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Luca Rolandi è stato uno dei primi a credere nel futuro di Quotidiano Piemontese. Poi è passato a Vatican Insider ed ora da inizio 2014 è diventato il nuovo direttore della Voce del Popolo. Conoscendo la serietà, la professionalità e l'onestà di Luca siamo certi che il giornale cattolico torinese ha trovato un ottimo direttore. Un grosso augurio di cuore di buob lavoro da tutta la Redazione di Quotidiano Piemontese. Il primo editoriale di Luca Rolandi da direttore della Voce del Popolo
Con questo numero assumo la direzione de “La Voce del Popolo”, entrando nella famiglia del giornale con spirito di umiltà e servizio.  L’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia mi ha chiamato a svolgere questo delicato compito in una fase di grande trasformazione del mondo della comunicazione sociale. Il progetto prevede il trasferimento nella nuova sede presso gli uffici del Santo Volto e sul piano editoriale l’utilizzo di nuovi strumenti e piattaforme informative (Internet e Radio) da affiancare al giornale di carta creando una sinergia sempre più feconda con il settimanale “Il Nostro Tempo”. Il rischio di essere banali e retorici è dietro l’angolo, ma voglio rassicurare i lettori, nostri sostenitori e amici che, pur consapevole delle fatiche future, ho accettato con entusiasmo e riconoscenza l’incarico, convinto di poter mantenere la promessa, profondendo tutte le mie energie spirituali, morali e professionali ed onorare la fiducia che mi è stata concessa. La direzione è di per sé un’assunzione di grande responsabilità perché riguarda un foglio dal glorioso passato che ha bisogno di costruire il proprio futuro, con nuovi mezzi e prospettive. Raccolgo il testimone da Marco Bonatti, da oltre tre decenni autorevole firma del foglio diocesano, che per diciassette l’ha diretto con illuminata saggezza e impagabile tenacia. Il lavoro di crescita e formazione di tanti giovani “alla scuola della Voce”, gli ha permesso di la-sciare in eredità al suo successore un corpo redazionale formato da professionisti di valore: Alberto Riccadonna, Marina Lomunno e Federica Bello giornalisti che hanno un rapporto davvero speciale con questo giornale. La storia della testata è testimoniata dalla ricca memoria delle sue radici lontane e solide. Nello scenario della Torino ottocentesca, tra intransigentismo sociale cattolico, moti risorgimentali e radicalismi anticlericali, attraverso l’opera di uomini come Domenico Giraud,  fondatore e primo direttore e don Eugenio Reffo e grazie all’intuizione di Leonardo Murialdo uno dei santi sociali della città, nasceva “La Voce dell’Operaio” con il compito di promuovere, in una società rurale e analfabeta, un possibile percorso di emancipazione e dignità partendo dalla propria identità cristiana. Il giornale, sorto nel 1876 all’interno della famiglia dei Giuseppini, che ancora oggi conservano la proprietà della testata, nel 1933 è diventato “Voce del Popolo”, e nel 1947 la diocesi di Torino ne ha assunto la guida. Il foglio settimanale è stato ed è un tesoro di idee e storie, da sempre messaggero della comunità diocesana. Per oltre un secolo ha raccontato fatti e cronache di un’umanità gioiosa e dolente, attraverso l’opera dei suoi pastori, il loro clero e il popolo di Dio, senza paure ma con coraggio, dentro gli interstizi della storia, con le sue contraddizioni e passioni. Difficile identificare firme e nomi degli scrittori del foglio diocesano, una sola doverosa citazione mi permetto ed è dedicata a don Alessandro Cantono, infaticabile animatore della presenza sociale e politica dei cattolici torinesi. Dalla storia del giornale riemergono le parole del cardinale Fossati che illustrava, nel novembre 1947, i contorni di un progetto “A La Voce del Popolo, settimanale cattolico per il ceto popolare, che dopo settanta anni di vita feconda, riprende il suo cammino, rinnovato nello spirito…..”  