Quantcast
Enrico Ballani: professione architetto paesaggista

Enrico Ballani: professione architetto paesaggista

31 marzo 2016 | ,

L’architetto paesaggista è colui si occupa della progettazione di ambienti esterni, unendo competenze tecniche e creatività per valorizzare le potenzialità degli spazi esterni.

Architettura del paesaggio, un settore ancora poco conosciuto in Italia… Qual è la situazione attuale?

Enrico Ballani

Enrico Ballani

La figura professionale dell’architetto paesaggista è ancora poco conosciuta sul territorio italiano. Basta pensare che se chiedessimo ad una persona qualsiasi “a chi si rivolgerebbe per migliorare l’aspetto del proprio giardino?”, la risposta sarebbe sicuramente, il vivaista o il giardiniere. Sicuramente queste figure professionali sapranno riqualificare la vegetazione del giardino, ma non terranno conto dell’ambiente privato o pubblico in cui si trova l’area la riorganizzare e che cosa vi è nei dintorni. La progettazione di un’area non è solo vegetazione, e il buon risultato si ha con il giusto equilibrio di materiali e colori che si uniscono al contesto.

L’Italia in questo campo dimostra di non essere al passo con il resto d’Europa e del mondo, sia che parliamo di verde privato che di verde pubblico. È comunque più facile sentirne parlare nel privato, in quanto, sembra da qualche anno cresciuto l’interesse delle persone nei confronti di professionisti come l’architetto, l’interior design, l’arredatore.

Come si diventa architetto paesaggista?

A oggi sono ancora poche le università Italiane che insegnano questa professione: Firenze, Genova, Torino, Napoli. Io ho scelto di frequentare a Firenze anche per la profonda tradizione artistica insita nella città.

Ma per diventare architetti paesaggisti è sicuramente indispensabile avere una buona immaginazione e tanta creatività, che permettano di vedere il progetto finito già nel momento in cui si ispeziona il sito per la prima volta.

Senza dubbio la formazione superiore all’istituto agrario, e la laurea in Riassetto del Territorio e tutela del paesaggio, hanno facilitato la mia conoscenza delle piante, del loro mantenimento, oltre che del loro utilizzo.

Sono in molti a chiedersi il modo in cui nasce il progetto di un terrazzo o di un giardino. Quali sono i suoi punti di riferimento iniziali?

Il progetto nasce dall’analisi, l’osservazione e la conoscenza del sito. Tutte queste nozioni di base vengono poi elaborate dall’architetto paesaggista con la sua creatività e la conoscenza dei nuovi materiali in commercio. Si creano delle proposte che vengono fatte visionare dal cliente, che potrà indirizzare in altro modo o essere concorde con l’architetto. Naturalmente si cerca sempre di trovare la soluzione migliore per il cliente, ma spesso mi trovo nella posizione di poter consigliare il cliente in modo da utilizzare prodotti e arredi di nuova generazione e soprattutto materiali di lunga durata che avranno un deperimento minimo nel corso del tempo e manterranno il progetto pulito e ordinato a lungo.

enrico_ballani2

Tanto in città quanto in campagna si vedono sempre più spesso giardini meravigliosi strutturati. Ma chi è il committente-tipo di un paesaggista?

Il committente tipo è colui che riconosce la posizione professionale dell’architetto paesaggista e sa cosa sta cercando, ovvero sa come utilizzerà l’area che ci si presta a riorganizzare, e che giorno dopo giorno se ne prenderà cura. È inoltre colui che si fida dei consigli dell’architetto paesaggista e si confronta con lui per arrivare al risultato migliore. È colui che sa che il giardino non termina nel momento in cui viene consegnato il progetto, ma che lo aiuterà a mantenersi nel tempo. Il giardino, infatti inizierà a vivere nel momento della consegna dei lavori.

