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Torino, Biennale Tecnologia 2026: un laboratorio a cielo aperto per sciogliere i nodi del futuro

“Soluzioni”, tema di questa quinta edizione, per comprendere come la tecnologia possa essere messa al servizio dell’interesse collettivo

Chiara Scerba

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TORINO – La città si prepara a rinnovare il suo spirito di capitale dell’innovazione, con una vera e propria dichiarazione d’intenti per una città che punta dritta alla candidatura come Capitale della Cultura 2033. È stata infatti presentata stamattina la quinta edizione di Biennale Tecnologia, l’evento tecnologico-culturale che si terrà dal 15 al 19 aprile 2026.

Una “discontinuità” innovativa: cosa cambia quest’anno

L’edizione 2026 segna un punto di rottura netto con il passato, come sottolineato dal curatore Guido Saraco, poiché la Biennale smette di essere un “festival di collezione” e si trasforma in un produttore e propositore di cultura.

La prima grande novità è la durata: cinque giorni (uno in più rispetto al passato) di eventi gratuiti che usciranno dalle aule del Politecnico per permeare l’intero tessuto urbano. La città diventa parte integrante del dispositivo culturale e accoglie eventi, laboratori, conferenze che spazieranno dall’influenza dell’intelligenza artificiale fino alle questioni geopolitiche e il loro legame con la scienza.

Il titolo: “Soluzioni” e la sfida della complessità

Il tema scelto per quest’anno è “Soluzioni”. Una parola potente che il Rettore del Politecnico, Stefano Paolo Corgnati, ha spiegato partendo dalla sua radice latina (solutio), ovvero l’atto di sciogliere. Sciogliere un dubbio filosofico, un problema matematico o una tensione geopolitica.

In un mondo che appare sempre più “buio” e complesso, la tecnologia è chiamata a farsi “luce” interpretativa. E c’è una domanda di fondo che gli organizzatori si son posti e che guiderà gli ospiti dell’evento: “Come può la tecnologia diventare per tutti?”. Nel tentativo di trovare una soluzione anche a questo quesito, l’obiettivo forte è il poter passare dalla concettualizzazione dei problemi all’elaborazione di scenari reali, con la responsabilità etica che ogni soluzione comporta per i cittadini.

I 4 Pilastri e la struttura diffusa

La kermesse si articolerà su quattro direttrici fondamentali:

  1. Talk diffusi: Incontri di alto livello con esperti nazionali e internazionali. Saranno oltre 300 gli ospiti, tra accademici ed esperti provenienti da ogni parte del mondo, che nel corso delle cinque giornate porteranno il loro sguardo sulle soluzioni che la tecnologia offre alla società;

  2. Produzione culturale: Creazione di contenuti originali e nuove visioni.

  3. Eventi per le scuole: Per formare le nuove generazioni all’uso consapevole della tecnica.

  4. Festival diffuso: Dal 17 aprile, un’invasione pacifica di piazze e musei.

Il legame tra tecnologia, istituzioni e società è il cuore pulsante di questa edizione e, come evidenziato dall’assessora alla Transizione Digitale, Chiara Foglietta, la tecnologia deve sostenere i policy maker nelle decisioni pubbliche. Non si parla più solo di macchine, ma di etica, diritti e scienze sociali. E da questa mescolanza di saperi e di competenze, nasce anche la necessità di formare profili che abbiano una conoscenza a tutto tondo delle implicazioni della scienza nel prossimo futuro.

Una città, venti sedi

Sebbene il Politecnico rimanga il “quartier generale”, la Biennale 2026 sarà ovunque in città. Tra le numerose sedi coinvolte spiccano: Gallerie d’Italia (spazio dove fotografia e società si incontrano), il Museo Egizio, le OGR, il Teatro Regio, il Circolo dei lettori, fino al MAUTO e all’Accademia delle Scienze. Un percorso pensato per unire la Torino storica a quella del futuro.

Dall’indagine della Camera di Commercio, che senza remore sostiene il progetto della Biennale, emerge una fame incredibile di profili tecnico-scientifici. Questo evento sarà forse necessario anche a creare un ponte tra formazione e mercato del lavoro che oggi è vitale per il territorio.

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