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Il destino di Celeste, colpita da una malattia neurologica che non ha cure, che provoca una progressiva atrofizzazione dei muscoli e ti toglie il respiro fino a farti soffocare, è appeso alla decisione del giudice del lavoro di Venezia. Un tribunale dovrà decidere se continuare la cura di un pediatra ora in pensione, il dottor Mario Andolina, e della onlus Stamina Foundation, che prevede il trapianto di midollo e periodiche iniezioni di cellule staminali. Una terapia che, praticata all’ospedale di Brescia, aveva messo in moto il corpicino di Celeste: da uno stato di totale immobilità, aveva iniziato a muovere la testa, le gambe, le braccia fino all’arresto del processo degenerativo, certificato dai medici lo scorso settembre. La terapia è stata però bloccata da un’inchiesta sulla onlus del pm di Torino Raffaele Guariniello, che ha indagato psicologi e medici della fondazione. I carabinieri del Nas hanno ispezionano i laboratori dell’ospedale di Brescia, e l’Agenzia del farmaco ha bloccato «con decorrenza immediata prelievi, trasporti, manipolazioni, colture, stoccaggi e somministrazioni di cellule umane presso gli ospedali civili di Brescia in collaborazione con la Stamina Foundation». Da maggio, Celeste non riceve più le cellule del midollo osseo prelevato dalla madre Elisabetta. Dopo tre trattamenti, è migliorata fino a stare seduta nel passeggino, a ridere e provare a cantare, a muovere braccia e gambe. Ora quelle cellule, che rappresentano la speranza di cura e salvezza per la bimba, sono inutilizzate nonostante i risultati della terapia. Non solo sulla bambina, ma anche su altri tredici pazienti, molti bambini, che hanno sperimentato le cure. «Una paziente con Sla e una con la sindrome di Kennedy che dopo le cure stanno nettamente migliorando — dice il dottor Andolina — un bambino affetto da malattia di Niemann Pick e un’altra bimba in coma dalla nascita che dopo un anno riesce ora a respirare senza ventilatore meccanico e inizia a comunicare coi genitori». Anche per loro, i signori Carrer, tramite gli avvocati Dario Bianchini e Marco Vorano, hanno fatto ricorso al tribunale di Venezia. «Il laboratorio viene ritenuto idoneo per gestire trapianti di bambini di tutta Europa ed è considerato all’avanguardia — dice l’avvocato Bianchini — viene invece ritenuto inadeguato per delle cure compassionevoli, necessarie dopo il trapianto. C’è un’evidenza clinica che dice che Celeste, dopo quelle terapie, è migliorata». Il dottor Andolina ha visitato la bimba appena due giorni fa. «Fino a un mese fa era un miracolo. Ora comincia a cedere: il respiro è più affannoso, il pancino si muove a fatica, la deglutizione della saliva è incerta». Per il medico, «il blocco di Brescia provocherà purtroppo la morte di diversi pazienti. Il decreto del ministro Turco, poi reiterato dal ministro Fazio nel 2008 — ricorda il medico — impone la cura con staminali in caso di pericolo di vita o di aggravamento di un paziente, e permette di coltivare le cellule in qualsiasi laboratorio senza altre autorizzazioni ministeriali ». Per il pediatra, «la terapia dà fastidio perché le cure con staminali sono quasi gratuite, basta un prelievo di midollo dai parenti. Le cure tradizionali costano invece migliaia di euro.

Il destino di Celeste, colpita da una malattia neurologica che non ha cure, che provoca una progressiva atrofizzazione dei muscoli e ti toglie il respiro fino a farti soffocare, è appeso alla decisione del giudice del lavoro di Venezia. Un tribunale dovrà decidere se continuare la cura di un pediatra ora in pensione, il dottor Mario Andolina, e della onlus Stamina Foundation, che prevede il trapianto di midollo e periodiche iniezioni di cellule staminali. Una terapia che, praticata all’ospedale di Brescia, aveva messo in moto il corpicino di Celeste: da uno stato di totale immobilità, aveva iniziato a muovere la testa, le gambe, le braccia fino all’arresto del processo degenerativo, certificato dai medici lo scorso settembre. La terapia è stata però bloccata da un’inchiesta sulla onlus del pm di Torino Raffaele Guariniello, che ha indagato psicologi e medici della fondazione. I carabinieri del Nas hanno ispezionano i laboratori dell’ospedale di Brescia, e l’Agenzia del farmaco ha bloccato «con decorrenza immediata prelievi, trasporti, manipolazioni, colture, stoccaggi e somministrazioni di cellule umane presso gli ospedali civili di Brescia in collaborazione con la Stamina Foundation». Da maggio, Celeste non riceve più le cellule del midollo osseo prelevato dalla madre Elisabetta. Dopo tre trattamenti, è migliorata fino a stare seduta nel passeggino, a ridere e provare a cantare, a muovere braccia e gambe. Ora quelle cellule, che rappresentano la speranza di cura e salvezza per la bimba, sono inutilizzate nonostante i risultati della terapia. Non solo sulla bambina, ma anche su altri tredici pazienti, molti bambini, che hanno sperimentato le cure. «Una paziente con Sla e una con la sindrome di Kennedy che dopo le cure stanno nettamente migliorando — dice il dottor Andolina — un bambino affetto da malattia di Niemann Pick e un’altra bimba in coma dalla nascita che dopo un anno riesce ora a respirare senza ventilatore meccanico e inizia a comunicare coi genitori». Anche per loro, i signori Carrer, tramite gli avvocati Dario Bianchini e Marco Vorano, hanno fatto ricorso al tribunale di Venezia. «Il laboratorio viene ritenuto idoneo per gestire trapianti di bambini di tutta Europa ed è considerato all’avanguardia — dice l’avvocato Bianchini — viene invece ritenuto inadeguato per delle cure compassionevoli, necessarie dopo il trapianto. C’è un’evidenza clinica che dice che Celeste, dopo quelle terapie, è migliorata». Il dottor Andolina ha visitato la bimba appena due giorni fa. «Fino a un mese fa era un miracolo. Ora comincia a cedere: il respiro è più affannoso, il pancino si muove a fatica, la deglutizione della saliva è incerta». Per il medico, «il blocco di Brescia provocherà purtroppo la morte di diversi pazienti. Il decreto del ministro Turco, poi reiterato dal ministro Fazio nel 2008 — ricorda il medico — impone la cura con staminali in caso di pericolo di vita o di aggravamento di un paziente, e permette di coltivare le cellule in qualsiasi laboratorio senza altre autorizzazioni ministeriali ». Per il pediatra, «la terapia dà fastidio perché le cure con staminali sono quasi gratuite, basta un prelievo di midollo dai parenti. Le cure tradizionali costano invece migliaia di euro.

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