Tav: sequestrata l’area destinata all”impianto funzionale” per assemblare il fodero del tunnel in cemento

Il sequestro mette in crisi le tempistiche dei lavori perché non esistono sedi alternative dove costruire “l’impianto funzionale”.

Si trova a Salbertrand il luogo dove la società italofrancese Tunnel Euralpin Lyon Turin dovrà costruire un “impianto funzionale” dove assemblare gli “spicchi” di cemento che andranno a formare il fodero interno del tunnel di base.
Salbertrand è un piccolo centro della Val Susa, in provincia di Torino. Della sua superficie comunale la società occuperà oltre 12 ettari per la costruzione dell’impianto. Di quest’area due zone saranno adibite a deposito: una di 16mila metri quadrati, affittata dalla società Itinera Spa e contenente terre di scavo contaminate dall’amianto, e l’altra di oltre 22metri quadrati affittata da una piccola società edile fallita, occupata da rifiuti del cantiere e da vecchie traversine ferroviarie.

Le due aree in questione per essere usate dovranno prima essere bonificate. Ed è qui che sorgono i problemi per la società Italo-Francese. L’intera area contenente amianto è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza a settembre 2019 in seguito ad un esposto. Mancherebbero alcune autorizzazioni per lo stoccaggio del materiale inquinante nel sito.

L’area era stata già posta sotto sequestro nel 2010 ma da allora, nonostante le prescrizioni di messa in sicurezza temporanea, non è cambiato nulla.
Con l’area sequestrata sarà impossibile proseguire i lavori per la creazione del fodero in cemento del tunnel principale, allungandone le tempistiche di costruzione. I costi di bonifica dell’area privata si aggira introno al milione di euro, mentre i costi per la bonifica dell’area affidata ad Itinera Spa si aggira attorno ai 2 milioni e 700mila euro.

Oltre alle probabili conseguenze sul cantiere resta da capire come e quando verranno smaltite le tonnellate di materiale fortemente inquinante e tossico per ambiente e cittadini del posto che si trovano estremamente vicine alla Dora e quindi in piena zona di esondazione del fiume in caso di alluvione. Qualora le acque dovessero raggiungere l’area vi è un concreto rischio di dispersione ambientale del materiale inquinante.



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