istruzione è possibile sconfiggere l’ignoranza”.
Alla domande della giornalista Concita de Gregorio dell’ “Unità”perché donne e perché Africa, Rita Levi risponde così:
“Perché guardi che cosa abbiamo fatto in Africa, dagli anni del colonialismo in poi. Guardi come l’abbiamo violentata e usata. Distrutta. Una tragedia spaventosa. Abbiamo preso le loro ricchezze e speculato sulle debolezze che abbiamo contribuito a creare. Abbiamo molto da restituire, molto risarcimento da pagare. In istruzione, certo. L’unica salvezza possibile per le genti di ogni luogo è l’accesso alla cultura».
E perché le donne?

«Perché le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società. Pensi al nostro Occidente. Ho appena scritto un libro dedicato ai ragazzi, l’ho pubblicato con una casa editrice per giovani. Ne sono fiera. L’abbiamo intitolato “Le tue antenate”. Parla di donne pioniere. Quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca. Lei conosce Emily Noether, la fondatrice dell’algebra moderna?»

E voi la conoscete? E chissà quante altre donne illustri e importanti nel mondo delle scienze rimarranno nell’oscurità soltanto perché fanno bene una cosa: il loro lavoro con impegno, ricerca e sacrificio quotidiano ma senza voler ostentare o “pubblicizzare” nulla di tutto ciò.
E sono certa che molte donne, di scienza e non solo, hanno visto in Rita Levi-Montalcini il simbolo della forza delle donne, di chi di fronte alle difficoltà e al dolore va avanti nelle sue convinzioni, con indipendenza, ottimismo, impegno e voglia di lavorare.
Oggi a 102 anni, la Senatrice Rita Levi-Montalcini è per tutte noi un esempio di ciò che significa combattere per ciò in cui si crede, nonostante gli obblighi sociali, morali e religiosi.
E se questo viene perseguito con onestà e sacrificio, con le nostre possibilità, le nostri doti e la nostra bravura raggiungeremo il i più bel premio della vita: rendere il nostro mondo migliore, per noi e per gli altri.
Ecco perché i premi che Rita Levi-Montalcini ha ricevuto in questi anni non possono essere che un grazie da parte di tutti noi a quello che lei ha fatto per rendere il nostro mondo migliore:
è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 1° agosto del 2001.
Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall’Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bocconi (Milano).
Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint-Vincent, il premio Feltrinelli e il premio Albert Lasker per la ricerca medica.
Il 22 gennaio 2008 è stata insignita della laurea specialistica honoris causa in biotecnologie industriali presso l’Università Bicocca di Milano.
Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ha ricevuto il Wendell Krieg Lifetime Achievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club.
Mi piace pensare che tutto questo Rita Levi-Montalcini l’ha costruito senza tecnologie e con la sola passione e forza di volontà ma, nonostante ciò, sia comunque una donna di spirito, ironica e aperta alle novità.
Ecco come risponde ad alcune domande di Concita De Gregorio:
Se avesse potuto frequentare più assiduamente un uomo del suo tempo su chi avrebbe fatto cadere la scelta?

«Ma non c’è dubbio. Albert Einstein. Il segreto della creatività risiede nella curiosità, nella mente che rimane bambina, diceva. Un grande insegnamento. Restare bambini. Oltretutto (ride) anche Einstein appartiene alla cosiddetta razza inferiore…come me».

Qual è stata a suo parere la più grande invenzione o scoperta del secolo? Un farmaco? Uno strumento di diagnosi?

«Ma no, è stata senza dubbio Internet. L’informatica. I nuovi Magellano dell’era digitale. La comunicazione globale. Ma come mai mi chiede questo, lei non usa Internet?».

Psicologi e psicoterapia “low cost” a Torino contro la crisi

In tempo di crisi, con l’aumentare dell’ansia di non arrivare a fine mese, i problemi psicologici possono peggiorare una situazione già preoccupante. Ma, ora, viene in aiuto una associazione che permette di non  preoccuparsi troppo dei risvolti economici che una terapia professionale comporta.
E’ questa l’idea che sta alla base dell’iniziativa di ECO,  Associazione no-profit  di Torino che ha lanciato da poco  un progetto di supporto al disagio psicologico per persone in difficoltà anche economiche che non possono permettersi le normali tariffe.
Gli psicologi e gli psicoterapeuti che hanno aderito a questa iniziativa sono esperti nella sofferenza psicologica di bambini e adulti, e sono specializzati in disturbi dell’umore e d’ansia, disturbi dell’alimentazione, elaborazione del lutto e traumi, disabilità, difficoltà di coppia e sessuali.

 

COME FUNZIONA?

“Il primo appuntamento è gratuito - spiega la dr.ssa Luigina Pugno, coordinatrice dell’iniziativa – e serve per spiegare il funzionamento del progetto e a raccogliere la domanda di aiuto, in modo da essere inviati al professionista più idoneo alla vostra necessità”.

“Successivamente le visite verranno definite con un ottimo rapporto qualità prezzo che tenga conto delle difficoltà del paziente, e quindi accessibili a chiunque”.

