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Ci sono momenti in cui ci si adira con i politici, ci sono dei momenti in cui ci si vergogna degli enti preposti, ci sono altri momenti in cui si prova più schifo che rabbia per l'indegnità dei politici ma soprattutto degli uomini che prendono decisioni indegne. Oggi è uno di questi. Ma tutti pagheranno, non nell'aldilà, nella vita. Questa notte
Come più volte anticipato da Quotidiano Piemontese il consiglio comunale di Casale Monferrato ha approvato l’atto di indirizzo con cui mette la giunta di centrodestra in grado di accettare il risarcimento di 18,3 milioni offerto dalla Eternit nel processo per i morti da amianto. La seduta che si è chiusa alle 3 e mezzo del mattino di sabato è durata sei ore e mezzo ed è stata sospesa quattro volte dalla presidente per le proteste dei cittadini, che a centinaia si sono presentati in municipio per seguire i lavori. Il provvedimento  è stato approvato con diciannove voti favorevoli e undici contrari. L’accettazione dell’offerta economica da parte  di uno dei due imputati, lo  svizzero Stephan Schmidheiny, comporta il ritiro della costituzione a parte civile  della città di Casale Monferrato e la rinuncia a intraprendere, in futuro, qualsiasi azione legale
Fortunatamente qualcuno si era già indignato nei giorni scorsi
L’Eternit ce l’abbiamo tutti, e ce l’avremo ancora visto che gli studi dicono che il picco di mortalità deve ancora essere raggiunto. Ecco, provo a partire da qui: dal futuro. L’eventuale decisione del sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, di accettare la transazione offerta dai legali di  Schmidheiny in cambio dell’uscita dal processo non ha che fare solo con la polvere del passato, con nomi di morti da conservare nella memoria quotidiana, ma con i volti dei figli e con i nostri di oggi. Eternit, non a caso, richiama all’eternità. La durata del materiale è la durata del rischio di malattia. La latenza va dai quindici ai quarantacinque anni. Accettare la transazione diventa allora una resa davanti ai figli, una colpa davanti ai malati di oggi e, tristemente, di domani che vivranno in una città che ha deciso di dismettere il suo ruolo di testimone. Resteranno solo le voci dei familiari delle vittime, domani come oggi, orgogliose e miti. Ma il domani, mi si potrà forse ribattere, si costruirà migliore con i venti milioni di Schmidheiny. Un toccasana per il  bilancio comunale. Si potrà finanziare la ricerca. Anche ammesso che quei soldi non finiscano in parcheggi, in corruttele varie, mi domando se pecuniaolet qualche volta. Anche perché qualche denaro arriverà comunque con la sentenza di condanna, certo non così tanti ma quand’anche fossero meritoriamente spesi quei soldi resteranno i soldi dell’avidità che vince sulla dignità. Della cupidigia che non conosce limite all’offesa. Poiché accettando la transazione il sindaco Demezzi e la sua giunta offenderanno la città – proprio loro che sono chiamati a farsene portavoce – e la dignità di una comunità lacerata che ha trovato in questo processo una rinnovata forza di condivisione, di crescita, di confronto. Ricordo quando un pomeriggio di primavera tornai a Casale, dalla Torino in cui vivo e lavoro, e mi sorpresi dei balconi imbandierati con tricolori listati a lutto. Portavano la scritta nera: “Eternit: giustizia”. La richiesta di giustizia nei confronti di Schmidheiny e Cartier, ex dirigenti della Eternit Ag, che sapevano della pericolosità dell’amianto e hanno continuato a fare i loro profitti condannando a morte migliaia di persone, ebbene la richiesta di giustizia aveva ridestato quella città spersa nella nebbia della piccola provincia. Quella città caduta nell’oblio che, offesa, tornava a gridare dai muti balconi. E la giustizia va oltre la legge, oltre il processo. Oltre la polvere d’oro che ci viene gettata negli occhi. Se il sindaco Demezzi accetterà i denari di Schmidheiny romperà il desiderio di riconciliazione che sottende a qualsiasi desiderio di giustizia. Riconciliazione con il dolore, in questo caso. Farà così il gioco dell’imputato che, indebolendo il fronte accusatorio, alleggerisce la propria posizione auspicando una sentenza più mite. Poiché è questo che si vuole fare: rompere il fronte delle parti civili. E che il sindaco della città martire dell’amianto si presti a questo vile gioco è non meno vile. Il processo Eternit è stato anche il successo di una piccola comunità unita, capace di inchiodare alla sbarra un potente come Stephan Schmidheiny, che è stato consigliere di Bill Clinton, rappresentante Onu per lo sviluppo sostenibile, docente di globalizzazione in università pontificie, fondatore del consiglio mondiale commerciale per lo sviluppo sostenibile, ideatore della Swatch, azionista dell’Ubs e della Nestlè, filantropo pluripremiato e recordman di beneficenza con 1,5 miliardi di dollari versati per questa o quella causa, come scritto da Giampiero Rossi nel libro inchiesta La lana della salamandra.
In memoriam

