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Carlo Manacorda sullo Spiffero pone delle importanti domande a Piero Fassino sui conti del Comune di Torino
Ecco alcune cose che mi piacerebbe che Lei dicesse, per iscritto, a tutti i cittadini torinesi. a)    A quanto ammonta ad oggi, effettivamente, il debito della Citta di Torino. Girano voci che lo danno a 3,5 miliardi; altre a 5 o più (non sono, comunque,  proprio bruscoletti). Lei si rende conto che non è una notizia di poco conto. Approvando il bilancio della Città per il 2012, si dice che il debito si ridurrà di 80 milioni in questo anno e di 120 milioni nel 2013 e 2014 (non si capisce se per anno o complessivamente, ma poco importa). Ora, rapportando le riduzioni annunciate all’entità del debito, si deve pensare che ci vorranno 30/50 anni per azzerarlo. In altre parole, noi – fin tanto che vivremo –, e poi i nostri eredi, avremo sul groppone una supertassa per 30/50 anni. E, mentre (e sempre che) si riduce da un lato, non crescerà dall’altro, forsanche per esigenze non procrastinabili? Come vede, il problema è piuttosto complesso e dovrebbe essere chiarito da tutti i punti di vista, compresi quelli strategici che si ipotizzano (considerando la durata) nel medio-lungo periodo. b)    La Città non si è fatta mancare niente e, forse anche a causa della situazione detta al punto a) e a differenza di altre città che hanno usato una mano un po’ più leggera, ha ritenuto di applicare IMU e addizionale IRPEF quasi al massimo consentito. Infatti: IMU prima casa, aliquota base di legge 0,4 %, media delle città 0,43%, Torino 0,575 %; addizionale IRPEF: aliquota di legge massimo 0,8 %, Torino 0,8 % (soglia di esenzione: 11 mila). La stangata non è da poco, pensando anche che arriveranno altre tasse per raccolta rifiuti (3 % casa, e 4,5% altre attività), occupazione suolo pubblico, affissioni e quant’altro. Forse sarebbe interessante sapere se la stangata si protrarrà per tutti gli anni a venire, o la Città si impegna, magari a fronte di fatti positivi, a ridurre, nel tempo, i prelievi. In sintesi ed anche in questo caso, quali strategie ha per il futuro. Sarebbe anche interessante sapere se l’Amministrazione si è posta la questione dell’aumento, per i torinesi, della pressione fiscale. Banca d’Italia e Corte dei conti l’hanno bollata a livello nazionale, e messa tra le cause della mancanza di sviluppo per il Paese (si dice, ufficialmente, che la pressione fiscale è del 47 %: su 100 euro di reddito, 47 vanno in tasse. Quella reale è però stimata per l’Italia, da Organismi internazionali, del 65 %, aggiungendo cioè tutti i balzelli, diretti e indiretti, che paghiamo). Con la pressione fiscale nazionale e l’aggiunta di quella locale, i torinesi hanno poco da illudersi di poter contribuire allo sviluppo destinando una parte dei loro guadagni ai consumi. Per accrescerli, si deve sperare che arrivino tanti turisti. c)    Qual è l’attuale posizione della Città relativamente al Patto di stabilità? Solo qualche mese fa, Lei aveva imperiosamente annunciato (tanto che erano nate anche fibrillazioni nella maggioranza) che Torino non avrebbe rispettato il Patto di stabilità. Sembrava che si avviasse una crociata per distruggere questa insana regola. Ora si legge che Torino sta per rientrarvi, quasi che la politica finanziaria della Città dipenda dallo sfogliare la classica margherita. Anche questo è un fatto che i cittadini dovrebbero conoscere poiché, come Lei sa bene, esserci o non esserci nel Patto non è una cosa che interessa solo il Consiglio comunale, ma tutti per le sanzioni che conseguono e che ricadono, appunto, sull’intera cittadinanza. d)    Qualora volesse poi parlare proprio di tutto, interesserebbe anche saperne di più sulle annunciate privatizzazioni. Se sono realmente tali, oppure scambi all’interno dello stesso soggetto, e quali riflessi abbiano sul precario stato della finanza comunale che ha indotto alle misure draconiane in tema di tassazione.