e il coraggioso e commovente fondo “Vecchia bandiera” nel quale il direttore monsignor Josè Cottino annunciava che “il giornale è un simbolo ed un’arma….l’operaio e il contadino che leggono continuamente il giornale finiranno per seguirne le idee…il cattolico deve leggere il giornale cattolico: soltanto così potrà giudicare i fatti e gli uomini, le idee e i sistemi, alla luce della verità; pesarli sulla bilancia dell’equilibrio evangelico”. Sono parole figlie di un’epoca di forti contrasti ideali che assumono però un valore profetico per la coerenza e la lungimiranza di un progetto editoriale che si è sviluppato, evoluto ed aggiornato nel tempo. Il Concilio Vaticano II ha permesso di ripensare la comunicazione sociale partendo dalla prospettiva teologica e pastorale nella quale la dimensione evangelica ritornasse alle fonti e alla prospettiva comunitaria dei primi secoli, in grado, allo stesso tempo, di aprirsi al confronto con la modernità e la secolarizzazione. Per questo le due parole che compongono la testata Voce (ascolto, preghiera, dialogo, relazione) e Popolo (il popolo di Dio descritto da “Lumen Gentium”) diventano i due pilastri di un modo di comunicare la fede nella loro dimensione di “informazione e formazione”, -  per la “Voce del Popolo”  realtà inscindibili nella linea editoriale, - bussole di orientamento negli anni delle direzioni dell’indimenticato maestro di fede e vita monsignor Franco Peradotto e Marco Bonatti. “La Voce del Popolo” ha dunque descritto e raccontato il pensiero e l’azione pastorale degli episcopati della chiesa torinese di Michele Pellegrino, Anastasio Ballestrero, Giovanni Saldarini, Severino Poletto e l’attuale arcivescovo Cesare Nosiglia e nello stesso tempo valorizzato i talenti e i carismi di tutta la comunità ecclesiale nelle sue varie componenti e articolazioni. “La Voce del popolo” ha sempre seguito, con riconosciuta autorevolezza, la trasformazione del territorio sociale, urbano, economico, industriale e post industriale della città. Ha descritto i cambiamenti politici dalla città fabbrica alla città del terziario, della cultura e degli eventi, dell’innovazione e della tecnologia. Nel solco della tradizione di santità e carità, non ha mai dimenticato i poveri e inuovi poveri, gli ultimi e gli esclusi, gli stranieri e i rifugiati di ogni tempo e che oggi, nella crisi più feroce e di sistema che sta minando tante conquiste e certezze, ci induce a ragionare profondamente sulle nostre priorità e i valori di coesione sociale, alla ricerca di un’etica che parta dalle proprie scelte di vita. Anche per questo sulle colonne de “La Voce del Popolo”, ci sarà spazio per ribadire le ragioni della dignità di ogni vita e di tutte le persone, donne e uomini del nostro tempo, uniche ed irripetibili. Partendo dal vissuto delle comunità e riprendendo il messaggio del magistero pontificio degli ultimi Papi sui concetti di sviluppo, crescita, benessere, globalizzazione, “La Voce del Popolo” continuerà a raccontare i fatti grandi e piccoli dai distretti alla città, dalla parrocchia al messaggio dell’arcivescovo, rinnovandosi nella continuità, facendo tesoro del suo passato, senza però rimanerne imprigionata. Molte sono le sfide della nuova evangelizzazione nella società multiculturale, multietnica e interreligiosa, presente anche nella nostra città. Il futuro della comunità diocesana si svolgerà in una dimensione rinnovata di laicità e testimonianza che non sono in contrapposizione e anzi esaltano il messaggio di fede, chiamando i battezzati alla necessaria capacità di narrazione della fede. Il tempo della semina e del cammino con l’uomo, l’affidarsi a Cristo, camminando nei sentieri della storia, aprendosi con fiducia verso l’altro, che è fratello, nella possibilità di costruire luoghi di convivenza e condivisione, partendo da ambienti e luoghi. Come nella Lettera a Diogneto i cristiani del nostro tempo sono dentro le cose del mondo e nella relazione feriale con i fratelli, i loro volti, le angosce e le attese, portatori di quella parola di Speranza, della quale devono rendere ragione. Ecco perché sulle colonne de “La Voce del Popolo”, grazie al lavoro straordinario dei tanti collaboratori, aumenteranno le notizie, le inchieste, le interviste, le riflessioni cercando di trasformare il giornale in quell’agorà di pensiero, di tutta la chiesa torinese, per volontà del suo Vescovo. Sul foglio, presbiteri,  laici, parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi, ordini e congregazioni religiose e cristiani semplici che cerchino la comunione ecclesiale.  Il nostro compito sarà creare un clima di dialogo, per informare e formare, costruendo, giorno per giorno, un giornale che possa essere letto dentro e fuori la comunità della chiesa torinese. In questa sfida “La Voce del  Popolo” chiede l’aiuto di tutti, senza dimenticare che solo attraverso la carezza di Dio potremo rendere credibile il nostro pellegrinaggio, per non trasformare il nostro incedere di servi inutili in un velleitario e incompiuto orizzonte terreno.

