Registrati | Login | Logout Mappe | Meteo Piemonte | Meteo Italia | Traffico Piemonte |

Torino puo' farcela

Unione Europea

Monastir, Tunisi, Tripoli, Bengasi: nomi di vie e messaggio per il presente

A Torino sono parecchie le vie e le piazze che ci ricordano che la Tunisia e la Libia sono vicinissime all’Italia come pochi altri paesi al mondo. Certo questi nomi ci ricordano anche dell’emigrazione italiana in Tunisia e della colonizzazione della Libia, con anche alcune pagine orrende e di cui non si puo’ certo andare fieri. Vero. Non possiamo negarlo. Fermarsi li’ pero’ non e` un buon modo per onorare le vittime della stupidita` e della grettezza  del passato. Oggi il nostro paese sembra affondare sotto il peso della nostra inettitudine e dei cattivi politici che NOI abbiamo scelto. Questa pero’ non e` un’ immagine completa per descrivere questo autunno 2011.  Questo e` un momento di grandi opportunita`, di grandi possibilita` e di speranza. Due paesi a noi vicini, Tunisia e Libia si sono scrollati di dosso regimi sclerotici. In quei regimi tutte le scelte erano in mano a pochissimi. Tutto doveva servire a gratificare e favorire alcune famiglie. Oggi questo e` venuto meno, chiaramente in Tunisia e probabilmente in Libia. Per noi italiani e` estremamente importante che questi paesi possano stabilire societa` democratiche, dove tutti possono dare un loro contributo e partecipare alle scelte.  Il risultato finale dipende anche da noi, l’unico paese dell’ex G7 cosi’ vicino ad essi. Le transizioni dalla dittatura alla democrazia non sono mai troppo semplici. Lo abbiamo visto bene in Europa orientale. Se la transizione diventa troppo difficile, la gente puo’ perdere la speranza e guardare con nostalgia al passato. Se la gente vede che gli stranieri si limitano a sfruttare la momentanea debolezza del paese in transizione, con operazioni “mordi e fuggi”, perde fiducia nel mondo esterno. Lo abbiamo visto bene in Russia ed Ucraina.

Ma noi oggi, con le nostre finanze disastrate, cosa potremmo fare per dare un segno di speranza a Tunisia e Libia?

Da un lato bisogna favorire la cooperazione economica in tutte le possibili forme, fornendo un po’ di assistenza alle imprese, ma non basta.  In questo momento sarebbe anche sensato  permettere una libera circolazione dei cittadini tunisini e libici in Italia. Naturalmente non si tratta di perdere il controllo delle frontiere. Si tratta di accertare bene l’identita`, anche con strumenti biometrici, di chi vorrebbe entrare in Italia e poi fornire ad essi un visto semestrale. Alla fine dei sei mesi chi sara` riuscito a trovare qualche attivita` legale in Italia, potra` fermarsi per altri sei mesi. Chi non ci sara` riuscito, verra` facilmente identificato e riaccompagnato in patria, in pieno accordo con il governo del paese d’origine.

Non sarebbe molto, ma sarebbe qualcosa. Un piccolo segno per dire ai governi di Tunisia e Libia : “We care”. Il vostro futuro ci interessa. Siamo sulla stessa barca. Abbiamo bisogno del vostro successo. Solo grazie al vostro successo la periferia d’Europa sara’ anche il centro del Mediterraneo.

 


Mladic segue Gotovina, in prigione.

Ci rallegrammo per l’arresto di Ante Gotovina,  come non rallegrarsi per quello di Ratco Mladic? Una bellissima notizia. Piano piano i boia dell’ex Jugoslavia vanno al loro posto, in prigione.

E` anche una bella notizia per la Serbia che oggi da prova della sua non connivenza con il boia Mladic, che e` stato catturato in Serbia dalle forze serbe.

La Serbia potra` forse entrare nell’UE insieme alla Croazia, come giusto.

Ora i problemi sono in casa UE e nella mancanza di reali poteri comunitari in materia di politica fiscale, estera e di difesa.  Alla fine e` stato preso Mladic, verra` un giorno in cui gli Europei capiranno che a suon di egoismi nazionali non vanno da nessuna parte?

 


Draghi studia da presidente BCE

Il Governatore Draghi in un’intervista a FT prende le distanze dall’idea che la BCE possa mettersi a comprare  grossi quantitativi di titoli portoghesi, spagnoli, greci o italiani, facilitando in tal modo la vita dei governi di quei paesi. Draghi dice: no. La BCE non deve fare queste cose, che finirebbero per minare l’ indipendenza della banca stessa. Pensino piuttosto i governi a mettere a posto i loro conti. Si segua l’esempio della Germania che ha saputo fare ordine a casa propria.

