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Torino puo' farcela

Archivi di gennaio 2007

Affari loro

Non vedo perche` noi dobbiamo perdere tempo con le liti di coppia del ex Presidente del Consiglio. Affari di sua moglie e suoi.
Noi abbiamo altro a cui pensare.


Il verde se ne va e le rottamazioni non servono

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
____________________________________________
Buongiorno sig. Gustavo le esprimo il mio
punto di vista in merito a
quanto da lei espresso in merito
alle ultime norme in materia di
circolazione del comune di Torino.


Chiamo in causa gli amministratori
locali che permettono per interesse
o, peggio ancora, per disinteresse,
l’avanzamento e la sostituzione
delle aree verdi ancora esistenti
con costruzioni in cemento.  Mi
riferisco alla cementazione della
prima cintura di Rivoli, Rosta, Moncalieri.
Le manifestazioni di entropia climatica
colpiscono in modo più o meno
incisivo le sensibilità degli individui.
Chi più, chi meno,  ha un
sussulto dettato dall’istinto di
conservazione o un senso di spaurimento
dettato dal verificarsi di previsioni,
forse veritiere, di esperti che da
un decennio hanno generato la stesura
di protocolli tanto blasonati
quanto distanti dalla vita comune degli abitanti.
In seguito a tali eventi il senso di
sbigottimento aumenta quando si è
costretti a sottostare a normative
‘eco-incentivanti’.
Io risiedo nella prima cintura di
Torino e da 10 anni ad oggi noto ciò
che mai si era verificato nei 30 anni
precedenti. Tutte le regole di
concessione edilizia, di concessione
delle licenze commerciali, di
costruzione di strade e infrastrutture
sono sparite. Non modificate. Sparite.
La liberalizzazione è deleteria perché
è un’alibi per non legiferare e
quindi impoverire il livello di regole
sociali e della cosa comune. I
criteri in base ai quali era concessa una
licenza erano dettati da
ponderazioni di merito, effettuate
con cognizione di causa ed effetto.
Oggi  gli amministratori locali
sono i primi a permettere la
devastazione delle aree verdi ancora esistenti
tramite concessioni edilizie. Zone
della prima cintura torinese che sono
considerate più vivibili rispetto
ad altre proprio per la assenza di cemento.
Tutto ciò si aggrava se si considera che
le normative che verranno
introdotte in materia di limitazioni alla
circolazione si riferiscono solo
ad auto considerate ‘inquinanti’ . Non esiste
un’auto a combustibile meno
inquinante di un’altra auto a combustione.
Il motivo di questa  affermazione è lampante:
basta considerare che rottamando un’auto
dichiarata  ‘inquinante’ si crea un
inquinamento diverso, in discarica, ma che è pur
sempre un inquinamento. Quest’ultimo è sicuramente
superiore alla differenza di inquinamento
tra una auto ‘euro 5-6-7’ e una ‘euro 1’.
Inoltre per produrre una auto ‘euro 5-6-7’
si inquina comunque .
Questo tipo di provvedimenti hanno un unico
effetto: istigare alla
disobbedienza civile, che di fatto sarebbe
solo una recriminazione di buon
senso.
Non si può gridare al disastro collettivo
se non si parte dalle
politiche locali  e quindi dall’uso del
buon senso anche in delega a dettami
normativi di gerarchia superiore se questi
non rispecchiano la verità
espressa del volere collettivo.
Saluti

Lettera Firmata

_______________________________________________________________


Certamente cio' che succede in campo urbanistico
va spesso
nella direzione sbagliata.
Si costruisce molto e male.
C'era un'alleanza tra
amministratori
pubblici deboli o in mala fede,

palazzinari con forti legami con
la politica, agenzie
immobiliari
con pochi scrupoli e banche ansiose di

dare mutui, pur di investire in qualche
modo il denaro.

In una citta` che perde abitanti
negli ultimi anni i metri cubi residenziali sono  cresciuti

del 15%. Il tutto nel contesto di un paese
dove il mercato dei
capitali e' piccolo,
debole, con poche regole e dominato
da quattro
droganti.
L'innovazione tecnologica e' poca e
pochi sono  i veri imprenditori-innovatori.
Quei pochi che ci sono spesso vanno a cercare fortuna
all'estero.
In queste condizioni tanti italiani vedono
nel mattone
l'unica salvezza dei loro risparmi
e l'effetto e' una
  cementificazione
selvaggia di  Torino  e cintura. Nascono i
"parchi",
come in corso Mediterraneo, ed altro non sono

che insiemi di casermoni.

