Ero Yanez, intervista con Domenico Della Piana

Tra le ultime uscite delle agili fiaschette di Buendia Books trova posto Ero Yanez, di Domenico Della Piana. Siamo nella campagna astigiana, Mussolini sta per portare l’Italia in guerra ma l’estate del giovane protagonista scorre come se tutto fosse normale, tra la cultura naturalmente inculcatagli dallo zio e i racconti mirabolanti del “professore”, vicino di casa che ammalia tutti i ragazzi del paese.

Presto però quelle giovani vite verranno sconvolte e dovranno essere pronte ad affrontare la più grande tragedia del secolo scorso. Il nostro Yanez, che nel frattempo si è trasferito per lavoro a Torino, dovrà reinventarsi completamente. Trovate qui la recensione completa del libro.

Domenico Della Piana ha risposto alle mie domande.

Come nasce Ero Yanez, un racconto intimo, intenso e con un filo di magia?

Non saprei dirlo, a essere sinceri. Probabilmente volevo solo raccontare una storia per i miei nipoti. So che una volta – io ho sempre avuto il vizio di scrivere cose che non pubblicavo o prendere appunti per libri che non avrei mai finito – avevo immaginato un uomo che torna, da qualche parte: a casa dagli anziani genitori, o dal vecchio maestro. E per farsi riconoscere, sai un po’ come Ulisse sotto mentite spoglie, usa il suo vecchio soprannome. Nel momento in cui torna è di nuovo il ragazzo che era stato.

Il protagonista della storia è Yanez, che porta il nome di un non-eroe. Sono gli eroi o i comprimari a fare la storia?

Ma Yanez, quello di Salgari, è un eroe. Anche se per gli inglesi sarebbe stato un pirata e basta, un terrorista. Alla fine è la storia che fa gli eroi e i comprimari, che assegna i ruoli a seconda di chi la scrive, dello sceneggiatore. Eroi o comprimari, rimangono cose che non si possono cambiare però: ciò che si è fatto, la testimonianza autentica.

Nel racconto c’è un duro scontro tra i sogni e i mondi immaginati dai giovani protagonisti e la dura realtà di quello che la Storia sta preparando per loro. Eppure è un passaggio quasi naturale, come se la vita reale fosse la continuazione di quei sogni e di quegli eroi…

Ogni ragazzo sogna di essere un eroe a un certo punto, l’eroe a cavallo nel west o il bandito in fuga, il pirata all’arrembaggio, il poliziotto o il rapinatore, lo scienziato che salva l’umanità. Ma non si può scegliere come accadrà e quando, il momento in cui si sarà l’eroe e di certo non sarà come si sognava. Penso a un protagonista del mio racconto, il giovane ufficiale di marina… E penso al partigiano Rossino, che non sapeva sarebbe stato ricordato come un eroe, da morto.

Tutta la vicenda si muove sui territori piemontesi. Qual è il tuo rapporto con Torino e con le colline astigiane?

A Torino ho studiato, ho anche lavorato per parecchi anni. Ma casa mia è tra le colline astigiane. Vivo qui e insegno qui, qualche volta scrivo persino… A Torino preferisco tornarci il meno possibile.

Immagina una trasposizione cinematografica del racconto. Quali attori ti piacerebbe vedere interpretare i tuoi protagonisti?

Non ci ho pensato. E conosco poco il cinema attuale, gli attori più giovani… Pensa che per me è ancora giovane Alessandro Gassman perché siamo più o meno coetanei. Ecco, lui lo vedrei bene nei panni dello zio Gianni. Ah per il protagonista una mia nipote dice Ed Sheeran, anche se fa il cantante. Mi sa che c’è molto da lavorare…



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