Non sara` sfuggito al Governatore che queste parole suonano come musica alle orecchie tedesche. Draghi sa bene che il suo principale concorrente per il lavoro alla BCE e’ il governatore della Bundesbank, il falco Axel Weber. Draghi sa inoltre che senza il benestare di Berlino a Francoforte non si va.


Polonia, Irlanda del futuro

Nel bel mezzo della crisi finanziaria prima e della crisi dell'euro poi "rara avis" la Polonia se la cava bene.

PIL in crescita, debito del 50 e rotti percento del PIL (bassissimo) e tassi di interesse sui titoli decennali molto bassi. Miracolo a Varsavia? Si' e no. La risposta all'enigma si chiama fondo regionale europeo. La Polonia oggi come un tempo Irlanda e Spagna cresce anche e soprattutto grazie ad i fondi provenienti da Bruxelles. Questi finanziano molti progetti sopratutto di tipo edilizio. Se tutto cio' portera' ad accrescere la produttivita` delle imprese polacche, bene, se no, finito tutto questo ben di Dio, ci sara` un'altra bolla che deve scoppiare. Comunque cio' non e` per domani , sara` forse tra 10  o 15 anni .


Si possono fermare le stragi del mare?

Gli affondamenti
di barche di clandestine sono eventi quotidiani e spaventosi.

Centinaia, forse
migliaia di uomini e donne affogano nel Mediterraneo e al largo delle Isole
Canarie nel tentativo di migliorare la loro vita. Alla tragedia si aggiunge una
tragedia supplementare, il nostro cambiamento: quello che venti anni fa ci
avrebbe fatto inorridire oggi e` un fatto normale e quotidiano. Quelli che muoiono
in mezzo al Mediterraneo non vengono quasi piu’considerati uomini. Si
veda per esempio la differenza di trattamentro riservato ad i morti di una
tragedia aerea tipo quella di Madrid e
quello riservato agli annegati di un barcone.

 

Ad un livello
certamente diverso c’e` il problema della clandestinita`. E` vero che uno stato
deve avere dei confini e in qualche modo deve essere capace di regolare gli
accessi al suo interno. I clandestini sono molti e spesso la clandestinita’
puo’ generare illegalita` e criminalita`. Essi inoltre creano dei costi per la
pubblica amministrazione (pubblica sicurezza, sanita`, trasporti, istruzione,
ecc.)  finche` i clandestini non
contribuiscono all’erario.

Mentre e` abbastanza chiaro che le fasce medie
e benestanti e le aziende sono nette beneficiarie dell’immigrazione, disponendo di forza
lavoro (badanti, operai, camerieri, ecc) a prezzi ribassati, gli immigrati in
genere, a torto o a ragione, vengono percepiti dalle fasce povere della
popolazione come dei concorrenti, sia sul mercato del lavoro sia nel
percepimento di pubblici servizi (“al pronto soccorso a causa degli immigrati
ho dovuto aspettare tre ore”).  Si temono
gli immigrati come concorrenti nelle richieste per ottenere posti al nido,
nelle liste d’attesa per gli interventi chirurgici negli ospedali, nelle case
popolari e per i sussidi in genere.

 

Infine molti
temono che gli immigrati non accettino certi valori che noi, sia pur da poco,
diamo come piu’ o meno acquisiti: diritti delle donne, liberta` sessuale,
diritti delle minoranze e dei diversi, molteplicita` dei credo e delle
convinzioni, insomma una societa` governata dalle leggi laiche fatte dai
cittadini e non da norme dettate da Dio.

Ad onor del vero
va detto che solo una minima parte dei clandestini oggi presenti in Italia e`
arrivata usando barconi e scafisti. La gran parte e` arrivata munita di regolare visto
turistico su mezzi di trasporto autorizzati e si e` poi fermata oltre la
scadenza consentita.

Va comunque detto che sia chi arriva
rischiando la propria vita su di un barcone, sia chi arriva con regolare visto
spende somme assai considerevoli: si calcola dai 4,000 ai 15,000 dollari. In
troppi casi il prezzo e` assai piu’ alto: si paga con la vita propria e quella
dei propri cari.

