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Anche in Piemonte ci sono diversi punti vendita di Esselunga. Purtroppo ci è stata segnalata una grave situazione su cui occorre fare luce
Safra è un consorzio di cooperative che lavora nei magazzini di Esselunga. Lavorano con loro 200 stranieri. Alcuni dipendenti sei mesi fa hanno deciso di protestare contro carichi di lavoro e orari ritenuti insostenibili. Il consorzio ha risposto sospendendo i rappresentanti sindacali e licenziando 25 dipendenti. Se la Cigl è cauta e tratta, Bernardo Caprotti, imprenditore dei famosi supermercati del nord e autore del libro-denuncia “Falce e carrello” potrebbe cambiare cooperativa ma se ne lava le mani. Nel frattempo a due lavoratori il giudice ha già dato ragione. “Se ti iscrivi al sindacato, ti licenzio”. “Alla cooperativa non piace che il lavoratore alzi la testa, per loro devi solo dire: sì, va bene”. Le parole degli operai Safra, il consorzio di facchinaggio operante nei magazzini Esselunga di Pioltello (Milano), descrivono un clima di paura nel polo logistico: paura di protestare per i propri diritti e di organizzarsi liberamente attraverso il sindacato. Se lo fai, sei fuori. È quello che è successo a 25 lavoratori, tutti con regolare contratto a tempo indeterminato, di Safra, un consorzio di cooperative con sede a Milano. Tre delle cooperative che ne fanno parte, con un totale di 200 dipendenti, lavorano per la catena di supermercati Esselunga. La loro storia ha inizio sei mesi fa, il 7 ottobre, quando, dopo essersi iscritti al S.I. Cobas (in totale sono 70 gli operai con la tessera del sindacato, sui 220 che lavorano nei magazzini Esselunga), hanno scioperato contro condizioni di lavoro “disumane”: truffe in busta paga, un carico di pesi da portare avanti e indietro tra camion e muletti che va oltre quanto consentito per legge, un regime di maltrattamenti “psicologici e fisici” e di ricatto che permette ai caporali stessi di decidere arbitrariamente chi far lavorare di giorno in giorno. Gli operai, tutti stranieri e per questo più ricattabili, sono riusciti – con l'appoggio del sindacato intercategoriale - a trovare l'unità e il coraggio di alzare la testa, mettere da parte la paura e dire “basta” allo sfruttamento di cui si sentivano vittime. Il consorzio aveva reagito mettendo in ferie forzate dodici delegati sindacali di S.I. Cobas (il sindacato intercategoriale dei lavoratori auto- organizzati) per poi sospenderli e infine licenziarli per “scarso rendimento”. Poi nuove proteste con un presidio permanente davanti ai cancelli del magazzino drogheria e, per reazione, nuovi licenziamenti da parte di Safra, fino ad arrivare a 25 licenziamenti. Diversi i momenti di tensione con picchetti, assemblee, qualche scontro con le forze dell'ordine e varie manifestazioni, come quella del 10 dicembre 2011 a Pioltello, che ha visto sfilare in solidarietà ai licenziati un migliaio di persone, in gran parte immigrati impiegati nelle aziende della zona. Il presidio permanente ha retto fino al 20 marzo, quando è stato smantellato per ordinanza del sindaco Antonio Concas, a causa di “pesanti disagi” per la collettività.

Anche in Piemonte ci sono diversi punti vendita di Esselunga. Purtroppo ci è stata segnalata una grave situazione su cui occorre fare luce

Safra è un consorzio di cooperative che lavora nei magazzini di Esselunga. Lavorano con loro 200 stranieri. Alcuni dipendenti sei mesi fa hanno deciso di protestare contro carichi di lavoro e orari ritenuti insostenibili. Il consorzio ha risposto sospendendo i rappresentanti sindacali e licenziando 25 dipendenti. Se la Cigl è cauta e tratta, Bernardo Caprotti, imprenditore dei famosi supermercati del nord e autore del libro-denuncia “Falce e carrello” potrebbe cambiare cooperativa ma se ne lava le mani. Nel frattempo a due lavoratori il giudice ha già dato ragione.

“Se ti iscrivi al sindacato, ti licenzio”. “Alla cooperativa non piace che il lavoratore alzi la testa, per loro devi solo dire: sì, va bene”.

Le parole degli operai Safra, il consorzio di facchinaggio operante nei magazzini Esselunga di Pioltello (Milano), descrivono un clima di paura nel polo logistico: paura di protestare per i propri diritti e di organizzarsi liberamente attraverso il sindacato. Se lo fai, sei fuori.

È quello che è successo a 25 lavoratori, tutti con regolare contratto a tempo indeterminato, di Safra, un consorzio di cooperative con sede a Milano. Tre delle cooperative che ne fanno parte, con un totale di 200 dipendenti, lavorano per la catena di supermercati Esselunga. La loro storia ha inizio sei mesi fa, il 7 ottobre, quando, dopo essersi iscritti al S.I. Cobas (in totale sono 70 gli operai con la tessera del sindacato, sui 220 che lavorano nei magazzini Esselunga), hanno scioperato contro condizioni di lavoro “disumane”: truffe in busta paga, un carico di pesi da portare avanti e indietro tra camion e muletti che va oltre quanto consentito per legge, un regime di maltrattamenti “psicologici e fisici” e di ricatto che permette ai caporali stessi di decidere arbitrariamente chi far lavorare di giorno in giorno.

Gli operai, tutti stranieri e per questo più ricattabili, sono riusciti – con l’appoggio del sindacato intercategoriale – a trovare l’unità e il coraggio di alzare la testa, mettere da parte la paura e dire “basta” allo sfruttamento di cui si sentivano vittime. Il consorzio aveva reagito mettendo in ferie forzate dodici delegati sindacali di S.I. Cobas (il sindacato intercategoriale dei lavoratori auto- organizzati) per poi sospenderli e infine licenziarli per “scarso rendimento”. Poi nuove proteste con un presidio permanente davanti ai cancelli del magazzino drogheria e, per reazione, nuovi licenziamenti da parte di Safra, fino ad arrivare a 25 licenziamenti. Diversi i momenti di tensione con picchetti, assemblee, qualche scontro con le forze dell’ordine e varie manifestazioni, come quella del 10 dicembre 2011 a Pioltello, che ha visto sfilare in solidarietà ai licenziati un migliaio di persone, in gran parte immigrati impiegati nelle aziende della zona.

Il presidio permanente ha retto fino al 20 marzo, quando è stato smantellato per ordinanza del sindaco Antonio Concas, a causa di “pesanti disagi” per la collettività.

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