“Il nostro obiettivo – continua la dr.ssa Pugno – è quello di avvicinare la psicologia alla gente, anche dal punto di vista economico. Durante questo periodo di crisi, infatti c’è una fascia di popolazione che ha bisogno di cure ma non può permetterselo”.

COSA VUOL DIRE “LOW COST”? 

“Low cost” significa che la tariffa per ogni seduta è inferiore al minimo del tariffario medico proposto dall’Ordine degli Psicologi, ma la qualità dell’assistenza è allo stesso livello che ricevereste pagando la normale tariffa della seduta.Gli psicologi e gli psicoterapeuti che hanno aderito a questa iniziativa sono infatti tutte persone sensibili  alle difficoltà di pazienti che, ad esempio, hanno perso il posto di lavoro e che faticano ad andare avanti, oppure di giovani pazienti under 30 che, in mancanza di un lavoro, non possono permettersi parcelle da capogiro.”Tra l’altro, – fa notare la dottoressa – è proprio sulla sofferenza di tipo psicologico che il momento di crisi economica può influire  dal punto di vista personale che professionale. Per questo cerchiamo di aiutare le persone che sono seriamente in difficoltà”.


L’ASSOCIAZIONE E.C.O.

L’Associazione senza fini di lucro E.C.O. (Epistemologia – Comunicazione – Orientamento), fondata a Torino nel 1998, si avvale dei contributi di professionisti che operano nell’ambito psicologico, sociale ed educativo, al fine di fornire consulenza a privati ed enti.
In linea con le difficoltà socioeconomiche che sta vivendo il nostro Paese le ASL hanno pochi fondi rispetto alle esigenze dei cittadini e hanno aumentato il costo del ticket riducendo il numero degli operatori, creando un allungamento delle liste di attesa.
Ad esempio se si chiede un supporto nei Centri di salute mentale, è normale avere una lista di attesa di circa 7 mesi, e l’aiuto che si può ricevere consiste in circa 12 colloqui (dipende dal Csm di zona).
L’Associazione E.C.O. ha quindi accolto la disponibilità di alcuni professionisti del settore psicologico a fornire prestazioni professionali del settore psicologico a un costo davvero contenuto, a coloro che si trovano in difficoltà psicologica ed economica.
Fonte: Gravità Zero

 

Ornano-Tomasinelli: da Zelig ai Giovedì Scienza, “che fatica sopravvivere!”

A Torino con i GiovedìScienza uno SPETTACOLO FRA SCIENZA E COMICITA’
GIOVEDÌ 20 DICEMBRE ORE 21 al Teatro Colosseo, Via Madama Cristina. Ingresso libero sino a esaurimento posti
CHE FATICA SOPRAVVIVERE! LA VITA E’ DURA ANCHE PER I PREDATORI…
con Antonio Ornano, attore comico Zelig
e Francesco Tomasinelli, biologo e fotogiornalista

Una serata dedicata alle grandi sfide della sopravvivenza nel mondo animale, con uno stile tra divulgazione scientifica e comicità. Francesco Tomasinelli, biologo e divulgatore, cercherà di ridimensionare alcuni dei fatti che vengono raccontati sugli animali, e in particolar modo sui predatori, a proposito dei quali l’immaginario popolare nutre spesso opinioni del tutto sbagliate. Nel corso della serata Tomasinelli interagirà continuamente con un ospite d’eccezione, Antonio Ornano, comico di Zelig, divenuto famoso con il personaggio del naturalista che tanto disprezza gli animali domestici, quanto adora i grandi predatori e gli animali feroci. Ornano e Tomasinelli esaminano alcuni casi del rapporto tra prede e predatori, confrontando le loro lotte per la sopravvivenza alle placide esistenze degli animali domestici. Irresistibile e istruttivo l’effetto umoristico.
L’etologo non è un personaggio inventato, ma proprio l’imitazione di Francesco Tomasinelli, amico d’infanzia di Antonio. Qui li vediamo in una precedente intervista di Francesca Baroncelli e Daniele Miggino. Montaggio di Francesca Baroncelli.

www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=fqKu5o9sFng

Antonio Ornano
Trentanove anni, laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Genova. Ornano lavora a Genova in una organizzazione imprenditoriale che rappresenta le piccole e medie imprese, ma fa teatro e cabaret da una ventina di anni. Il personaggio del biologo che adora i predatori, che lo ha reso famoso a Zelig, è comparso anche su MTV a Central Station. Ornano ha alle spalle anche una lunga serie di altre apparizioni in programmi tv (Scorie di RAI2), serie televisive e cortometraggi. Con Francesco Tomasinelli, di cui è amico dai tempi del liceo, ha scritto molti dei testi del personaggio di Zelig.
Francesco Tomasinelli
Quarant’anni, laureato in Scienze ambientali marine presso l’Università di Genova, da sempre è affascinato dalla natura, e soprattutto dalle sue espressioni più insolite. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti in grandi acquari, per poi dedicarsi all’editoria, alla divulgazione scientifica e a consulenze ecologiche e ambientali per aziende e studi professionali. Come fotogiornalista collabora con numerose case editrici e riviste, soprattutto nel settore scienza e turismo, oltre che con alcune agenzie fotografiche in Italia e all’estero. É specializzato in fotografia scientifica, in particolare sui temi della natura, del lavoro e del viaggio. Con Emanuele Biggi ha curato mostre scientifiche ospitate in vari musei italiani. Tra queste, Arachnida, Copioni e Copiati e Predatori del Microcosmo.