Per quanto riguarda le rottamazioni,
credo anch'io che siano
un palliativo
modesto, ma non credo, come lei invece crede,
che esse siano un rimedio peggiore del male.

Che le macchine moderne inquinino meno
delle vecchie e` spesso vero.
Inoltre
ora i produttori sono tenuti
ad organizzare, a loro spese, lo smontaggio
ed
il riciclaggio delle macchine da loro
costruite, quando
queste raggiungono il fine corsa.
Quindi, non credo che si
possa dire che
esse vanno in discarica. Questo succede solo a volte

per macchina molto vecchie.

 Quando parlando di rottamazioni dico
"palliativo
modesto" mi riferisco
al fatto che
bisognerebbe
invece puntare molto piu' massicciamente
sul
trasporto pubblico, tassando fortemente
l'uso dell'auto in citta'.
Si puo'
permetterne l'uso a chi ne ha
davvero bisogno ed e' disposto
a comprare
un "diritto ad inquinare".
I proventi di questa
vendita devono poi
essere usati dall'amministrazione
pubblica
  per comprare autobus non inquinanti.
A Londra e` stato fatto ed ha
dato ottimi risultati.

Cordiali Saluti,

GR


Evitiamo la strage

Per ogni 10 microgrammi per metro cubo in piu’ di particolato  si registra nei malati di cuore, un aumento del rischio di infarto pari al 4,5 per cento. *  E a Torino di malati di cuore ce ne sono tanti… 
Tenuto conto degli alti livelli  di inquinanti presenti a Torino, ogni giorno assistiamo ad una strage.
Persone, che potevano vivere, muoiono.  Le ammazziamo noi e chi ci rappresenta.
Cio’, perche’  poco si fa per ridurre la presenza di inquinanti nell’aria.
La scelta di eliminare dalla circolazione le macchine piu’ inquinanti e’ obbligata, per quanto possa essere dolorosa per tanta gente, che non potra’ piu’ usare la propria auto in certe zone ed orari.
L’alternativa pero’ e quella di permettere un’inutile strage.

L’assurdita’ del provvedimento e’ semmai un ‘altra. Esso segue, e` contemporaneo e, purtroppo, precede milioni di euro di investimenti per costruire parcheggi, strade, raccordi e sottopassi.
E` chiara l’idiozia di una politica che da un lato favorisce la circolazione in auto e dall’altro la proibisce.
Infine non possiamo dimenticarci del modo dissennato in cui sono state costruite molte delle nuove case  a Torino, con nessuna attenzione alla loro capacita` di non inquinare. Una negligenza grave.

L’amministrazione comunale di Chiamparino, in campo ambientale, ha un curriculum  sporco come i nostri polmoni. Ora che fa qualcosa nella giusta direzione, mettendo fuori di circolazione le auto piu’ inquinanti, bisogna appoggiarla .

Gustavo Rinaldi
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*Fonte: rivista "Circulation" citata da Il Corriere della Sera del 26 Novembre 2006, p.55.

Per gli effetti degli altri inquinanti si veda:
L’IMPATTO DELL’INQUINAMENTO
        ATMOSFERICO SULLA SALUTE DELL’UOMO


Rumeni slavi?

Il giornalista Andrea Rossi su La Stampa di oggi cosi’ racconta un’aggressione:

"Accelera, s’infila svelto nel portone, ma gli
inseguitori lo raggiungono e lo spingono dentro l’androne del palazzo.
Due braccia lo placcano da dietro, altre due cominciano a pestarlo.
Calci, pugni, schiaffi. Sono slavi, forse romeni: Busatto se ne accorge
sentendoli parlare."

I Rumeni non sono slavi, sono latini.  Forse  Rossi voleva dire che gli aggressori  sono dell’Europa centro-orientale. Benissimo. Si ricordi solo che in quella parte d’Europa ci sono vari popoli (Ungheresi, Rumeni, Moldavi, Albanesi e Baltici) che slavi non sono.  Forse non ci fa tanto piacere dire che dei latini,  sono dei delinquenti, perche’ anche noi apparteniamo a quel gruppo. Ma questa e` un’altra storia.


