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Gianni Fontana e Il libraio di via Po giocano e indagano con le parole
L’intervista con Gianni Fontana
TORINO – Paolo Alibrandi è un libraio vecchio stile, gestiste una libreria in via Po con l’aiuto della precisissima Silvana e di un giovane apprendista e soprattutto gioca con le parole. Si trova così ad indagare, con l’aiuto di un fidato manipolo di amici fuori dal tempo come lui, su piccoli misteri, gialli irrisolti. Ma, possiamo dirlo, come indaga lui non indaga nessuno.
E’ questa la base de Il libraio di via Po, affascinante volumetto scritto da Gianni Fontana per Neos Edizioni. Ma perchè ho scritto che Alibrandi gioca e indaga con le parole?
Perchè quello è il metodo che usa il nostro libraio. Ascolta la storia che gli viene raccontata (con i modi e tempi che decide lui) e accetta solo storie che abbiano a che fare con una frase, una scritta, un gruppo di parole. Poi, ragionando con i suoi amici, arriva all’unica soluzione possibile, che ovviamente era sfuggita a tutti, anche per anni.
Così passiamo da probabili omicidi a misteriose telefonate, da frasi dette in punto di morte a cadaveri scambiati per colpa di una parola, da vecchi comunisti ad amori dimenticati.
L’intervista con Gianni Fontana
Paolo Alibrandi è un personaggio davvero particolare. Vive di parole e ragionamenti, ha un suo rigido codice di sopravvivenza e indaga ragionando. Come è nato questo personaggio?
Il personaggio nasce ad inizio secolo quando iniziano a sgretolarsi quelle che un tempo erano definite delle pietre. Alleggerite dal loro valore, le parole diventano melassa a conferma della celebre frase di Nanni Moretti: «Le parole sono importanti. Chi parla male, pensa male e vive male».
È stato a quel punto che Paolo Alibrandi trasforma la sua storica libreria di via Po in una roccaforte da cui partire per compiere incursioni corsare nei discorsi degli altri.
Storia dopo storia, quello che era il primo abbozzo di un uomo abitudinario dal carattere ruvido, si è arricchito di altri aspetti quali la sobrietà del vivere, il rispetto della parola data, il piacere per i cibi semplici, la pigrizia negli sposamenti, l’umorismo allusivo e infine l’arguzia chirurgica quella che gli consente di sezionare frasi o parole fino a farle diventare decifrabili.
Il suo rapporto più stretto è quello con le parole. Qual è il suo metodo di deduzione?
Direi la caparbietà con cui s’immerge nelle vicende e l’attenzione per le sfumature. Dapprima si confronta con coloro che gli vivono intorno e soltanto in un secondo momento si concentra su ciò che è sfuggente poiché il significato delle parole o di certe frasi trova soluzione nel contesto in cui nasce. Si parte dalle classiche domande: “chi, che cosa, dove, quando e perché” per sfrondare il superfluo e arrivare al nocciolo della questione.
Così quello che abbiamo di fronte è un libro che raccoglie piccoli e grandi misteri, ma è decisamente un giallo atipico, che lascia la sensazione di trovarsi fuori dal tempo. Alibrandi potrebbe vivere in qualunque epoca?
Direi di sì, quasi come i libri che stanno impilati nei vecchi scaffali della libreria di via Po. Proprio come coloro che inseguono la verità, Paolo Alibrandi non appartiene a un tempo preciso perché si muove dentro le vite degli altri focalizzando ciò che i protagonisti non vedono. E continua a farlo, storia dopo storia, perché soltanto la continua ricerca lo fa sentire vivo perché «…gli unici viaggi che valgono veramente la pena, sono quelli nelle storie degli uomini» dice Alibrandi alla figlia Martina per giustificare le proprie inquietudini.
Con lui ci sono un ristretto gruppo di amici e affetti che condividono (o sopportano) le sue particolarità. Ci racconti i principali personaggi?
Se pur refrattario a legami affettivi, Alibrandi ha trovato in Nora una seconda possibilità sentimentale e una complicità di intenti. I suoi compagni di gioco, come li definisce Silvana la pragmatica socia che manda avanti la libreria e sopporta le piccole manie del libraio, sono due giornalisti silurati a inizio carriera per aver rifiutato di piegare la schiena. Mauro Ponderato, di nome ma non di fatto, aprirà il circolo privato La Ciabra “spignattando” piatti della tradizione piemontese mentre Achille Tabasso tornerà a dirigere una piccola casa editrice sperando di scoprire “la penna del secolo”. Il terzo compagno di giochi è un peruviano atipico sia per fattezze sia per vissuto. Raphael Jorio ha una laurea in fisica ed è diventato un apolide poiché il destino e la burocrazia gli hanno impedito di avere una cittadinanza.
In un periodo di grande successo delle serie tv “Il libraio di via Po” sembra pronto per una miniserie di successo. Credo che Alibrandi non apprezzerebbe ma se prometto di non dirgli nulla mi sveli quale attore ti piacerebbe interpretasse il suo ruolo?
È sempre difficile dare un volto a un personaggio appena abbozzato a vantaggio della fantasia dei lettori. Ma se proprio devo, penso che Fabrizio Bentivoglio potrebbe reggere bene la parte.
Del resto è probabile che Alibrandi non apprezzerebbe nemmeno la copertina del libro, realizzata da Giovanna Binello con il supporto dell’AI. A me invece piace molto e restituisce quel senso di “fuori dal tempo” di cui parlavamo prima. Ma le librerie indipendenti, sono davvero luoghi senza tempo?
Al culmine di una schermaglia gestionale, Alibrandi ribatte replica a Silvana: «Quando non ci sarò più, lascerò la libreria nelle tue abili mani. Allora da gastronomia del libro, potrai trasformarla in un bel frenetico supermercato di carta stampata».
Penso che la scelta dei testi e il rispetto del lettore siano i giusti ingredienti per trasformare una libreria in un luogo “atemporale”. D’altronde non è forse vero che il tempo tenda all’infinito quando ci si immerge nella lettura di un buon libro?
Per questo motivo il libraio di via Po sarà sempre lì ad aspettarvi davanti ad un caffè come suggerisce l’ottima copertina di Giovanna Binello.
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