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Piemonte

Referendum sull’acqua pubblica: parte la campagna per il sì. La voce di don Ciotti

Franco Borgogno

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Si svolge nei prossimi minuti (alle 11,30) davanti alla sede Rai di via Verdi un presidio del Comitato referendario per l’acqua pubblica. L’appuntamento rappresenta il ‘via’ alla vera e propria campagna per il voto sul tema, sensibilissimo.

Dopo l’ammissione dei quesiti da parte della Corte Costituzionale, la campagna referendaria per l’acqua pubblica e bene comune è stata avviata ‘ufficialmente’ l’altro ieri con una conferenza stampa a Roma, alla quale hanno presenziato rappresentanti di associazioni e reti aderenti al comitato promotore. L’obiettivo è quello di superare il quorum del 51%, necessario per avviare il “necessario percorso di ripubblicizzazione dell’acqua pubblica e bene comune”, sostengono i promotori.

La data del referendum dovrà essere definita prossimamente ma comunque non potrà superare, secondo le disposizioni della Corte, il 15 giugno prossimo. Chiara quindi la richiesta del comitato referendario di accorpare il voto con le elezioni amministrative che si terranno in primavera.

Sempre secondo i promotori: “Il milione e quattrocentomila firme raccolte per la presentazione dei quesiti è la dimostrazione che costruzione un’ampia coalizione sociale è l’unica possibilità per dare voce alle istanze dei cittadini”.

Don Luigi Ciotti, leader e ispiratore di Libera, che da 15 anni mette in rete centinaia di associazioni, spiega perchè sostiene e promuove i due ‘sì’ per l’acqua pubblica:

“L’acqua è un bene inclusivo, non esclusivo. Un bene di tutti. Non ci può essere mercato, profitto, speculazione su ciò che è indispensabile alla vita. I bisogni delle persone tracciano soglie che non possono essere violate, e che devono restare fondamento e misura della giustizia sociale. La storia recente ci racconta di popoli coinvolti in conflitti per l’accesso all’acqua, di privatizzazioni che si rivelano monopoli, di mafie pronte a usare la risorse idriche come arma di arricchimento e di ricatto. Battiamoci allora perché questo servizio sia pubblico nel senso più autentico della parola, denunciando gli sprechi, le distribuzioni inadeguate, le tariffe sproporzionate. Ma diciamo no una privatizzazione che, come è già avvenuto in altri campi, rischia di risolversi in un ennesimo affare sulla pelle delle persone. Per questo Libera e il Gruppo Abele nei prossimi mesi, dopo aver raccolto le firme per la presentazione dei quesiti, saranno attivamente impegnate per sensibilizzare i cittadini ad affollare le urne per raggiungere il quorum necessario. Sarà più importante ancora far prevalere i due si necessari per rendere di nuovo l’acqua un bene comune e libera da ogni speculazione. Questi obiettivi così ambizioni possono essere raggiunti solo insieme, riscoprendo un “noi” di cui tutti dobbiamo sentirci parte”.

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