Va anche aggiunto
che l’attuale norma (legge Bossi Fini)
prevede che in teoria un datore di lavoro assuma un dipendente senza mai averlo
visto in faccia. Sono pochi i datori di lavoro tanto stupidi. Si tratta evidentemente di una farsa, di un
modo mascherato per legalizzare clandestini gia` presenti sul territorio
nazionale, senza pero’ ammettere che lo si fa. Unici beneficiari le agenzie di
viaggi, di pulman, di navigazione e le compagnie aeree. Costo aggiuntivo per i
“legalizzandi” alcune migliaia di euro. Beneficio per lo stato italiano =  € 0.

Siamo all’assurdo
per cui alcuni immigrati, i “salvati” riescono ad entrare e dopo un periodo
piu’ o meno lungo di clandestinita`, di peripezie e sofferenze, vengono
legalizzati ed ottengono diritti almeno teoricamente simili
a quelli dei cittadini italiani, magari suscitando le ire di alcuni italiani.
Gli altri i “sommersi” spariscono nei flutti, senza alcun diritto, tante volte
senza nemmeno un nome ed un funerale.

Dobbiamo trovare
una via di mezzo, che sia possibile offrire a molti, evitando che il
risentimento, piu’ o meno giustificato verso alcuni, diventi la condanna a
morte per altri.

Non dico che la
clandestinita` sia del tutto eliminabile, ne’ che si possa essere certi di
eliminare gli affondamenti delle barche dei disperati nel Mediterraneo. E` pur
vero che si puo’ fare qualcosa per ridurre la strage degli annegati e per
ridurre la clandestinita`.

Bisogna creare
degli incentivi alla presenza legale in Italia. 

Manteniamo pur in
vita le attuali norme sull’immigrazione, anche se sono strambe, ma introduciamo un canale parallelo.
Lo stato Italiano potrebbe offrire dei permessi temporanei per la ricerca di
lavoro in Italia. Chi volesse ottenerli dovrebbe depositare presso il consolato
italiano nel suo paese una somma tra i 3.000 ed i 10.000 euro. Per definire
l’ammontare preciso potremmo anche stabilire delle quote di ingressi riservate a questo
canale e poi metterle all’asta su internet, paese per paese. Inoltre i
candidati ,che volessero beneficiare di questo canale, dovrebbero richiedere  un documento d’identita italiano
provvisorio corredato di molti indicatori biometrici, impronte digitali, iride,
forse anche DNA. Dovrebbero altresi’ emigrare con il consenso esplicito del
paese di origine, in modo da non avere sorprese al momento di un eventuale
rimpatrio. Infine, dopo un opportuno corso informativo per candidati alla
migrazione, dovrebbero accettare per scritto o in videoregistrazione alcuni
elementi fondamentali del nostro modo di vivere, specie quelli che normalmente,
a posteriori, possono suscitare piu’ problemi.

A questo punto,
dotati di identita` e nazionalita`certe e non cancellabili, coperti da una
sufficiente cauzione, coscenti che l’Italia e` (o dovrebbe essere) un paese laico, potrebbero
entrare in Italia in viaggi organizzati dal governo Italiano.

  Chi lo volesse potrebbe guadagnarsi dei titoli
preferenziali per l’accesso in Italia, dimostrando di sapere l’italiano o di
saper svolgere qualche professione richiesta in Italia.

 
Con il loro
documento potrebbero circolare per l’Italia per otto mesi e per otto mesi potrebbero
liberamente cercare lavoro, incontrando di persona potenziali datori di lavoro.
Lo stato potrebbe anche darsi da fare per fare incontrare domanda ed offerta,
organizzando fiere del lavoro e banche dati del lavoro.

Chi alla fine
degli otto mesi avra` trovato un lavoro, potra` fermarsi in Italia per un anno,
chi no, dovra` rientrare nel paese di origine e sara` facile identificarlo e
riaccompagnarlo a casa.

Chi, dopo un ulteriore anno,
sara` ancora occupato, potra’ restare, chi no, dovra` andarsene.

Chi gia` avra` regolarmente lavorato per venti
mesi , potra` avere un permesso di
soggiorno per piu’ anni.

A chi lascia l’Italia viene restituita tutta la somma versata all’inizio, meno le spese
sostenute dallo stato italiano per il trasporto e l’accoglienza (spese di trasporto da e per il
paese di origine, spese mediche, ecc.)  nel periodo considerato, qualora lo straniero
non abbia pagato sufficienti tasse per pagare questi costi.

