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Cronaca

Inchiesta doping, dilettanti e amatori sono il cuore del business. Le nuove rotte della frode sportiva online

Davide Mazzocco

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L’operazione del procuratore Raffaele Guariniello che ha portato a dodici misure di custodia cautelare ha messo a nudo, una volta ancora, il dilagante utilizzo di sostanze dopanti nel mondo dello sport. È dalla fine degli anni Novanta, ancora prima che l’Italia si dotasse di una legge antidoping, che Guariniello combatte la sua battaglia per uno sport pulito.  Fu lui a portare in tribunale la Juventus nel processo che si concluse con una prescrizione, a causa di un vizio di forma, per l’amministratore delegato Antonio Giraudo e il medico sociale Riccardo Agricola, imputati con l’accusa di abuso di farmaci. Si parlò anche di uso di Epo ma in questo senso il procedimento si chiuse con un’assoluzione. Una dozzina d’anni fa Guariniello indagò anche su Marco Pantani e nelle cartelle cliniche del Cto – l’ospedale torinese nel quale il corridore fu ricoverato dopo la rottura di tibia e perone alla Milano-Torino del 1995 – riscontrò valori di ematocrito altissimi, ben oltre la soglia del 50% consentita dai regolamenti. Guariniello si spinse sino a Cava dei Tirreni – dove il romagnolo fu ricoverato dopo la caduta al Giro del 1997 – ma in quell’ospedale la cartella clinica era misteriosamente scomparsa.

Ora una nuova indagine che mette a nudo come siano proprio le categorie dilettantistiche e amatoriali le più esposte al fenomeno. Se sono i casi di doping del professionismo a finire in prima pagina sono soprattutto le categorie dilettantistiche e amatoriali a rappresentare il business principale delle case farmaceutiche o presunte tali. Anzi, per le case farmaceutiche la positività di un corridore rappresenta il migliore veicolo pubblicitario possibile. Il meccanismo è perverso ma infallibile: un atleta di richiamo viene trovato positivo all’antidoping, la notizia si propaga a livello mondiale e dilettanti e amatori abboccano. Nelle categorie dilettantistiche e amatoriali non ci sono controlli o sono minimi perché costano troppo, quindi i trafficanti di doping si trovano di fronte a un vero e proprio Far West. Pensiamo a quanto è avvenuto da un paio d’anni a questa parte, da quando, cioè, sono scaduti i brevetti ventennali di biofarmaci come l’Epoetina alfa e beta ovverosia l’eritropoietina. Da quel momento qualsiasi casa farmaceutica può mettere in commercio farmaci “biosimilari” che hanno gli stessi effetti sul fisico dell’atleta anche se una composizione diversa.

I nuovi Eldoradi nei quali reperire le sostanze (via web) sono l’Europa dell’Est, l’Estremo Oriente e il Sud America, luoghi nei quali gli organismi di controllo come la Fda (Food and Drugs Administration) e l’Emea (European medicines agency) sono assenti o esercitano un controllo più debole. Non è un caso che nell’inchiesta del procuratore Guariniello sia emerso come i mittenti delle “pozioni magiche” fossero serbi, greci e cinesi. Il canale web è il più sicuro e garantisce l’anonimato. La reperibilità è pressoché immediata e, consci del business potenziale dei farmaci, i distributori di doping sono abili nel far salire i loro prodotti nei motori di ricerca. Mentre nessuno si sognerebbe di vendere on line cocaina e eroina, gli anabolizzanti, l’eritropoietina e i farmaci del doping genetico vengono venduti alla luce del sole. Basta scrivere “buy” più la parola magica ed ecco comparire una lunga lista di store on line.

Una settimana fa Jeannie Longo, unanimemente considerata la più grande ciclista di tutti i tempi, è stata costretta a rinunciare ai Campionati del mondo su strada perché sugli organi d’informazione d’Oltralpe sono state pubblicate alcune mail con le quali suo marito avrebbe ordinato on line dosi di Epo. Ma, come si è già detto, il professionismo non è che la punta dell’iceberg. Il vero business sono dilettanti e amatori che possono agire in teatri di gara privi di controlli. E poi c’è una grande assente, l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) che dovrebbe garantire una proporzionalità fra i farmaci prodotti e le reali necessità terapeutiche. Tutto ciò che è sovraprodotto è destinato al (proficuo) mercato del doping.

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