Luca Rolandi è stato uno dei primi a credere nel futuro di Quotidiano Piemontese. Poi è passato a Vatican Insider ed ora da inizio 2014 è diventato il nuovo direttore della Voce del Popolo.
Conoscendo la serietà, la professionalità e l’onestà di Luca siamo certi che il giornale cattolico torinese ha trovato un ottimo direttore. Un grosso augurio di cuore di buob lavoro da tutta la Redazione di Quotidiano Piemontese.

Il primo editoriale di Luca Rolandi da direttore della Voce del Popolo

Con questo numero assumo la direzione de “La Voce del Popolo”, entrando nella famiglia del giornale con spirito di umiltà e servizio.  L’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia mi ha chiamato a svolgere questo delicato compito in una fase di grande trasformazione del mondo della comunicazione sociale. Il progetto prevede il trasferimento nella nuova sede presso gli uffici del Santo Volto e sul piano editoriale l’utilizzo di nuovi strumenti e piattaforme informative (Internet e Radio) da affiancare al giornale di carta creando una sinergia sempre più feconda con il settimanale “Il Nostro Tempo”. Il rischio di essere banali e retorici è dietro l’angolo, ma voglio rassicurare i lettori, nostri sostenitori e amici che, pur consapevole delle fatiche future, ho accettato con entusiasmo e riconoscenza l’incarico, convinto di poter mantenere la promessa, profondendo tutte le mie energie spirituali, morali e professionali ed onorare la fiducia che mi è stata concessa.
La direzione è di per sé un’assunzione di grande responsabilità perché riguarda un foglio dal glorioso passato che ha bisogno di costruire il proprio futuro, con nuovi mezzi e prospettive. Raccolgo il testimone da Marco Bonatti, da oltre tre decenni autorevole firma del foglio diocesano, che per diciassette l’ha diretto con illuminata saggezza e impagabile tenacia. Il lavoro di crescita e formazione di tanti giovani “alla scuola della Voce”, gli ha permesso di la-sciare in eredità al suo successore un corpo redazionale formato da professionisti di valore: Alberto Riccadonna, Marina Lomunno e Federica Bello giornalisti che hanno un rapporto davvero speciale con questo giornale. La storia della testata è testimoniata dalla ricca memoria delle sue radici lontane e solide. Nello scenario della Torino ottocentesca, tra intransigentismo sociale cattolico, moti risorgimentali e radicalismi anticlericali, attraverso l’opera di uomini come Domenico Giraud,  fondatore e primo direttore e don Eugenio Reffo e grazie all’intuizione di Leonardo Murialdo uno dei santi sociali della città, nasceva “La Voce dell’Operaio” con il compito di promuovere, in una società rurale e analfabeta, un possibile percorso di emancipazione e dignità partendo dalla propria identità cristiana. Il giornale, sorto nel 1876 all’interno della famiglia dei Giuseppini, che ancora oggi conservano la proprietà della testata, nel 1933 è diventato “Voce del Popolo”, e nel 1947 la diocesi di Torino ne ha assunto la guida. Il foglio settimanale è stato ed è un tesoro di idee e storie, da sempre messaggero della comunità diocesana. Per oltre un secolo ha raccontato fatti e cronache di un’umanità gioiosa e dolente, attraverso l’opera dei suoi pastori, il loro clero e il popolo di Dio, senza paure ma con coraggio, dentro gli interstizi della storia, con le sue contraddizioni e passioni. Difficile identificare firme e nomi degli scrittori del foglio diocesano, una sola doverosa citazione mi permetto ed è dedicata a don Alessandro Cantono, infaticabile animatore della presenza sociale e politica dei cattolici torinesi. Dalla storia del giornale riemergono le parole del cardinale Fossati che illustrava, nel novembre 1947, i contorni di un progetto “A La Voce del Popolo, settimanale cattolico per il ceto popolare, che dopo settanta anni di vita feconda, riprende il suo cammino, rinnovato nello spirito…..”  e il coraggioso e commovente fondo “Vecchia bandiera” nel quale il direttore monsignor Josè Cottino annunciava che “il giornale è un simbolo ed un’arma….l’operaio e il contadino che leggono continuamente il giornale finiranno per seguirne le idee…il cattolico deve leggere il giornale cattolico: soltanto così potrà giudicare i fatti e gli uomini, le idee e i sistemi, alla luce della verità; pesarli sulla bilancia dell’equilibrio evangelico”.
