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La terra dei fuochi di Torino Nord fra degrado, discariche, veleni e violenza

JpegMarco Cariati, nel suo blog la terra dei Cachi ha scritto un approfondito post in cui analizza la Torino di cui pochi vogliono parlare, una città molto diversa dalla forzosa agiografia post Olimpica in cui centinaia di migliaia di torinesi vivono drammi quotidiani di degrado, violenza, inquinamento

Roghi tossici, rischio diossina, discariche a cielo aperto, campi nomadi abusivi, infrastrutture di collegamento tra quartieri periferici mai completate, opere utili come cattedrali nel deserto, spaccio e consumo di droghe come eroina e cocaina alla luce del sole e al chiaro di luna, prostituzione femminile e maschile, furti, scippi e rapine.

Mica pensavate che Torino, città di record e di primati, si privasse di tutto ciò? Da casa mia, da un lato lo sguardo incrocia la Mole, il Gazodromo, i palazzi storici di Cit Turin e si perde fin quasi all’Olimpico. Dall’altro accarezza la splendida precollina torinese, ricca di ville regali, dove la crisi non ha mai bussato, la Basilica di Superga, i caseggiati della periferia, di San Mauro e Settimo Torinese e l’arco alpino. Intravedo a circa 4 chilometri in linea d’aria le bruttissime “torri gemelle” di Falchera e anche un grande campo nomadi, quello allestito da non si sa bene chi nel quartiere Barca, sul lungo Stura Torino roghi tossiciLazio.

Sulle quelle stesse rive che negli anni ’60 servivano da spiagge ad operai e contadini di una Torino già ibrida. Incrocio con lo sguardo anche i campi nomadi di Falchera, quelli di via Germagnano, sia quello regolare e sia gli altri due abusivi. Questi ultimi sopravvivono a qualunque distruzione. Rinascono sempre, come la coda delle lucertole. E sempre in riva al fiume… Dai 40 metri di altezza del mio balcone: si vedono perfettamente le alte colonne di fumo che si alzano al tramonto. Se la colonna è più alla mia sinistra, stanno fondendo rame o bruciando rifiuti nelle adiacenze del campo di via Germagnano.

Altrimenti, i roghi li stanno appiccando in riva al fiume Stura di Lanzo, prima della confluenza con il Po. Molte sere, in particolare nel periodo autunno-inverno, le colonne sono otto, nove, dieci… In tutti campi bruciano qualcosa. In quei momenti capisci cosa significa aver fatto fallire il progetto di integrazione culturale, obbligando alla convivenza razze e usanze troppo diverse tra loro senza prima rieducare, senza prima insegnare il rispetto, la tolleranza. Senza offrire una valvola di sfogo. Tutti compressi a Torino nord. Comprendi la sofferenza a cui sono stati costretti per anni e a cui sono ancora costretti i 15mila residenti di Barca, i 25mila di Falchera, i 50mila di Barriera di Milano e i 20mila di Rebaudengo.

 

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