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Cultura

ITALIA 150. Torna a Torino il capolavoro assoluto di Piffetti

Franco Borgogno

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L’ultima volta che ha lasciato il Palazzo del Quirinale era il 1963, per la grande mostra sul Barocco piemontese organizzata a Palazzo Reale di Torino a cura di Vittorio Viale: dopo quasi 50 anni da allora, il cosiddetto “Doppio Corpo” di Pietro Piffetti, capolavoro assoluto dell’ebanisteria piemontese, torna in Piemonte, al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, per essere sottoposto ad intervento conservativo e a una serie di indagini diagnostiche conoscitive in previsione della mostra “La bella Italia. Arte e identità delle città capitali”, che si svolgerà nella Reggia dal prossimo 17 marzo all’11 settembre nell’ambito della sezione dedicata a Torino.

Il complesso capolavoro di ebanisteria del Quirinale fu approntato per la corte sabauda, come testimonia la sua presenza negli inventari del Palazzo Reale di Torino del 1811 e successivamente in quelli del Castello di Moncalieri risalenti agli anni 1848-50, 1860 e 1880.

LA STORIA DELL’OPERA. Il programma morale e pedagogico nelle lunghe scritte apposte sul mobile, unitamente al fatto che sul medaglione centrale, dove si vede la presa di Troia, si parli esplicitamente delle virtù e dei vizi del sovrano e delle loro conseguenze su un intero regno, hanno fatto ipotizzare che il mobile fosse destinato ad un sovrano, Carlo Emanuele III o il futuro Vittorio Amedeo III, nato nel 1726, anche se rimane ad oggi ignota l’originaria collocazione del mobile. L’ambito cronologico – intorno al secondo quarto del XVIII secolo – è suggerito dal raffronto con il mobile di simile modello della Fondazione Accorsi di Torino, firmato e datato “Petrus Piffetti inve./fecit et sculpsit/Taurini 1738”, connotato da un partito decorativo meno stupefacente e da un numero minore di placche eburnee, con scene attinenti al tema nuziale.

La ricerca delle fonti iconografiche impiegate dal Piffetti per le nove placche istoriate, accompagnate da ottave, ha mostrato che la maggior parte dei disegni è tratta dalle incisioni del fiammingo Otto Vaenius inserite nell’edizione degli Emblemata di Orazio, commentata dal poeta genovese Pietro Benedetti (Anversa 1612). Nel fastoso mobile del Quirinale l’intricato concatenarsi di fitte trame decorative capaci di contendere con la grande ebanisteria francese e tedesca si compone in un linguaggio già in chiave rococò venato da accenti propriamente piemontesi nell’impiego delle scenette illustrate.

Il mobile è documentato per la prima volta nel 1789, anno in cui l’ebanista e restauratore Giovanni Battista Galletti si occupò del suo trasporto e montaggio al Palazzo Reale di Torino, del restauro del mobile nella sua bottega e poi di un nuovo del trasferimento del prezioso arredo all’Appartamento Reale della Reggia di Venaria.

Il pagamento del 1789 così riporta: «per aver trasportato al R.le Palazzo la scrivania e scansia del fu Piffetti, con averla smontata e tornata a montare al detto Reale Palazzo in compagnia di tre garzoni e quattro uomini …Per averla ritornata a smontare, e trasportare alla mia bottega…per aver aggiustata la scrivania suddetta e scansia con averla lustrata e

pulita e rapportato n. 30 ovalini di madreperla, ottone ed avorio, ebano e violetto mancanti alla medesima…per essermi trasferito da questa città all’appartamento della Venaria R.le in compagnia di due garzoni per ivi collocare, e situare la suddetta scrivania e scansia…». 2 giugno 1789

E’ presumibile che qui sia rimasto fino al 1801, in quell’anno infatti sembra riapparire, dalla descrizione, in una lista di arredi trasferiti dagli appartamenti della Venaria Reale al Regio Guardamobili del Palazzo Reale di Torino. E’ suggestiva in questo senso l’indicazione dei trasportatori che descrivono lo specchio di fondo del mobile completamente rotto: in effetti

il doppio corpo del Quirinale è sprovvisto dello specchio che invece ancora conserva quello della Fondazione Accorsi.

Prima del definitivo trasferimento a Roma – avvenuto fra il 9 agosto e il 20 settembre 1888 per essere poi allestito negli Appartamenti Imperiali predisposti per la visita di Guglielmo II – il mobile sostò per un breve lasso di tempo nel palazzo di Amedeo di Savoia duca d’Aosta a Torino e al Castello di Moncalieri.

Il mobile tornò nuovamente a Torino nel 1963 quando fu esposto al Palazzo Reale in occasione della grande mostra sul Barocco Piemontese, curata da Vittorio Viale.

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