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“I Piemontesi invisibili”, storie di generazioni di Langa e Roero andate in “Merica” a cerca fortuna

Redazione Quotidiano Piemontese

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Donato Bosca

Donato Bosca

Una volta si andava in “Merica” a cercar fortuna con la speranza di tornare a casa e aiutare la famiglia, ma poi non si tornava più e le famiglie si smembravano o restavano solo “vedove bianche” a casa a crescer figli piccoli mentre il marito, ormai americano, si rifaceva vita, sposa e prole. Storie che accomunano molti italiani di inizio Novecento e che vengono recuperate, dalla polvere del passato e dalla memoria, da Donato Bosca, scrittore originario di Mango e ricercatore, attento e dinamico, di tutto quanto riguarda il tempo che fu, l’emigrazione regionale all’estero. “I Piemontesi invisibili” è il titolo evocativo dell’ultima fatica letteraria di Bosca che, attraverso minuziose ricerche storiche, viaggi, indagini, letture di diari, lettere, alberi genealogici, etc. racconta le vicende di numerosi piemontesi che hanno lasciato la propria terra di Langa e Roero, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, per un’esistenza migliore all’estero, come molti altri connazionali. I piemontesi invisibiliLa maggior parte espatriava in Argentina, ma l’America era altrettanto ambita. La necessità, fisica, oltre che emozionale spinge Bosca ad allacciare rapporti con John Bongiovanni, americano “delle nostre pari” e tramite un fitto carteggio, o meglio mail, documenti spulciati nelle vecchie biblioteche e nei vari uffici amministrativi statunitensi dove venivano registrati i nuovi arrivi in Usa, lo scrittore è riuscito a trovare il bandolo della matassa, rintracciando molte persone che, dal secolo scorso, abbandonata la casa natia nelle campagne piemontesi, sono diventate cittadine americane e sono riuscite a riabbracciare parenti lontani. Il titolo, come detto è evocativo e a spiegarci meglio il motivo è proprio Donato Bosca.

Diversamente dai piemontesi dell’Argentina che, sin dall’inizio del loro trasferimento, hanno cercato di restare uniti, ancorati all’Italia e hanno sempre fatto gruppo, comunità, quelli trapiantati in America, soprattutto nel Nord America, ad esempio a Filadelfia, hanno voluto accantonare le loro origini piemontesi. Alcuni hanno, addirittura cambiato del tutto il cognome o modificato qualche lettera così da non sembrare italiani. Era la voglia di cominciare da capo senza legami, di tentare la fortuna attraverso il lavoro, la carriera che, spesso era preclusa agli stranieri. I piemontesi tentavano di spacciarsi per “mericani”, motivo per cui oggi è molto difficile riuscire a ripristinare la storia multigenerazionale di alcune famiglie della zona di Mango, Alba, delle Langhe in generale.  Inoltre – conclude Bosca – se gli italiani del Sud (Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia), una volta in America, volevano ritrovarsi e farsi notare, quelli del Nord, in particolare piemontesi, veneti e friulani, desideravano uniformarsi agli americani e, spesso evitavano i meridionali che consideravano un po’ “rumorosi”. Diciamo che non erano proprio indicati se si voleva passare inosservati come italiani. Ecco perché li definisco invisibili”.

Il libro, edito dalla cooperativa e libreria “L’Incontro” di Alba è una sorta di omaggio al passato di questa terra ma anche un tentativo di creare, con un simbolico filo di Arianna, una continuità tra ciò che è stato e ciò che è.

Chiunque desideri contattare Donato Bosca per informazioni sull’emigrazione piemontese all’estero può scrivere a: donatobosca@hotmail.com

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