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Il Cie di Torino è passato in gestione a un raggruppamento privato

Redazione Quotidiano Piemontese

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cie-torino-680x364Martedì 10 febbraio l’assessora della Regione Piemonte con delega all’Immigrazione Monica Cerutti insieme al Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano ha visitato il Centro di Identificazione ed Espulsione di Torino.  Il CIE di Torino per la prima volta da quando è stato aperto è in mano ad un ente gestore di carattere privato dato che il 16 gennaio è avvenuto il passaggio dalla Croce Rossa Internazionale al raggruppamento temporaneo di imprese composto da Gepsa e dall’Associazione Culturale Acuarinto.

Alcuni lavoratori impegnati con la vecchia gestione sono stati assorbiti nel nuovo organico del CIE di Torino, attualmente all’interno del centro sono impiegati 15 operatori, un assistente sociale, uno psicologo, sei medici, cinque infermieri e due addetti alla manutenzione. Gli ospiti della struttura sono 21, in prevalenza marocchini, tunisini, algerini e nigeriani. Di questi circa il 50% è richiedente asilo e tutti hanno precedenti penali. La capienza attuale del centro è di 21 posti. La gestione ha comunicato che sono quasi al termine i lavori di ristrutturazione di due aree del centro, quella bianca e quella rossa, ognuna delle quali avrà una capienza di 35 posti.

L’assessora della Regione Piemonte con delega all’Immigrazione Monica Cerutti ha voluto verificare la notizia apparsa su alcuni organi di stampa secondo i quali all’interno del CIE sarebbero stati ospitati presunti Jihadisti:

“I responsabili del centro hanno smentito questa notizia: non è percorribile se non solo dopo una modifica legislativa. Modifica legislativa che invece dovrebbe essere fatta in relazione alla concezione dei permessi di soggiorno. Attualmente il percorso di identificazione in carcere non è ancora avviato e allo stesso tempo un Paese civile non fa scontare una doppia pena a un individuo solo perché cittadino straniero.

Siamo sorpresi di essere annoverati dal capo del Dipartimento dell’Immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, fra le Regioni che non rispettano gli impegni nell’accoglienza dei migranti che giungono sulle nostre coste. Per la verità, non saremmo “fra le Regioni che tirano calci”, come Lombardia e Veneto, a detta del prefetto Morcone, ma comunque saremmo chiamati in causa fra coloro che non danno seguito all’accordo di luglio dell’anno scorso fra Regioni e Comuni, che prevede un’equa distribuzione su tutto il territorio nazionale dei migranti richiedenti asilo.  Con il Presidente Sergio Chiamparino vorremmo comprendere meglio i termini della questione, anche perché come Regione abbiamo invece sempre manifestato disponibilità all’accoglienza.

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