 

Si potrebbe anche
aggiungere la norma che chi immigra secondo questo canale rinuncia per cinque
anni a richiedere certi diritti e servizi sociali e medici a cui tutti i residenti hanno diritto (casa
popolare, asili nido, ricongiungimento famigliare, operazioni mediche piu’
costose, ecc.). In fondo uno puo’ decidere che  e` meglio stare in Italia con diritti temporaneamente ridotti, piuttosto che morir di fame a casa propria o vedere affogare i propri cari.

 
Infine parte
della cauzione di chi resta a lavorare,
potra` venire non restituita ed utilizzata per dei programmi mirati ad aiutare
gli italiani delle fasce piu’ povere, in modo tale che anche essi possano
vedere che l’immigrazione porta loro benefici.

Questo progetto arrecherebbe gravi danni agli scafisti e a chi in genere organizza l’immigrazione clandestina, gli ruberebbe molti clienti.

 Qualcuno mi
definira` cinico, ma io credo che cinico sia colui che la sera riesce andare a
dormire pur sapendo che quella notte molti affogheranno, cercando di immigrare
e non fa nulla per salvarli.

Gustavo Rinaldi

 

 

 

 


Ossetia del Sud -Georgia- Russia: un conflitto che andava evitato.

I giornali ci
raccontano che le truppe georgiane hanno cercato di riconquistare a suon di
cannonate la capitale ed il territorio dell’Ossetia meridionale, una sua
provincia ribelle poco piu’ piccola della provincia di Alessandria e con una
popolazione, che e` meno della meta` meta’ di quella della provincia d’Asti .
L’esercito russo e` intervenuto a sostegno dei ribelli osseti ed ha anche
bombardato diverse parti della Georgia stessa. L’Unione Europea e gli USA
lanciano qualche appello alla calma e poco piu’.

Come leggere
questi eventi?

 

Innanzi tutto non
si puo’ dimenticare la pena delle molte vittime in Ossetia del Sud e nel resto
della Georgia. Le loro sofferenze non sono giustificabili.

 

 L’Ossetia del Sud in epoca sovietica faceva parte della Georgia
e la Georgia dipendeva da Mosca, cosi’ come era dipesa da Mosca nei due precedenti secoli, dopo che i re
georgiani, trovandosi tra l’incudine russa ed il martello ottomano, scelsero la
prima.

Il dissolversi
dell’impero sovietico ha permesso la creazione di molti stati indipendenti, tra
cui la Georgia. Pero’ all’interno della Georgia l’Abkasia e l’Ossetia del Sud,
in modi diversi, non accettarono la nuova situazione, con un contesto molto simile
a quello osservato in ex Jugoslavia. La Russia ha offerto sostegno agli
indipendentisti di queste due province, anche quando, come nel caso
dell’Abkasia essi erano probabilmente solo una minoranza della popolazione
della provincia. 

 

 L’UE, gli USA e gran parte dei paesi del mondo
riconobbero i confini della Georgia cosi’ come era in epoca sovietica, quindi
comprendente Abkasia ed Ossetia del Sud.

UE ed USA non fecero mai seguire i fatti alle
parole. Se da un lato erano interessati
ad attrarre la Georgia nella loro orbita ed ad avere la sua collaborazione
nella costruzione di oleodotti e gasdotti che attraversassero il suo territorio,
trasportando l’energia dell’Azerbagian e dell’Asia Centrale (Kazakhstan e
Turkmenistan) in Europa, dall’altro non erano disposti a dislocare una brigata
delle loro truppe in Georgia. A parte qualche istruttore militare e qualche
osservatore, l’aiuto occidentale non e` andato molto oltre in termini di forze armate. Questo succedeva,
mentre i russi conservavano una consistente presenza militare nell’area. Gli
occidentali pur accettando le ragioni dei georgiani, in molti anni hanno
dimostrato di non essere disposti ad inimicarsi il gigante russo per la
salvezza dell’integrita` territoriale georgiana.

 

In generale resta
preferibile il principio che i confini degli stati non si modificano, mentre
vanno rispettati i diritti delle popolazioni, un po’ come si e’ fatto in Sued
Tirol- Alto Adige.  Recentemente pero’  il riconoscimento occidentale
dell’indipendenza cossovara, un caso per molti aspetti simile a quello dell’Ossetia
del Sud, ha aggravato la situazione. Se i confini delle ex repubbliche
jugoslavie, nel caso specifico della Serbia, possono essere modificati per
desiderio della maggioranza della popolazione di una provincia , allora perche’
non si puo’ fare lo stesso in Georgia – Ossetia del Sud?

