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Busta di plastica? No, grazie. È la settimana di “Porta la Sporta”

146 miliardi 173 milioni 274 mila 646… 823… 935…
Il contatore va avanti ad un ritmo impressionante, non si riesce a stargli dietro ma è ipnotico. Il mio fidanzato mi si avvicina per vedere cosa sto fissando da 5 minuti sullo schermo del computer, e, leggendo di che si tratta, si lascia andare a un’esclamazione poco elegante.
È il numero di buste di plastica consumate nel mondo dall’inizio di quest’anno. Ho fatto due conti: considerato che siamo a metà aprile, significa che ogni giorno vengono usate circa 1 miliardo e 400 milioni di buste, più di 500 miliardi in un anno.

Il dato, o meglio, l’incessante conteggio si trova sul sito di Porta la Sporta, progetto di educazione ambientale promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi, che comprende una cinquantina di aderenti in tutta Italia.
Per il terzo anno l’Associazione ha lanciato la settimana di “Porta la Sporta”, che da sabato 14 a domenica 22 aprile, al motto di “Ricominciamo a riusare. Meno plastica per tutti!”, riunisce 100 comuni, 14 province e molte grandi catene e aziende di distribuzione. Anche la Regione Piemonte e la Provincia di Torino hanno aderito, e per il primo anno partecipano alla manifestazione la sede torinese di Eataly e l’8 Gallery del Lingotto.

Cosa dovete fare? Il concept parla chiaro: ricordatevi di portare la borsa di stoffa riutilizzabile -anche più di una se necessario – ogni volta che uscite a fare la spesa. Dite “No grazie, ho la mia” quando il negoziante chiede se vi serve una busta. E (so che non è facile) se andate al mercato, intercettate il velocissimo contadino prima che infili cipolle e pomodori nel sacchetto di plastica e porgetegli la retina di cotone che vi sarete precedentemente procurati. Potete anche firmare la petizione “Mettila in rete!  per eliminare plastica e imballaggi evitabili nel settore ortofrutta delle grandi distribuzioni e sostituirli con i vostri riutilizzabili.

Se proprio vi serve un sacchetto, assicuratevi almeno che sia di plastica biodegradabile, ricordando però che non può diventare una soluzione estesa. Sostituire tutti gli imballaggi “usa e getta” con quelli di bioplastica avrebbe costi ambientali ed energetici insostenibili: troppi terreni da coltivare a mais e girasole, troppa energia e troppa acqua consumata, troppi fertilizzanti e pesticidi da utilizzare, troppa CO2 prodotta nelle fasi di lavorazione.
Insomma, non ci sono scorciatoie: bisogna consumare meno (molte meno) buste.

E non solo. Il sacchetto non è che la punta dell’iceberg, un enorme iceberg fatto di 240 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno, di cui circa la metà utilizzata per articoli monouso e imballaggi (bottiglie dell’acqua, stoviglie usa e getta, contenitori di saponi e detersivi, spazzolini, lamette…). Un iceberg che assorbe l’8% della produzione mondiale di petrolio e di cui solo un misero 3% riesce ad essere riciclato.
La busta di plastica è l’oggetto simbolo di un consumo distratto e noncurante. Rifiutarla e ridurne l’utilizzo al minimo indispensabile diventa l’esempio di un’azione dal basso davvero efficace, uno di quei gesti quotidiani che possono, anzi sono necessari per cambiare mentalità e sistema.

A proposito, ho ricontrollato l’inesorabile conteggio prima di postare l’articolo: ora siamo a 146 miliardi 256 milioni 178 mila 204…

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