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Società

C’è un posto anche per me ? L’appello di Natale del Vescovo di Torino Nosiglia

Redazione Quotidiano Piemontese

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unpostopermeIl vescovo di Torino Cesare Nosiglia ha lanciato una campagna intitolata C’è un posto anche per me ? in cui invita tutti ad accogliere per Natale persone che vivono in strada,  anziani e soli, carcerati, stranieri e immigrati

Nella nostra città, come nei piccoli centri delle province, ci sono persone per le quali le feste natalizie portano con sé la tristezza della solitudine, dell’allontanamento, della sofferenza e della povertà. Più di duemila sono i fratelli che vivono in strada, costretti a questo dalla grave crisi che tutti ci circonda.

Molti anziani non potranno nemmeno scambiare una parola durante il pranzo di Natale perché vivono abbandonati nei loro “alloggetti”. I carcerati vedranno Natale attraverso le sbarre delle finestre pensando ai figli e alle famiglie lontane. Tanti stranieri, qui soli, avvertiranno forte lo strappo della distanza. Qualche papà separato sarà lontano dai figli, qualche mamma sola dovrà inventarsi un motivo per giustificare la non presenza di Babbo Natale. E altri esempi si potrebbero fare.

Se ci mettiamo insieme, abbiamo la possibilità di far sentire a casa loro tante di queste persone più fragili. Se duemila anni fa a Betlemme non c’era posto per Gesù, Maria e Giuseppe, oggi a Torino un posto ci può essere. Sono le nostre case, che si aprono per invitare a pranzo una di queste persone, o una piccola famigliola. Ci vuole un po’ di coraggio, ma non è affatto difficile: basta lasciarsi guidare dal cuore. Ecco l’invito che rivolgo a me stesso e a voi cari presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici e  famiglie, uomini e donne di buona volontà.

A Natale o nel tempo natalizio invitiamo a pranzo, una persona sola o in difficoltà o in povertà, per condividere insieme il calore della nostra casa. Nel palazzo dove abitiamo non sarà difficile invitare la persona anziana che vediamo solo di sfuggita, o la famiglia del compagno di classe di nostro figlio, o la persona senza dimora che incontriamo usualmente sulla porta della chiesa o del supermercato e con la quale abbiamo scambiato qualche fugace parola, o la signora straniera che fa le pulizie sulle scale del nostro caseggiato, o …
Magari parliamone con il nostro parroco, con i volontari del territorio, con gli amici. Sarà una ricerca ricca per il nostro cuore.

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