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Torino puo' farcela

Archivi di febbraio 2007

Torino puo’ farcela

Torino puo’ farcela ad essere un posto che attrae invece di cacciare molti giovani capaci.

Torino puo’ farcela a divenire un luogo dove non c’e` troppa gente che guadagna salari bassi, perche’ la produttivita’ e’ bassa.

Torino puo’ farcela a divenire un posto dove c’e’ vera ed equa concorrenza e competizione, con la dovuta protezione dei piu’ deboli.

Torino puo’ farcela a divenire un posto dove davvero vengono date alle persone le opportunita` che si meritano, indipendentemente dal fatto che i loro genitori siano qualcuno o nessuno.

Torino puo’ farcela a dare meno importanza a settori decotti e ad aprirsi ai settori in crescita.

Torino puo’ farcela a divenire un posto dove i bambini nascono e crescono davvero e non solo nelle pubblicita’.

Torino puo’ farcela a  far si’ che l’immigrazione non sia una bomba ad orologeria, ma uno strumento di crescita.

Torino puo’ farcela ad avere un’aria che non sia fuori legge e causa di morte per troppe persone.

Torino puo’ farcela a rinunciare all’ assurda religione del parcheggio, iniziando a capire che affidare la circolazione urbana  principalmente all’ auto e` tipico delle metropoli del terzo mondo.

Torino puo’ farcela ad essere una destinazione turistica di prim’ordine dove anche ad agosto i baristi, i tassisti, gli albergatori  e le guide turistiche possano lavorare a pieno regime.

Torino puo’ farcela ad attirare non solo quelli che non hanno un altro posto in cui andare e sono disperati, ma anche quelli che possono scegliere tra molti posti diversi.

Torino puo’ farcela a diventare un posto dove si faccia piu’ sport e se ne parli di meno.

Torino puo’ farcela ad essere un luogo dove si produce ricerca avanzata come ai tempi di Lagrange e di Avogadro.

Torino puo’ farcela a diventare un posto dove tutti desiderano farsi curare.

Torino puo’ farcela ad essere un posto dove le case sono costruite con le tecnologie del terzo millennio e non con quelle di terz’ordine.

Torino puo’ farcela a contribuire ad un’Italia  dove la pubblica amministrazione e` una ricchezza e non un problema.

Torino puo’ farcela a divenire un posto che fa trend.

Torino puo’ farcela a contribuire ad un Europa pacifica ed in grado di difendere se’ ed i propri alleati.

Torino puo’ farcela` a divenire un esempio positivo da seguire in Italia ed all’estero.


Sentenze Brigatiste

Premessa: gli arrestati di questi giorni con l’accusa  appartenere alle nuove Brigate Rosse, di organizzare attentati e detenere armi hanno diritto alla presunzione di innocenza, finche` non dichiarati colpevoli dal giudice.

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Se peraltro  in giro ci fosse qualcuno che ritenga il professor Ichino   colpevole perche’ vorrebbe istituire un’agenzia per misurare la produttivita` dei pubblici dipendenti e degno di gambizzazione o di morte

S A P P I A

che sono colpevole anche io.
Trovo l’idea di misurare la produttivita’ dei pubblici dipendenti ottima. Perche’ essa permetterebbe
di premiare chi davvero lavora al servizio della collettivita` e di cacciare chi ruba i soldi ai lavoratori che pagano le tasse.
Chi vuole difendere la spesa pubblica, vuole che essa sia efficiente e produttiva.
Chi non vuole che si misuri la produttivita` dei pubblici dipendenti, lascia il campo libero a coloro che dicono che tasse e spesa pubblica sono solo uno spreco. Cio’ che io non credo.


Non e` il livello della pressione fiscale cio’ che fa la differenza

Il Governatore
della Banca d’Italia al Forex ha
affermato che in Italia il livello delle tasse e’ alto ed andrebbe ridotto.
Facendo cio’ si e’ messo in un campo strettamente politico. Le tasse sono
un’indicatore della presenza dello stato negli affari economici di un paese. A
qualcuno piace una grande presenza dello stato nell’economia ed a qualcun altro
no.

Non esistono pero’
ragioni teoriche per prediligere l’una o l’altra soluzione. La spesa pubblica
va in servizi (esercito, polizia, sanita’, istruzione, trasporti, ecc.) e
trasferimenti.  I trasferimenti non
aumentano e non diminuiscono la dimensione totale del prodotto. Si limitano a
trasferire reddito da Tizio a Caio.

Per quanto
riguarda i servizi, la loro dimensione ottimale dipende dalla produttivita`
della macchina pubblica. Se la macchina pubblica e` meno efficiente del settore
privato, allora darle delle risorse, sottraendole al privato, vuol dire ridurre
l’efficienza del sistema. Se la macchina pubblica e’ piu’ efficiente del
settore privato, spostare delle risorse dall’uno all’altro settore, vuol dire
aumentare la produttivita’ totale della nazione.

Oggi e` vero che
le nostre amministrazioni pubbliche hanno una bassa produttivita`, ma cio’ non
e` una necessita’ assoluta, tipo la forza di gravita’, e` il risultato di tanta
cattiva politica, non interessata ad una pubblica amministrazione forte ed
autonoma e non desiderosa e capace di controllare la produttivita` dei pubblici
dipendenti.

Allo stesso tempo e` vero che il nostro
settore privato ha fatto e spesso  sta
ancora facendo delle scelte miopi: si concentra su imprese troppo piccole, non
accede al mercato dei capitali, non accede al mercato dei managers e pone la
famiglia davanti a tutto, anche quando non e’ il caso; e` tecnologicamente
arretrato e non e` predisposto ad assorbire piu’ tecnologia ne’ a fare ricerca e
sviluppo. Se ci si affida semplicemente alle scelte di questo settore privato, non si va lontano. I fatti mostrano che il risultato e` un concentrarsi su
settori in declino ed una progressiva perdita di quote di mercato a livello
mondiale. Perdiamo quote non solo nei beni, si pensi alle calzature ed
all’abbigliamento, ma anche nei servizi si veda ad esempio il turismo.

In Italia sono problematici sia il settore
pubblico che quello privato. Pensare che lasciare piu’ risorse al settore
privato possa risolvere i problemi del paese e` un illusione.

 


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