 

Il presidente
georgiano Saakashvili avrebbe dovuto essere molto piu’ cauto.

 Non perche’ abbia torto, probabilmente ha
anche ragione. Avrebbe pero’ dovuto rendersi conto di quanto evidente:
l’occidente non e` disposto a morire per Tbilisi e men che meno per Tskhinvali. Tanto meno e` disposto a
rinunciare al gas o al petrolio russo. Di fronte a questa realta`, lanciare un
attacco militare per riconquistare l’Ossetia del sud e’ stato non sensato. La
Georgia in un conflitto frontale con la Russia puo’ solo perdere.

 

Gustavo Rinaldi

 

 


Pro e contro Turigliatto e Rossi

I senatori  Franco  Turigliatto e Fernando Rossi si sono astenuti in
una votazione su di una risoluzione concernente la politica estera e la missione
italiana in Afganistan, di fatto votandole contro. Cio’ ha portato alle dimissioni del Presidente del Consiglio
ed alla crisi di governo.

La missione in
Afganistan ha senza dubbio poco senso. Non perche’ non si possa e debba fare
missioni militari all’estero, ma perche` questa missione in Afganistan manca di un progetto organico per poter vincere ( vedi
sul tema: Afganistan:
mission impossible
).  In questi
termini i voti di Franco  Turigliatto e Fernando
Rossi non sono stati cosi’ assurdi, anzi e’ assurdo che per vedere delle
opinioni di tanto buon senso ci si debba affidare a due senatori della sinistra
estrema, quando tanti padri di famiglia con un mutuo da pagare e tanta
moderazione pensano giustamente lo stesso.

Ma non e` tutto.
Quel voto al Senato non e` solo stato un conflitto tra quella parte della
sinistra, che ormai si affezionata alla poltrona ministeriale  e quella che sa che prende piu’ voti facendosi
vedere pura e dura. C’e` di piu’. Questo e` un conflitto tra etica dei valori
ed etica della responsabilita`.

L’etica dei
valori e` una morale secondo la quale la cosa piu’ giusta e’ non fare nessuna
azione contraria ai valori in cui si crede. Essa e` professata da molte persone
religiose o di estrema sinistra. “Il preservativo induce ad una riduzione del
significato del sesso, quindi mi  oppongo”
(visione di certi cattolici). “La Guerra in Afganistan e` male, quindi mi  oppongo” (visione di certa sinistra).

Contrapposta a
questa morale ce n’e` un’altra. Essa e` l’etica della responsabilita`: io sono
responsabile degli effetti delle mie azione fin dove ne posso prevedere le
conseguenze.

“L’assenza di preservativi fa aumentare la
diffusione di AIDS ed aborto, che sono mali piu’ grandi anche di una potenziale
visione sbagliata o mercificata  del
sesso, quindi  sostengo la diffusione del preservativo”.

“Se voto contro la missione in Afganistan,
Prodi va a casa e lo sostituisce Berlusconi, che quando ha potuto, non ha fatto
solo la guerra in Afganistan ma anche quella in Irak. Quindi voto a favore.”.

 La colpa di Franco
Turigliatto e Fernando Rossi non e`
quella di avere espresso dubbi (condivisibili) sulla guerra in Afganistan,  e` quella di essersi disinteressati delle
conseguenze della loro azione. Hanno forse seguito un’etica dei valori, non
certo un’etica della responsabilita`.

 Questo che
significa? Bisogna quindi accettare tutto? No. Bisogna pero’ rendersi conto che
i goal della bandiera, non servono a nessuno. Bisogna capire che finche’ non ci
daremo da fare per creare un nucleo di paesi europei con una politica estera e
di difesa comuni, tutte le nostre azioni in politica estera avranno ben poco
senso.

Fa specie che il
ministro italiano  piu’ popolare sia
quello degli esteri, Dalema, che tanto poco sta facendo per realizzare una
politica estera e di difesa comune, come sarebbe suo dovere.

La gente forse apprezza i suoi baffi.


Chi di spada ferisce, ….