È possibile oggi realizzare un terrazzo o un giardino a bassa manutenzione , che richieda poca attenzione da parte del proprietario e che, ad esempio, possa vivere con un minimo di acqua, o che si illumini di notte con poca energia elettrica. Per dirlo con una sola parola: è possibile progettare un terrazzo o un giardino “sostenibili”?

Si è possibile. Oggi in commercio possiamo trovare materiali innovativi e piante autoctone che ne permettono la realizzazione. Legni trattati per esterni, materiali composti in WPC (wood plastic composite), plastiche lavorate che diventano tessuti, metalli e resine per la formazione di sedute, vasche, ecc.. Anche se non dobbiamo dimenticare che un minimo sforzo per la cura del nostro giardino o del nostro terrazzo, dovremmo sempre farlo. Non esiste nessun area verde, se pur sostenibile che non necessiti, anche se magari in minima parte di manutenzione e cura.

Quali sono le novità più interessanti del settore?

Le novità sono i materiale che ogni giorno vengo creati o riproposti come elementi di valore che arricchiscono il progetto stesso. Ma la cosa più caratteristica del momento è l’utilizzo di pareti e tetti verdi che possono trasformare gli spazi in modo più naturale. Trasmettono un maggior senso armonico e distolgono l’attenzione dallo stress quotidiano.

Per concludere, con quanto l’amore per il giardino, per il paesaggio e per la sua professione ha arricchito la sua vita?

L’amore per questo lavoro lo trasmetto al committente ogni qualvolta mi trovo davanti la possibilità di cominciare un lavoro. Sicuramente il fatto di essere cresciuto in campagna ha segnato profondamente il mio amore per la natura e mi ha portato a guardarla con occhi diversi. Gli occhi di chi guarda con la conoscenza e lo studio dalla sua parte, per essere sempre pronti a rinnovarsi, innovarsi e cercare nuove prospettive. I miei studi sono stati una conseguenza prevedibile del modo in cui ho trascorso la mia infanzia, e sicuramente la creatività dei miei genitori ha inconsciamente posto le basi per la mia attività professionale.

Intervista svolta nell’ambito del corso di Interior Design dell’Accademia Telematica Europea

 

Professione Interior Designer: più che un lavoro una passione

Professione Interior Designer: più che un lavoro una passione

21 maggio 2015 |
Intervista a Roberta Coco, Interior Designer della provincia di Torino 
 .
roberta-coco
Una esperienza lunga 13 anni, poi i corsi di Interio Design alla Accademia Telematica Europea, e tanta tanta gavetta, fin dai primi disegni a mano: Roberta Coco (www.robertacocointeriordesign.it) negli anni ha realizzato  progetti  con tante aziende: come Berloni, Ernestomeda, Grande Arredo, Le Fablier, Doimo, Marchetti Maison e tante altre. Seguendo il progetto dal rilievo iniziale alla posa delle piastrelle a quella dei quadri, cercando di coordinare dalla scelta dello stile del mobile alla texture fino al complemento d’arredo.
 .
Si ritiene fortunata, perché l‘Interior Design più che un lavoro lo considera una passione, che può anche trasmettere agli altri. Deve dar tantissimo merito anche ai suoi titolari, sono stati degli ottimi insegnanti, trasmettendomi le loro esperienze.
 .
 .
TI DESCRIVI BREVEMENTE? 
 .
Descriversi non è mai facile. Mi reputo una persona semplice come tante altre, con la passione per l’arredo, per il design. Sono molto schietta, infatti, mi dicono sempre le persone con cui lavoro, che mi si legge in volto quando una cosa non mi piace o sono poco convinta. Testarda, non mollo finchè non dico va bene! Ma so anche scendere a compromessi quando serve. Mi piace ascoltare le idee degli altri, i pareri e anche le critiche, anche quelle e soprattutto le critiche costruttive aiutano a crescere.

 

QUALI SONO LE QUALITÀ CHE DEVE AVERE UN INTERIOR DESIGNER? 