Sono parole figlie di un’epoca di forti contrasti ideali che assumono però un valore profetico per la coerenza e la lungimiranza di un progetto editoriale che si è sviluppato, evoluto ed aggiornato nel tempo. Il Concilio Vaticano II ha permesso di ripensare la comunicazione sociale partendo dalla prospettiva teologica e pastorale nella quale la dimensione evangelica ritornasse alle fonti e alla prospettiva comunitaria dei primi secoli, in grado, allo stesso tempo, di aprirsi al confronto con la modernità e la secolarizzazione. Per questo le due parole che compongono la testata Voce (ascolto, preghiera, dialogo, relazione) e Popolo (il popolo di Dio descritto da “Lumen Gentium”) diventano i due pilastri di un modo di comunicare la fede nella loro dimensione di “informazione e formazione”, –  per la “Voce del Popolo”  realtà inscindibili nella linea editoriale, – bussole di orientamento negli anni delle direzioni dell’indimenticato maestro di fede e vita monsignor Franco Peradotto e Marco Bonatti.
“La Voce del Popolo” ha dunque descritto e raccontato il pensiero e l’azione pastorale degli episcopati della chiesa torinese di Michele Pellegrino, Anastasio Ballestrero, Giovanni Saldarini, Severino Poletto e l’attuale arcivescovo Cesare Nosiglia e nello stesso tempo valorizzato i talenti e i carismi di tutta la comunità ecclesiale nelle sue varie componenti e articolazioni. “La Voce del popolo” ha sempre seguito, con riconosciuta autorevolezza, la trasformazione del territorio sociale, urbano, economico, industriale e post industriale della città. Ha descritto i cambiamenti politici dalla città fabbrica alla città del terziario, della cultura e degli eventi, dell’innovazione e della tecnologia. Nel solco della tradizione di santità e carità, non ha mai dimenticato i poveri e inuovi poveri, gli ultimi e gli esclusi, gli stranieri e i rifugiati di ogni tempo e che oggi, nella crisi più feroce e di sistema che sta minando tante conquiste e certezze, ci induce a ragionare profondamente sulle nostre priorità e i valori di coesione sociale, alla ricerca di un’etica che parta dalle proprie scelte di vita.
Anche per questo sulle colonne de “La Voce del Popolo”, ci sarà spazio per ribadire le ragioni della dignità di ogni vita e di tutte le persone, donne e uomini del nostro tempo, uniche ed irripetibili. Partendo dal vissuto delle comunità e riprendendo il messaggio del magistero pontificio degli ultimi Papi sui concetti di sviluppo, crescita, benessere, globalizzazione, “La Voce del Popolo” continuerà a raccontare i fatti grandi e piccoli dai distretti alla città, dalla parrocchia al messaggio dell’arcivescovo, rinnovandosi nella continuità, facendo tesoro del suo passato, senza però rimanerne imprigionata. Molte sono le sfide della nuova evangelizzazione nella società multiculturale, multietnica e interreligiosa, presente anche nella nostra città. Il futuro della comunità diocesana si svolgerà in una dimensione rinnovata di laicità e testimonianza che non sono in contrapposizione e anzi esaltano il messaggio di fede, chiamando i battezzati alla necessaria capacità di narrazione della fede. Il tempo della semina e del cammino con l’uomo, l’affidarsi a Cristo, camminando nei sentieri della storia, aprendosi con fiducia verso l’altro, che è fratello, nella possibilità di costruire luoghi di convivenza e condivisione, partendo da ambienti e luoghi. Come nella Lettera a Diogneto i cristiani del nostro tempo sono dentro le cose del mondo e nella relazione feriale con i fratelli, i loro volti, le angosce e le attese, portatori di quella parola di Speranza, della quale devono rendere ragione. Ecco perché sulle colonne de “La Voce del Popolo”, grazie al lavoro straordinario dei tanti collaboratori, aumenteranno le notizie, le inchieste, le interviste, le riflessioni cercando di trasformare il giornale in quell’agorà di pensiero, di tutta la chiesa torinese, per volontà del suo Vescovo. Sul foglio, presbiteri,  laici, parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi, ordini e congregazioni religiose e cristiani semplici che cerchino la comunione ecclesiale.  Il nostro compito sarà creare un clima di dialogo, per informare e formare, costruendo, giorno per giorno, un giornale che possa essere letto dentro e fuori la comunità della chiesa torinese. In questa sfida “La Voce del  Popolo” chiede l’aiuto di tutti, senza dimenticare che solo attraverso la carezza di Dio potremo rendere credibile il nostro pellegrinaggio, per non trasformare il nostro incedere di servi inutili in un velleitario e incompiuto orizzonte terreno.

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