LavoroVercelli
In stato di agitazione i dipendenti di TEVA a Santhià contro il piano licenziamenti
La mobilitazione ha coinvolto tutte le sedi italiane della multinazionale: «È inaccettabile la decisione di licenziare il 20% del personale, 93 addetti»
SANTHIÀ – Si è mobilitato nella giornata di ieri, 8 giugno, il personale degli stabilimenti del gruppo TEVA in Italia, presente in Piemonte con la sede di Santhià (VC).
A Rho, Santhià, Caronno e Villanterio i dipendenti della multinazionale farmaceutica del gruppo Sicor sono rimasti sono fermi ieri per tutto il giorno, e a Villanterio lo sciopero continuerà oggi e domani. Questo stabilimento, nel pavese, è infatti a rischio chiusura, mentre il procedimento di licenziamento collettivo deciso dal gruppo israeliano prevede il taglio di 93 addetti, il 20% del totale del personale italiano: tra questi, 23 dello stabilimento di Santhià. «È inaccettabile la decisione di licenziare il 20% del personale, 93 addetti, e chiudere il sito di Villanterio. Sono realtà industriali che godono di un’ottima salute finanziaria e registrano incrementi di fatturato anno dopo anno» il commento arrivato ieri dalle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil.
Dopo lo sciopero, la mobilitazione prosegue con il blocco degli straordinari e delle flessibilità. «Nei prossimi giorni se non verranno registrati cambiamenti da parte della Direzione Aziendale di TEVA saranno programmate nuove giornate di sciopero» così ancora Filctem, Femca, Uiltec.
A Santhià, a margine del presidio in piazza Roma, una delegazione dei lavoratori e dei sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil è stata ricevuta in Comune dal vicesindaco Mattia Beccaro, alla presenza dell’assessore al Bilancio Agatino Manuella e la consigliera regionale Simona Paonessa, del Pd. Il vicesindaco si è detto preoccupato dalla situazione e ha detto che il Comune chiederà un incontro all’azienda. «Auspichiamo che anche le Istituzioni interessate si attivino nel più breve tempo possibile per impedire che ci siano licenziamenti e chiusure di siti industriali» avevano chiesto i sindacati.
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