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Inizia il Ramadan: è tempo di digiuno per i musulmani piemontesi

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È tempo di Ramadan anche sotto la Mole. In una città dove vivono circa 30mila musulmani, il Digiuno farà di Torino un punto di raccolta per gli islamici di tutta la regione, ma non solo: numerosi saranno anche gli ospiti stranieri, a cominciare da quegli imam nordafricani (egiziani e marocchini) invitati da alcuni centri culturali a prendere parte alle giornate di digiuno. La preghiera finale avrà luogo il 30 o il 31 agosto al parco Dora (e non più, come negli scorsi anni, alla Continassa). Tutto ciò mentre Torino si prepara ad accogliere (nonostante gli allarmi leghisti) la nuova moschea di via Urbino.

LA STORIA. Il Ramadan detto anche il Digiuno è, secondo il calendario musulmano, il nono mese dell’anno e ha una durata di trenta giorni. La parola significa “mese caldo”, il che fa ritenere che un tempo (quando i mesi erano legati al ciclo solare) si trattasse di un mese estivo. Il Ramadan costituisce un periodo eccezionale dell’anno per i fedeli islamici in tutti i paesi a maggioranza musulmana: la sua sacralità è fondata sulla tradizione già fissata nel Corano, secondo cui in questo mese Maometto avrebbe ricevuto una rivelazione dall’arcangelo Gabriele.

Nel corso dei trenta giorni i musulmani praticanti debbono astenersi – dall’alba al tramonto – dal bere, mangiare, fumare e dal fare sesso. Chi è impossibilitato a digiunare (perché malato o in viaggio) può anche essere sollevato dal precetto, ma appena possibile dovrà recuperare il mese di digiuno successivamente. L’ingestione involontaria di cibi, di sostanze liquide o gassose non costituisce comunque rottura di digiuno. Il significato spirituale del Ramadan è stato analizzato negli anni da molti teologi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo “l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio”.

 

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