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Ambiente

Riaperto il Buco di Viso: dal 1480 ad oggi, la storia di una galleria in paradiso – Fotogallery

Franco Borgogno

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Pochi giorni fa è stato riaperto, dopo un’estate di lavori per il recupero dell’opera, il Buco di Viso, ovvero il primo tunnel realizzato nelle Alpi 534 anni fa, nel 1480 dal Marchese di Saluzzo, Ludovico II, dopo che il Parlamento di Grenoble – ascoltati in segreto vari testimoni – e il Re di Francia, Luigi XI, si furono convinti dell’utilità dell’opera. Quando con picconi e scalpelli – la polvere da sparo all’epoca non era ancora utilizzata nelle miniere – gli uomini scavarono questo tunnel di un centinaio di metri lavorando su due fronti, l’Europa e Cristoforo Colombo non avevano ancora scoperto l’America (avvenne soltanto 12 anni dopo), il genio Leonardo da Vinci aveva da poco ricevuto il primo incarico pubblico, Galileo Galilei – il padre della scienza moderna – non era ancora nato. Ma perché sul finire del Medioevo un piccolo Stato come il Marchesato di Saluzzo aveva pensato un’opera così enorme e innovativa? Per il sale. Il sale, infatti, era fondamentale per la conservazione dei cibi e per arricchire e completare l’alimentazione del bestiame allevato nella zona. Questo bene primario preziosissimo arrivava dalla laguna di Berre, nei presi di Marsiglia: non a caso nel gergo dei contrabbandieri della Valle Po il sale si chiama ‘bera’. Per via fluviale veniva trasportato fino al lago di Savine, attraversando la valle de la Durance. Quindi, attraverso il Queyras, arrivava al Marchesato di Saluzzo.

Il passaggio da qui era insomma strategico per evitare le tasse, i dazi, imposti a nord e sud dal Ducato di Savoia e dal Delfinato. Non solo: c’era anche un questione legata al tempo, in entrambe le sue accezioni. Infatti, il Buco di Viso permetteva di risparmiare da tre giorni a tre settimane nel viaggio da Grenoble a Saluzzo, rispetto al passaggio da Monginevro o Moncenisio. Ma permetteva anche di compiere viaggi – per noi epici, certamente, ma possibili – anche in inverno, con condizioni atmosferiche particolarmente rigide, con neve abbondantissima che rendeva il transito dal Colle impossibile o pericolosissimo.

Queste zone, ricche di percorsi e sentieri che compongono il Gran Tour del Monviso sono molto apprezzate dal turismo naturalistico europeo, più ancora che da quello italiano (purtroppo). Le opportunità di scelta sono moltissime e per tutte le possibilità, ma certamente tutte straordinarie. Una giornata trascorsa sui sentieri che portano ai 2882 metri del ‘Buco’, poco sotto il Colle della Traversette (2950 m) e leggermente a nord del Monviso, è un’esperienza a metà tra l’immersione in un documentario e in un racconto sul Medioevo.

Siamo all’interno dell’area transfrontalieri riconosciuta dall’Unesco quale Riserva della Biosfera, tra Parco del Po cuneese e Parco del Queyras (sul versante francese). Si parte dalle sorgenti del Po a Pian del Re, qualche chilometro oltre Crissolo, e salendo sul sentiero perfettamente mantenuto e segnalato, oltre a panorami sensazionali e selvaggi, si possono ammirare camosci e stambecchi, uccelli di ogni taglia e colore, persino ermellini.

La marcia è lunga (oltre 3 ore per gli escursionisti ‘normali’) e abbastanza impegnativa fisicamente, ma facile per quello che riguarda le difficoltà del percorso. Gli occhi e l’anima si riempiranno di bellezza e la natura vi avvolgerà completamente. Ma sarà impossibile anche frenare lo stupore per quello che l’uomo è stato in grado di realizzare in un’epoca così lontana.

La storia dell’uomo e la natura al massimo splendore: qui le vivete entrambe. Nella gallery fotografica trovate alcuni – pochi – scorci di quello che potrete vedere salendo al Buco e la traversata del tunnel, con l’uscita e il colpo d’occhio sul Queyras.

I lavori, sovrintesi e controllati da esperti di botanica e fauna, sono stati il risultato di un progetto che ha visto collaborare la Regione Piemonte, l’Ente di Gestione delle aree Protette del Po cuneese, il Parc regional du Queyras, la Rserve nationale Ristolas-Mont Viso, i Comuni di Crissolo e Ristolas, i gestori dei rifugi alpini prossimi ai versanti interessati, il Club Alpino Italiano.

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