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Torino rinuncia al piano di ristrutturazione della Città della Salute

Redazione Quotidiano Piemontese

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La sanità piemontese risente della crisi economica. Niente più progetti, futuri e futuribili, di ristrutturazione, ampliamento, ulteriore specializzazione perché mancano i soldi. La paventata ipotesi di realizzare la cosiddetta “città della salute e della scienza” con nuove costruzioni, viene meno. Il progetto che, a cavallo tra le giunte Bresso e Cota, voleva restituire alla città torinese maggior dignità in campo medico ospedaliero, ma non solo, deve essere ridimensionato. 148, e non più 199, le strutture complesse, due dipartimenti amministrativi, 14 quelli sanitari al posto dei 28, radioterapie e radiologie sotto un’unica direzione, potenziale mobilità del personale per tamponare carenze in alcuni reparti. Insomma, il maxi ospedale torinese fa i conti con i propri bilanci cercando di restare fedele al proprio livello qualitativo di prestazione. Tra i favorevoli e i contrati al progetto, si dicono soddisfatti i medici e il resto del personale sanitario del S.Anna e Regina Margherita che, nel caso di concretizzazione della modernizzazione della città della salute, avrebbero visto trasformare i due nosocomi infantili in torri sul terreno dell’ex Bacigalupo. Sant’Anna e Regina Margherita restano, quindi dove sono, ristrutturati, ma forse ridotti come numero di posti letto.

La Città della Salute e della Scienza si traduce nella sola costruzione delle due torri, medica e chirurgica, nell’area delle Molinette. A detta di Angelo Del Favero, direttore generale della cittadella, non è una rinuncia ma, più che altro, una questione di riorganizzazione interna, fra dipartimento e collaborazione nella ricerca al fine di creare un rete innovativa in stile campus.

A saltare dai propri posti di lavoro saranno, almeno in un primo momento, le figure professionali dirigenziali. Le tre Radioterapie dovranno contare su un unico direttore, così come le Radiologie. Insomma, in questo periodo si parla di accorpamento per tutto, pure per l’ospedale.

Dell’ipotesi iniziale, solo due torri, ora sopravvivono ai tagli, nell’area delle Molinette, che ospiteranno 800 posti letto, 400 a torre, e saranno collocate, una, quella chirurgica, sopra il centro onco-ematologico subalpino, e l’altra al posto dell’attuale dermatologia. In programmazione tempi e modi, soprattutto riguardo al trasferimento della strauttura dermatologica durante il cantiere.

Facendo i conti della serva, le due torri costeranno 385 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Inoltre, ulteriori 80 milioni dovrebbero essere spesi per la messa a norma del Regina Margherita e del S.Anna. Per il momento, ancora non si sa quale forma di finanziamento verrà attuata per far fronte al progetto che, per quanto ridotto rispetto all’inizio, è impegnativo economicamente. Si suppone la partecipazione di privati ai quali poterbbe esser destinata, in futuro, una parte dei servizi, non sanitari, della cittadella. Il finanziamento diretto, vista la situazione economica generale, è da escludere.

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