Salone del Libro, Bray: “Non ho ancora accettato, una risposta per il 20 settembre”

“Ho ringraziato per la proposta che mi hanno fatto: abbiamo stabilito un percorso con alcuni impegni che dobbiamo cercare di portare a termine entro settembre. A quel punto si deciderà se sarò il Presidente o meno. Credo che intorno al 20 settembre darò la risposta definitiva”.

Sono le parole dell’ex ministro ai Beni Culturali Massimo Bray, Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e presidente designato del nuovo salone del Libro di Torino, ospite della prima serata del festival di Capalbio Libri.

“La cultura in Italia dovrebbe essere una priorità – ha spiegato Bray – . Il nostro è un Paese che dovrebbe scommettere nell’innovazione tecnologica, ma non siamo capaci di farlo. Un Paese che dovrebbe puntare sul turismo intelligente, che sappia valorizzare un luogo straordinario come questo, ma non siamo in grado di farlo. Pensiamo che la privatizzazione risolvi i nostri problemi. Credo che sia chiaro perché poi la gente non vada più a votare. Credo che le risorse culturali ci siano, ma il Ministero dei Beni Culturali ha un bilancio di poco più di un miliardo e mezzo di euro. Mi piacerebbe un Paese dove ci sia la scelta da parte delle classi dirigenti di credere in un futuro differente, con una maggiore attenzione nella destinazione delle risorse statali, senza sprechi e con maggiore trasparenza”.

Non potendo esprimersi su programma e azioni relative all’eventuale mandato, l’ex ministro ha anticipato al termine della serata la sua posizione in merito al ruolo degli Editori: “Io sarei molto contento se loro fossero presenti, perché il Salone è di tutti coloro che lavorano nella filiera del libro, quindi la loro presenza all’interno della Fondazione sarebbe assai importante”.

“Questo Paese legge pochissimo e fa pochissimo per la lettura – ha concluso dal palco – forse siamo i penultimi in Europa. E anziché di elaborare una strategia per avvicinare le nuove generazioni ai libri si spacca e inventa due “Saloni”. Credo che chi ci guarda da fuori riderebbe amaramente di questa situazione”.

 



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