Ci sono momenti in cui ci si adira con i politici, ci sono dei momenti in cui ci si vergogna degli enti preposti, ci sono altri momenti in cui si prova più schifo che rabbia per l’indegnità dei politici ma soprattutto degli uomini che prendono decisioni indegne. Oggi è uno di questi. Ma tutti pagheranno, non nell’aldilà, nella vita. Questa notte

Come più volte anticipato da Quotidiano Piemontese il consiglio comunale di Casale Monferrato ha approvato l’atto di indirizzo con cui mette la giunta di centrodestra in grado di accettare il risarcimento di 18,3 milioni offerto dalla Eternit nel processo per i morti da amianto. La seduta che si è chiusa alle 3 e mezzo del mattino di sabato è durata sei ore e mezzo ed è stata sospesa quattro volte dalla presidente per le proteste dei cittadini, che a centinaia si sono presentati in municipio per seguire i lavori. Il provvedimento  è stato approvato con diciannove voti favorevoli e undici contrari. L’accettazione dell’offerta economica da parte  di uno dei due imputati, lo  svizzero Stephan Schmidheiny, comporta il ritiro della costituzione a parte civile  della città di Casale Monferrato e la rinuncia a intraprendere, in futuro, qualsiasi azione legale

Fortunatamente qualcuno si era già indignato nei giorni scorsi

L’Eternit ce l’abbiamo tutti, e ce l’avremo ancora visto che gli studi dicono che il picco di mortalità deve ancora essere raggiunto. Ecco, provo a partire da qui: dal futuro. L’eventuale decisione del sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, di accettare la transazione offerta dai legali di  Schmidheiny in cambio dell’uscita dal processo non ha che fare solo con la polvere del passato, con nomi di morti da conservare nella memoria quotidiana, ma con i volti dei figli e con i nostri di oggi. Eternit, non a caso, richiama all’eternità. La durata del materiale è la durata del rischio di malattia. La latenza va dai quindici ai quarantacinque anni. Accettare la transazione diventa allora una resa davanti ai figli, una colpa davanti ai malati di oggi e, tristemente, di domani che vivranno in una città che ha deciso di dismettere il suo ruolo di testimone. Resteranno solo le voci dei familiari delle vittime, domani come oggi, orgogliose e miti.

Ma il domani, mi si potrà forse ribattere, si costruirà migliore con i venti milioni di Schmidheiny. Un toccasana per il  bilancio comunale. Si potrà finanziare la ricerca. Anche ammesso che quei soldi non finiscano in parcheggi, in corruttele varie, mi domando se pecuniaolet qualche volta. Anche perché qualche denaro arriverà comunque con la sentenza di condanna, certo non così tanti ma quand’anche fossero meritoriamente spesi quei soldi resteranno i soldi dell’avidità che vince sulla dignità. Della cupidigia che non conosce limite all’offesa.

Poiché accettando la transazione il sindaco Demezzi e la sua giunta offenderanno la città – proprio loro che sono chiamati a farsene portavoce – e la dignità di una comunità lacerata che ha trovato in questo processo una rinnovata forza di condivisione, di crescita, di confronto. Ricordo quando un pomeriggio di primavera tornai a Casale, dalla Torino in cui vivo e lavoro, e mi sorpresi dei balconi imbandierati con tricolori listati a lutto. Portavano la scritta nera: “Eternit: giustizia”. La richiesta di giustizia nei confronti di Schmidheiny e Cartier, ex dirigenti della Eternit Ag, che sapevano della pericolosità dell’amianto e hanno continuato a fare i loro profitti condannando a morte migliaia di persone, ebbene la richiesta di giustizia aveva ridestato quella città spersa nella nebbia della piccola provincia. Quella città caduta nell’oblio che, offesa, tornava a gridare dai muti balconi. E la giustizia va oltre la legge, oltre il processo. Oltre la polvere d’oro che ci viene gettata negli occhi.

Se il sindaco Demezzi accetterà i denari di Schmidheiny romperà il desiderio di riconciliazione che sottende a qualsiasi desiderio di giustizia. Riconciliazione con il dolore, in questo caso. Farà così il gioco dell’imputato che, indebolendo il fronte accusatorio, alleggerisce la propria posizione auspicando una sentenza più mite. Poiché è questo che si vuole fare: rompere il fronte delle parti civili. E che il sindaco della città martire dell’amianto si presti a questo vile gioco è non meno vile.

Il processo Eternit è stato anche il successo di una piccola comunità unita, capace di inchiodare alla sbarra un potente come Stephan Schmidheiny, che è stato consigliere di Bill Clinton, rappresentante Onu per lo sviluppo sostenibile, docente di globalizzazione in università pontificie, fondatore del consiglio mondiale commerciale per lo sviluppo sostenibile, ideatore della Swatch, azionista dell’Ubs e della Nestlè, filantropo pluripremiato e recordman di beneficenza con 1,5 miliardi di dollari versati per questa o quella causa, come scritto da Giampiero Rossi nel libro inchiesta La lana della salamandra.

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