Saper ascoltare e capire cosa vuole o sogna il committente. Essere preparati e aggiornati, saper dare la giusta soluzione. Non essere mai presuntuosi, anzi devi dare sempre le giuste spiegazioni al proprio cliente delle modifiche e scelte che hai apportato nel progetto, renderli partecipi del mio lavoro, costruire insieme il proprio alloggio o attività.

 

PARLACI DEL TUO ULTIMO PROGETTO 


Con i ragazzi Francesco e Nancy ci siamo incontrati una sera in una pizzeria da ristrutturare: la QU4TTRO QU4RTI, chiacchierando e facendo delle domande ben precise ho percepito il loro malumore sull’ambiente. Le loro richieste erano ben precise, chiarissime, volevano dar vita a quel posto che per loro è importantissimo, lo si leggeva anche nei loro occhi, nelle loro espressioni, nell’emozione che mi hanno trasmesso. Volevano creare un luogo confortevole, allegro ma elegante allo stesso tempo, ma non sapevano da dove iniziare e avevano paura di fare scelte sbagliate. Così sono intervenuta io.
.
Pizzeria QU4TTRO QU4RTI

il progetto inziale

 .

Sulla scelta dello schema colore mi sono basata soprattutto sulle dimensioni della stanza e sulla quantità di luce naturale in ingresso, dato che abbiamo solo una porta finestra grande. E poi ai lavori che potevamo fare e cose che non si potevano toccare, al colore già inserito per il tovagliato, che non avrebbero cambiato per il momento, per gli arredi già esistenti.

Pizzeria Qu4ttro Qu4rti

una fase dei lavori

E soprattutto è una pizzeria, un luogo conviviale, volevo con il colore stuzzicare i sensi dell’appetito, renderlo accogliente da aver voglia di trascorrere delle cene insieme ad amici, parenti o solo coppie, adatto a qualsiasi fascia d’età, creare un ricordo piacevole.

I problemi erano tanti, in primis il tempo! Non potevamo fare lavori strutturali, o abbassare il tetto con l’uso del cartongesso. Sulle pareti, e ancor più pesante sul tetto, ho trovato come pittura un plastico effetto muro grezzo, molto rustico, ma non era lo stile che volevamo dare. Insieme al pittore abbiamo trovato la soluzione più consona e nel minor tempo capace di togliere completamente quell’effetto sia sulle parerti che sul tetto con un materiale nuovo.
 .
Pizzeria QU4TTRO QU4RTI

Pizzeria QU4TTRO QU4RTI

Nel tetto della sala principale ho inserito come colore un rosso, quasi come il colore del fuoco, caldo ma non scuro, sulle pareti richiamandomi al colore delle tovaglie del pavimento, ho scelto un beige deciso, anche in modo da dar contrasto ai grandi quadri colorati che abbiamo inserito sulle pareti, illuminati sul retro con dei led.

La mia soddisfazione più grande è stata la felicità di Nancy e Francesco a lavori finiti, era quello che avevano sognato, questo per me è il regalo più grande che ogni volta mi da il mio lavoro, ma come sempre pensi all’impatto che può dare ai loro clienti, certo a non tutti può piacere, è normalissimo.
L’altra sera mi arriva una telefonata, mi raccontano che mentre aspettavano hanno sentito tante persone clienti come loro che chiacchieravano apprezzando molto i lavori fatti, dai colori ai quadri, le tende, tutto! Non vi nascondo la mia gioia, per me, ma anche per i ragazzi che con tanti sacrifici erano arrivati a fare i lavori.

 

È VERO CHE LE IDEE NASCONO QUANDO MENO TE L’ASPETTI? 


Si è verissimo, soprattutto di notte dato che mi addormento molto tardi, quando c’è silenzio assoluto la mia testa inizia a disegnare, non è un caso l’immagine sul Blog di una ragazza con tante farfalline che volano dalla testa con gli occhi chiusi.

Il sito personale di Roberta Coco, Interior Designer di Vinovo (in provincia di Torino):  www.robertacocointeriordesign.it