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Schizza il costo dell’energia, gli imprenditori piemontesi temono la recessione: «Servono interventi strutturali e immediati da parte dell’Europa»

Altrimenti «sarà inevitabile la riduzione dei servizi, l’aumento delle tariffe e, nei casi più critici, la cessazione delle attività» scrivono in una nota

Marco Lovisolo

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PIEMONTE – Forte preoccupazione da parte delle associazioni imprenditoriali piemontesi per le tensioni e speculazioni dovute alla guerra in Medio Oriente. Gli imprenditori – AGCI Piemonte, Ance Piemonte, Casartigiani Piemonte, CNA Piemonte, Confapi Piemonte, Confartigianato Imprese Piemonte, Confcommercio Piemonte, Confcooperative Piemonte, Confesercenti Piemonte, Confindustria Piemonte e Legacoop Piemonte – hanno sottolineato in una nota che lo shock si sta trasferendo anche all’ambito locale.

«Senza interventi strutturali e immediati da parte dell’Europa che affianchino quelli già attuati dal Governo, sarà inevitabile la riduzione dei servizi, l’aumento delle tariffe e, nei casi più critici, la cessazione delle attività. In una fase così delicata come quella che sta attraversando l’economia del Piemonte, l’ipotesi di una austerity o, peggio, di una recessione, causata dalla situazione internazionale, è assolutamente da contrastare» scrivono. Le associazioni chiedono un confronto urgente con le istituzioni territoriali, per intervenire con politiche mirate e sostenere le imprese, soprattutto quelle più piccole. Sono necessari «processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica». Le previsioni sui costi dell’energia schizzano: le bollette elettriche delle imprese del terziario potrebbero infatti aumentare tra l’8,5% e il 13,9%, mentre il gas potrebbe subire aumenti tra il 30% e il 43,5%. La salita dei costi dell’energia potrebbe causare un circolo vizioso: le difficoltà delle famiglie si riverberebbero infatti in una contrazione dei consumi, con gravi ricadute anche sul comparto turistico, proprio in vista della prossima stagione estiva.

«A questo quadro si somma l’aumento vertiginoso dei costi alla pompa dei carburanti che non è più un fattore assorbibile dai margini aziendali» – aggiungono le associazioni – «Un tema che riguarda l’intera economia, poiché il trasporto su gomma muove da solo l’88% delle merci nazionali»

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