Ramses III fu assassinato: risolto uno dei misteri insoluti della storia

Il faraone venne sgozzato. Trovato un amuleto sulla ferita. Il mistero della morte risolto grazie a Tac, raggi e Dna. Indagini scientifiche chiariscono il risultato della congiura dell’harem contro il faraone dell’Antico Egitto.

Al Museo Egizio di Torino è custodito un papiro che descrive uno dei crimini più atroci accaduti nell’Antico Egitto: a metà del XII secolo a.C. nel gineceo del Faraone, la concubina Tij pianificava l’uccisione del suo coniuge, il sovrano divino Ramses III. L’obiettivo era mettere sul trono suo figlio Pentawer. Qualcosa andò però storto: la congiura fu scoperta e tutte le persone coinvolte vennero condotte in tribunale e punite. Oggi uno studio rivela se la morte di Ramses III è da ricondurre alla congiura.

Il team di ricerca, guidato dall’egittologo Zahi Hawass, da Carsten Pusch, esperto di genetica dell’Università di Tubinga e da Albert Zink, paleopatologo dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC), ha sottoposto la mummia del faraone a TAC, ad analisi genetico-molecolari e a indagini radiologiche. Le immagini della tomografia computerizzata, esaminate a Bolzano e al Cairo, hanno rivelato che al faraone fu tagliata la gola quando era ancora in vita. “Solo grazie alla TAC si è potuta vedere la ferita alla gola, nascosta da una benda sul collo,” riferisce Zahi Hawass, che, al momento degli studi, era Segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie e ha quindi ottenuto l’accesso alla mummia in numerose occasioni. “Eravamo già a conoscenza del fatto che Ramses morì nel 1156 a.C., all’età di circa 65 anni. Rimanevano da indentificare le cause della morte,” continua Hawass.

Un amuleto per la vita nell’oltretomba
Analizzando le immagini della TAC, i ricercatori hanno inoltre scoperto un amuleto inserito nella ferita. Si tratta del cosiddetto occhio di Horus, un simbolo molto diffuso nell’Antico Egitto, usato per la protezione dagli incidenti e la rigenerazione del corpo. “Il taglio alla gola e l’amuleto provano chiaramente che il faraone è stato assassinato,” spiega Albert Zink. “L’amuleto fu collocato nella ferita dopo la sua morte per favorire una guarigione totale nell’aldilà”. Ma Ramses III fu davvero ucciso durante la congiura dell’harem, come suggerito dal Papiro Giuridico di Torino?

Identificato il figlio di Ramses III
Alcune prove a supporto di questa ipotesi sono state individuate in un’altra mummia. Grazie ad analisi del DNA, gli esperti hanno provato che Ramses III era direttamente imparentato con una mummia conosciuta finora col nome di “Unknown Man E”. Si era già ipotizzato che questa mummia, appartenente a un uomo di 18-20 anni, potesse essere Pentawer, il figlio di Ramses che presumibilmente aveva fomentato la congiura insieme a sua madre, con l’intenzione di sottrarre il potere al padre. L’équipe di ricerca è riuscita ora, analizzando le impronte genetiche, a scoprire una corrispondenza del 50 per cento tra il materiale genetico di Ramses III e quello della mummia non identificata. “La mummia è quindi, con tutta probabilità, uno dei figli di Ramses III. Per esserne certi al 100 per cento, bisognerebbe sequenziare il genoma della madre,” spiega Carsten Pusch, esperto di genetica molecolare all’Università di Tubinga. Sfortunatamente, la mummia di Tij, concubina di Ramses III e madre di Pentawer, non è mai stata trovata.

Suicidio del figlio?
Albert Zink e il suo team hanno condotto dei test radiologici anche sulla mummia che potrebbe appartenere a Pentawer. “A colpire la nostra attenzione è stato il fatto che il corpo fosse piuttosto gonfio. Inoltre, c’era una strana piegatura della pelle sul suo collo. Potrebbe essere il risultato di un suicidio per impiccagione. Infine il corpo è rivestito solo con pelle di capra – elemento considerato impuro – e fu mummificato senza aver prima rimosso gli organi interni e il cervello,” affermano gli scienziati.
Il fatto che il corpo del figlio di Ramses fu seppellito in un modo non consono a un principe potrebbe suggerire che fu proprio lui uno dei promotori della rivolta dell’harem. A Pentawer potrebbe essere stata offerta la possibilità di suicidarsi per evitare una pena peggiore nell’aldilà, come confermato dal Papiro Giuridico di Torino.

Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista British Medical Journal.

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