Carlo Manacorda sullo Spiffero pone delle importanti domande a Piero Fassino sui conti del Comune di Torino

Ecco alcune cose che mi piacerebbe che Lei dicesse, per iscritto, a tutti i cittadini torinesi.

a)    A quanto ammonta ad oggi, effettivamente, il debito della Citta di Torino. Girano voci che lo danno a 3,5 miliardi; altre a 5 o più (non sono, comunque,  proprio bruscoletti). Lei si rende conto che non è una notizia di poco conto. Approvando il bilancio della Città per il 2012, si dice che il debito si ridurrà di 80 milioni in questo anno e di 120 milioni nel 2013 e 2014 (non si capisce se per anno o complessivamente, ma poco importa). Ora, rapportando le riduzioni annunciate all’entità del debito, si deve pensare che ci vorranno 30/50 anni per azzerarlo. In altre parole, noi – fin tanto che vivremo –, e poi i nostri eredi, avremo sul groppone una supertassa per 30/50 anni. E, mentre (e sempre che) si riduce da un lato, non crescerà dall’altro, forsanche per esigenze non procrastinabili? Come vede, il problema è piuttosto complesso e dovrebbe essere chiarito da tutti i punti di vista, compresi quelli strategici che si ipotizzano (considerando la durata) nel medio-lungo periodo.

b)    La Città non si è fatta mancare niente e, forse anche a causa della situazione detta al punto a) e a differenza di altre città che hanno usato una mano un po’ più leggera, ha ritenuto di applicare IMU e addizionale IRPEF quasi al massimo consentito. Infatti: IMU prima casa, aliquota base di legge 0,4 %, media delle città 0,43%, Torino 0,575 %; addizionale IRPEF: aliquota di legge massimo 0,8 %, Torino 0,8 % (soglia di esenzione: 11 mila). La stangata non è da poco, pensando anche che arriveranno altre tasse per raccolta rifiuti (3 % casa, e 4,5% altre attività), occupazione suolo pubblico, affissioni e quant’altro. Forse sarebbe interessante sapere se la stangata si protrarrà per tutti gli anni a venire, o la Città si impegna, magari a fronte di fatti positivi, a ridurre, nel tempo, i prelievi. In sintesi ed anche in questo caso, quali strategie ha per il futuro. Sarebbe anche interessante sapere se l’Amministrazione si è posta la questione dell’aumento, per i torinesi, della pressione fiscale. Banca d’Italia e Corte dei conti l’hanno bollata a livello nazionale, e messa tra le cause della mancanza di sviluppo per il Paese (si dice, ufficialmente, che la pressione fiscale è del 47 %: su 100 euro di reddito, 47 vanno in tasse. Quella reale è però stimata per l’Italia, da Organismi internazionali, del 65 %, aggiungendo cioè tutti i balzelli, diretti e indiretti, che paghiamo). Con la pressione fiscale nazionale e l’aggiunta di quella locale, i torinesi hanno poco da illudersi di poter contribuire allo sviluppo destinando una parte dei loro guadagni ai consumi. Per accrescerli, si deve sperare che arrivino tanti turisti.

c)    Qual è l’attuale posizione della Città relativamente al Patto di stabilità? Solo qualche mese fa, Lei aveva imperiosamente annunciato (tanto che erano nate anche fibrillazioni nella maggioranza) che Torino non avrebbe rispettato il Patto di stabilità. Sembrava che si avviasse una crociata per distruggere questa insana regola. Ora si legge che Torino sta per rientrarvi, quasi che la politica finanziaria della Città dipenda dallo sfogliare la classica margherita. Anche questo è un fatto che i cittadini dovrebbero conoscere poiché, come Lei sa bene, esserci o non esserci nel Patto non è una cosa che interessa solo il Consiglio comunale, ma tutti per le sanzioni che conseguono e che ricadono, appunto, sull’intera cittadinanza.

d)    Qualora volesse poi parlare proprio di tutto, interesserebbe anche saperne di più sulle annunciate privatizzazioni. Se sono realmente tali, oppure scambi all’interno dello stesso soggetto, e quali riflessi abbiano sul precario stato della finanza comunale che ha indotto alle misure draconiane in tema di tassazione.

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