Per molti anni nell’Unione Europea  c’e’ stato un conflitto tra paesi con tasse pesanti (Germania, Italia, Francia, Svezia) e paesi con tasse leggere, Regno Unito in testa, sul tema: in Europa ci devono essere uguali tasse in tutti i paesi?
I primi dicevano sì e, sotto sotto, intendevano che bisognasse avere tutti tasse  alte. Il Regno Unito, sapendo di restare in minoranza  con Irlanda, Lussemburgo e pochi altri, si e’ sempre opposto. Non solo, ne ha approfittato. Le basse tasse inglesi attiravano cittadini ed aziende del continente; gli altri paesi protestavano perche perdevano contribuenti e i Britannici se la ridevano.  Essi suggerivano che non era colpa loro se i continentali avevano degli stati carrozzone che costavano cari e richiedevano alte tasse. Loro non volevano rinunciare alla loro competitività. Non importava molto che i loro ospedali e le loro ferrovie andassero in sfacelo. Pazienza.Dicevano che questa era "concorrenza fiscale".

Il destino però a volte e’ crudele.
Da un lato i sudditi di Sua Maestà hanno iniziato a richiedere servizi migliori, sopratutto nei settori dei trasporti e della salute. Per far migliorare i servizi ci vogliono soldi. Ecco così che lo Scacchiere (così chiamano i Britannici il loro ministero del tesoro e delle finanze) deve spendere sempre di più, alzando le tasse ed indebitandosi.
Dall’altro, quell’ampliamento dell’Unione Europea, che il governo di Londra aveva sempre desiderato, alla fine e’ arrivato, portandosi con se tanti paesi dall’ esile stato sociale, dalle basse spese e dalle bassissime tasse. Niente a che vedere con i modesti tentativi del Regno Unito di  tasse leggere. I nuovi arrivati e l’Irlanda si possono permettere delle tasse di gran lunga piu’ basse di quelle britanniche.
Ecco così che alcune aziende inglesi non se lo sono fatte dire due volte ed hanno trasferito chi la sede legale, chi quella contabile, chi intere produzioni, nelle periferie d’Europa (paesi Baltici, Slovacchia, Irlanda, ecc.) dove le tasse sono basse. Tra esse, la nota azienda dolciaria Cadbury, che ha trasferito molti dei suoi affari nella Repubblica d’Irlanda.

Lo Scacchiere se l’ha avuta a male ed ha accusato Cadbury d’evasione fiscale, perché, a suo dire, l’operazione era chiaramente volta a pagare meno tasse.  Cadbury ha fatto appello alla Corte Europea  di Giustizia, dicendo che in questo mondo il Governo Britannico stava violando il diritto di libera circolazione delle imprese nell’UE. La Corte Europea di Giustizia ha dato sostanzialmente ragione a Cadbury, dicendo che se il trasferimento di un’azienda non e’ fittizio (sede legale e poco più), ma reale (produzione e gestione), allora non si può parlare d’evasione.

Il Governo Britannico ora e‘ nelle pesti. Le aziende potranno scappare dal Regno Unito senza che lo Scacchiere  possa fare molto. Potrebbe alzare altre tasse per compensare il gettito perduto, ma sarebbe un po’ come far pagare a chi resta le colpe di chi se ne va. Ingiusto e istigatore d’altre fughe.

Chi di spada ferisce,…

Per ora gli Inglesi non ne hanno parlato, ma non e’escluso che tra un po’  Londra si presenti a Bruxelles per parlare di armonizzazione fiscale e per dire che ora la vogliono.


Atti chiari

Il governo israeliano lunedi’ 4 settembre 2006 ha ordinato la costruzione di 690 nuove abitazioni in Cisgiordania, territorio che una risoluzione ONU stabilisce appartenente al futuro stato di Palestina.

E` legittimo farsi alcune domande.

E` questo un atto giustificato? Israele ha intenzione di trattare con i Palestinesi?  Su che cosa? Non sembra  sulla terra.
Riconosce un loro diritto ad avere uno stato? Che cosa potrebbero ricevere i Palestinesi, se si comportassero come Israele desidera? Come dovrebbero rispondere i Palestinesi a questa decisione di costruire nuove case in Cisgiordania? Piu’ in generale dovremmo chiederci quale potrebbe essere una strategia razionale, laica e positiva dei Palestinesi di fronte al fatto che gli Israeliani stanno ulteriormente costruendo molti edifici su terra internazionalmente riconosciuta come loro. In base al diritto internazionale cio’ che il governo di Israele fa  e` illegale, ma Israele non riconosce l’autorita` di nessuna corte internazionale;  denunciarli quindi non sembra lo strumento adatto.
Devono i Palestinesi concludere che  Israele crede nella politica dei fatti compiuti?
Devono i Palestinesi concludere che la forza conta piu’ del diritto?

 


Network-wide options by YD - Freelance Wordpress Developer