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Bellinzani: voglio essere il primo disabile nel club dei 4 mila

Redazione Quotidiano Piemontese

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Oliviero BellinzaniE non c’è dubbio che il suo sogno possa avverarsi, a giudicare dal curriculum alpinistico, dallo sguardo deciso e dalla grinta con cui ha trascinato il folto pubblico presente, ieri sera, nella Sala degli Stemmi del Centro Incontri del Cai al Monte dei Cappuccini. Oliviero Bellinzani, classe 1956, è stato il primo disabile italiano a raggiungere la vetta del Cervino, un traguardo non facile nemmeno per persone normodotate e molto allenate e questo malgrado si definisca: “un pessimista che crede in se stesso”. Un pessimismo sfociato in una determinazione feroce, che gli ha permesso di raggiungere tre quattromila in un giorno, in compagnia di Mauro Rossi fra cui la prestigiosa Punta Gnifetti a quota 4559.
L’alpinista di Varese sembra quasi essere nato due volte. Una prima in cui si è formato come uno degli sportivi più promettenti delle scuole che frequentava. La seconda volta, nel fiore degli anni, quando il 5 febbraio 1977 in un terribile incidente in moto ha perso la gamba sinistra. Un dramma che però lo ha aiutato a scoprire una parte di sé sconosciuta e ad andare in montagna con più passione di prima. “I limiti non sono fuori, ma dentro di noi, nella nostra mente. Finché un uomo sogna e desidera, può ritenersi vivo” è solito ripetere. Ecco allora che, superato l’inevitabile periodo di sconforto iniziale, riprende a camminare e a salire per i monti del Canton Ticino con più grinta, rabbia e determinazione di prima. Nel 1992 inizia persino ad arrampicare arrivando a fare centinaia di vie alpinistiche di tutto rispetto come il Dente del Gigante, il Pizzo Badile, la Punta Dufour e la piccolissima delle Tre Cime di Lavaredo.

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“Non conta la difficoltà, il grado in più o in meno nell’arrampicata, ma ciò che si prova nel farlo, ciò che si sente dentro – afferma-. Nella mia vita mi sono detto: scala ciò che ti piace, dove riesci e come ti diverti. Ho lasciato a bocca aperta tante persone durante queste salite, ma la cosa importante è che ho dimostrato qualcosa a me stesso, perché se l’ho fatto è perché l’ho voluto fare”. Troppe volte, infatti, a suo avviso la gente rimane prigioniera dei suoi “se” e dei suoi “ma”, quindi non riesce a raggiungere gli obiettivi che potrebbe solo per timor proprio.

Nel corso della bella chiacchierata, fatta sempre in piedi, e organizzata dalla Sottosezione Universitaria del Club Alpino Italiano, Bellinzani non ha risparmiato né aneddoti né informazioni tecniche sul tipo di stampelle utilizzate durante le diverse salite. Ciò nonostante, afferma “siamo noi persone il motore di ciò che ci succede. E’ tutto ciò che ci capita che è accessorio”.

Al traguardo per entrare nel club dei quattromila mancano solo sei cime e considerato che: “ho una grandissima fame di montagne e che per me le difficoltà sono un mezzo, non un fine, penso e spero di riuscire a farcela”.

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