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Precariato? “Basta con la logica della sfiga. Serve il conflitto”. E al Gabrio si organizzano

Redazione Quotidiano Piemontese

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Lavoratori del Museo del Cinema, insegnanti, ricercatori, operatori dei call center, operai di Mirafiori, membri del Comitato Emergenza Cultura e dello Sportello per i Migranti. C’erano tutti al centro sociale Gabrio di Torino, per l’inaugurazione del Punto San Precario/Agenzia per il Conflitto. Di sicuro qualcuno avrà visto l’invito su internet: “Sei precario da una vita? Lo sei diventato da poco o presto lo sarai? Allora vieni”. Parole semplici e capaci (oggi molto più che in passato) di applicarsi a una sterminata categoria di persone.

Già, perché, fanno notare gli organizzatori “al giorno d’oggi la condizione precaria si è allargata e riguarda ormai tendenzialmente tutti: non ‘solo’ lavoratori a tempo determinato, collaborazioni varie, false partite Iva, cassintegrati, ma anche i cosiddetti garantiti. I referendum negli stabilimenti Fiat di Pomigliano, Mirafiori, Bertone, la chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese (Fiat) e di Avellino (Irisbus), il caso di Fincantieri, sono i segnali che la precarietà adesso è una minaccia anche per chi fino a qualche tempo fa aveva la sicurezza di un contratto a tempo indeterminato”. In effetti il Punto san Precario raccoglie gente diversa, proveniente da realtà lontane, che fino a qualche anno fa forse neppure avrebbero immaginato di incontrarsi.

Su un punto però sono tutti d’accordo: “La condizione precaria significa ricatto e frammentazione. Vogliamo reagire, uscire dal racconto della precarietà come sfiga, smettere di dipingerci  come vittime impotenti”. E il termine Agenzia per il conflitto la dice lunga sugli obiettivi. Come in ogni progetto appena nato, i contorni sono ancora un po’ incerti, ma già si può intuire qualcosa dei prossimi passi. Nascerà una rete, all’interno della quale condividere esperienze di ‘ordinaria ingiustizia’, raccontare azioni individuali o collettive, costruire rapporti di solidarietà. E naturalmente sperimentare forme di ‘resistenza’, dalle più tradizionali come lo sciopero, fino al “blocco dei flussi (economici, dei trasporti, dell’informazione, etc.)” e alle “campagne-attacco che mirino a screditare l’immagine delle aziende”. Insomma, forme di lotta incisive, estreme, magari discutibili, ma probabilmente dettate dalla disperazione più che dall’ideologia.

All’appuntamento inaugurale hanno partecipato circa cinquanta persone, ma un nuovo incontro è stato fissato per giovedì 24 novembre, sempre al Gabrio (via Revello 5) e, considerando il numero impressionante di ‘devoti’ e ‘proseliti’ che san Precario si è guadagnato negli ultimi anni, c’è da scommettere che il gruppo aumenterà rapidamente.

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