No Tav, arriva il dossier contro le forze dell’ordine. Perino: “Indaghi la magistratura”

Nel giorno in cui tornano in auge le proteste No Tav nei confronti del procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, contestato da una ventina di attivisti a Milano durante un convegno sulla legalità, dalla Val di Susa arriva il dossier “sulla brutalità delle forze dell’ordine” durante la manifestazione del 3 luglio 2011 a Chiomonte. Presentato da Lele Rizzo e Alberto Perino, il documento – corredato da un video confuso, ma che certamente non fa onore alle forze dell’ordine, e da una serie di foto – sarà presentato in tutte le Procure italiane, visti i rapporti non proprio idilliaci tra movimento e magistratura torinese (“Qui non ci danno ascolto”, dicono i No Tav).

LE PAROLE DI PERINO. “Analizzando l’ordinanza di custodia cautelare vediamo che le accuse rivolte ai No Tav partono tutte dopo le 13,30. Dal materiale che abbiamo raccolto però risulta che le forze dell’ordine sono uscite alle 12,30 dall’area archeologica e sono andate a prelevare i dimostranti nel bosco. Quella dei No Tav è stata una reazione a questi gravi fatti, non è vero che poliziotti si sono mossi per contrastare gli attivisti”. Il leader del movimento ha chiesto che i comportamenti descritti nel dossier presentato questa mattina “siano perseguiti con almeno altrettanta fermezza di quella con cui sono stati perseguiti i presunti reati commessi dai No Tav”.

Caselli ha riposto poco dopo: “La magistratura lo ha detto ripetutamente e lo ribadisce: indaga su tutto, comprese le denunce presentate dai No Tav contro le forze dell’ordine”.

LA RISPOSTA DELLA POLIZIA. “Nessuna violenza brutale da parte della polizia e delle forze dell’ordine in Val di Susa, nè oggi nè lo scorso anno”. E’ quanto assicura il Sap, sindacato autonomo polizia, per il quale “le immagini confezionate ad arte dall’ala oltranzista del movimento No Tav e dagli azzeccagarbugli al seguito sono palesemente false e artefatte, montate ad arte per dimostrare una tesi insensata. Per fortuna oggi nessuno si fa più ingannare da questi professionisti del disordine e dai fomentatori di odio, ben noti ai nostri archivi”.