Ci piace uno stato che redistribuisce il reddito?

La legge finanziaria per il 2007 ha
parecchi difetti, ad esempio fa ben poco per lo sviluppo tecnologico del
paese e quindi fa ben poco perche`  i salari medi degli italiani possano  crescere.  La finanziaria pero’ 
mira a ridurre le diseguaglianze di reddito, tassando di meno i poveri e
tassando di piu’ chi sta meglio. Praticamente ha un effetto redistributivo e
percio’ e` stata qualificata come "la finanziaria di Rifondazione Comunista",
piu’ che di Padoa Schioppa. Per decidere se questo ci piace dobbiamo
domandarci: vogliamo una societa` dove le differenze tra il piu’ ricco ed  il
piu’ povero sono modeste o preferiamo una societa’ dove le differenze di
reddito sono piu’ marcate? In fondo  la disuguaglianza tra i redditi  e` un segno che siamo in una societa` libera  dove lo stato non si immischia troppo con le  scelte dei cittadini .

Quei paesi che accettano piu’ forti
disuguaglianze probabilmente crescono di piu’ di altri, questo ad esempio e` il
risultato dello studio della studiosa Forbes (2000). In fondo i piu’ poveri possono trarre
beneficio da un po’ di disuaglianza oggi in cambio di maggior crescita
economica domani. Questo e` un modello di tipo liberistico: lasciamo
che gli individui piu’ portati a far soldi si muovano liberamente, senza
tassarli troppo, e loro ci renderanno tutti piu’ ricchi. Questa e` la
giustificazione per i tagli delle tasse generalizzati o particolarmente a beneficio dei piu’ ricchi. "Tagliamo le tasse ai ricchi ed essi
investiranno ancora di piu’ " abbiamo sentito dire talvolta. In parte forse e’ anche vero. Diminuire
le tasse ai ricchi ed aumentare la disuguaglianza e` allora una scelta
obbligata? No. Dipende dai nostri gusti. Quali sono gli obbiettivi a cui
teniamo maggiormente? Desideriamo un paese in cui tutti vivono molto a lungo?
Desideriamo un paese con poca criminalita` violenta?  Se questi due scopi ci interessano,
la nostra scelta diviene piu’ difficile. Quella stessa disuguaglianza che
probabilmente favorisce una piu’ veloce crescita economica molto probabilmente
conduce a piu’ numerosi crimini violenti (Fajnzylber et al., 2002). Per far diminuire i furti ed i crimini non
violenti basta un aumento
dell’occupazione: chi e` disoccupato puo’ essere indotto a rubare (RAPHAEL e WINTER-EBMER, 2001), ma normalmente
non ad ammazzare. La disuguaglianza conduce anche ad una vita media piu’ breve
come mostra una bella rassegna
del 5 gennaio
2002
 del
British
Medical Journal.

Questo e` quanto ci dicono alcuni autorevoli studi.
Qualcuno potra` dire che in fondo non e` cosi’ importante che tutti vivano a
lungo o che ci sia poco crimine. Cio’ che non si puo’ fare e` predicare la
botte piena e la moglie ubriaca: non ci si puo’ lamentare se viviamo in uno
stato che fa troppi trasferimenti dai ricchi ai poveri e poi pure lamentarsi
perche’ c`e` troppa criminalita` violenta. Bisogna onestamente scegliere.  

Gustavo Rinaldi

PABLO
FAJNZYLBER, DANIEL LEDERMAN, NORMAN LOAYZA, 2002, INEQUALITY AND VIOLENT CRIME,
Journal of Law and Economics, Vol.
45, No. 1, Part 1

 Kristin J. Forbes, 2000, A Reassessment of the
Relationship between Inequality and Growth, The
American Economic Review
, Vol. 90, No. 4, pp. 869-887

 STEVEN
RAPHAEL, RUDOLF WINTER-EBMER, 2001, IDENTIFYING THE EFFECT OF UNEMPLOYMENT ON
CRIME, The Journal of Law and Economics, Vol.  44, pp 259–283

 


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